A Venezia è arrivato il ciclone Clooney
di redazione sorrisidi Alberto Anile

George Clooney e Elisabetta Canalis (foto Kikapress)
Venezia è abituata a George Clooney, e viceversa. Questo è il terzo anno consecutivo che l’attore presenta un film al Festival del Cinema, senza contare le sue presenze precedenti (come «Out of Sight», annata ‘98). E ogni anno nel salone del Casinò che ospita la conferenza stampa gli si fa la solita fatidica domanda: quand’è che si sposa?, alla quale Clooney ha dà sempre la stessa risposta: che strana domanda, non me l’aveva mai posta nessuno, vi annuncio che le mie nozze sono fissate per domani…
Oggi il copione è stato completamente cambiato. Si è cominciato chiedendogli del film, «The Men Who Stare at Goats», e si è andati a parare sul suo privato. Quand’è che si sposa, magari con la bella ragazza (leggi: Elisabetta Canalis) con cui è arrivato a Venezia? Che, strana domanda, ha risposto lui, non me l’aveva mai posta nessuno, vi annuncio che le mie nozze con Grant sono fissate per domani.
Grant Heslow è il regista, un uomo. Ma è appunto su questo che si sono scatenati due colleghi dichiaratamente gay: uno ha chiesto a Clooney di fare finalmente outing, un altro gli si è offerto e, strappandosi di dosso camicia e pantaloni, è rimasto in mutande e cravatta (la security lo ha aiutato nello spogliarello togliendogli all’istante il badge con l’accredito che teneva appeso al collo). Clooney ha tentato di ribattere con qualche nuova battuta (bella cravatta…, qui sotto c’è una piccola autombulanza che l’aspetta…) ma in effetti non si è più riavuto dalla sorpresa. Ha risposto alle ultime domande, ha stretto mani e firmato autografi fino all’imbarco del motoscafo, e poi, invece di raggiungere Ewan MacGregor e il regista al pranzo organizzato all’Excelsior, ha fatto fare marcia indietro al natante e si è fatto riportare a Venezia al Cipriani: la Canalis, sbarcata ieri sera con lui, ne sarà stata felice. Stasera, al tappeto rosso, ci sarà forse anche lei. Ne riparleremo.
Il film «The Men Who Stare At Goats» rischia così di passare inosservato proprio a causa del clamore mondano del suo interprete. E sarebbe ingiusto, perché si tratta di una delle cose migliori passate finora al festival. Basato sul libro autobiografico di Jon Ronson, il film racconta di una sezione clandestina dell’esercito americano dedita al paranormale: un soggetto inverosimile ma – giurano gli autori – storicamente autentico. La pellicola comincia come un film dei fratelli Coen, con il reporter Ewan McGregor che va in esilio amoroso in Iraq per imbattersi sgomento in George Clooney, ex membro del New Earth Army, un buffo plotone pseudo hippie che negli anni Ottanta passava il tempo a piegare cucchiai col pensiero o a indovinare immagini chiuse in un cassetto. L’assurdità della situazione è sottolineata dalla verità del contesto (il conflitto iracheno mai davvero finito) e dal racconto in flashback della nascita e della chiusura del New Earth Army, a cui partecipano altri due grossi nomi del cast, Jeff Bridges e Kevin Spacey. Il bello è che, insieme al livello delle assurdità, aumenta anche quello della nostra empatia per i personaggi: finché, nell’ultimo fotogramma del film, siamo totalmente dalla parte di chi è convinto di avere superpoteri, e, ancora di più che c’è sempre bisogno di un cavaliere jedi, oggi più che mai.
Il film uscirà il 4 dicembre, con un titolo italiano ancora non deciso ma che potrebbe essere «Capre di guerra». Non mancatelo.
Voto a «The Men Who Stare At Goats»: 8
Poche righe su due film che ne meriterebbero molte di più (speriamo di averle a disposizioni sulle pagine di «Sorrisi»).
«Lo spazio bianco», che Francesca Comencini ha tratto dal libro di Valeria Parrella, segue l’attesa di Margherita Buy, madre di una bimba prematura, imprigionata per mesi in un’incubatrice con la prospettiva di uscirne viva o morta: un argomento straziante che la Comencini risolve con felicità di narrazione, di volti e sguardi, musica (da Nina Simona a Cat Power) e perfino umorismo.
«Brooklyn’s Finest» intreccia le storie di tre poliziotti borderline: un infiltrato (Wesley Snipes), un agente prossimo alla pensione (Richard Gere), un poliziotto omicida a caccia di soldi per la famiglia (Ethan Hawke). Antoine Fuqua dirige sontuosamente un drammone sanguinolento, affascinato dall’ambiguità del potere (che si tratti di polizia o dei gangster è quasi lo stesso): ben fatto ma non per tutti i palati.
Voto a «Lo spazio bianco»: 7 e 1/2
Voto a «Brooklyn’s Finest»: 7 e 1/2






