Venezia: Scamarcio fa le boccacce e Fatih apre un ristorante
di redazione sorrisi

Il cast di «La Doppia ora»
di Alberto Anile
Nè un trionfo nè una debacle. A fronte della perplessità dei critici, il pubblico ha comunque applaudito ieri sera «Il Grande Sogno» di Michele Placido alla proiezione ufficiale in Sala Grande. Subito dopo, protagonisti e amici si sono ritrovati alla cena di gala sull’isola di San Servolo. Qualche volto teso, a cominciare da Riccardo Scamarcio, arrivato imbronciato senza Valeria Golino. Per fortuna mezz’ora dopo aveva riacquistato il sorriso con Jasmine Trinca, elegantissima, alla quale si è divertito a fare le boccacce. Il terzo lato del triangolo, Luca Argentero, è invece rimasto a Roma a girare il film con Julia Roberts. Alla cena c’erano fra gli altri Luca Barbareschi, Serena Autieri e Mario Capanna, leader storico del movimento studentesco. Il centro tavola era costituito da libri sul ’68 e dintorni, originale (e utile) cadeau per gli ospiti. Dopo cena, sold out per la festa del mensile «Ciak», allo Spazio Lancia sulla terrazza dell’Excelsior, affollata dentro (dagli invitati) e fuori (da chi voleva entrare): ritmi da ballo con bassi spaccatimpani fino a notte inoltrata, per giovanissimi e discoteca addicted.
Gli applausi più forti li ha riscossi oggi «Soul Kitchen», spassosa commedia sulle traversie di un ristorante di Amburgo gestito da un greco-tedesco e dalla sua scalcagnata compagnia: un fratello galeotto, una cameriera dal nome italiano, uno chef lanciatore di coltelli e un chitarrista con banda rock al seguito. A dispetto dalle premesse non si tratta del solito elogio del buon mangiare – oggi così tanto di moda – ma di una commedia picaresca e multietnica, con i poveri che una volta tanto trionfano su pirati del mercato immobiliare ed evasori fiscali. Tanta
musica e molte risate: non è il tipico film da festival, ma vendica in un’ora e mezzo molta della noia che film più ambiziosi e meno coraggiosi ci hanno fatto patire. Il regista è Fatih Akin, quello di «La sposa turca».
Oggi si è completato il poker di film italiani in corcorso: «La doppia ora» dell’esordiente Giuseppe Capotondi racconta un vedovo (Filippo Timi) che rimane vittima con una cameriera (Ksenia Rappoport) di una rapina, un
atto di violenza che nasconde molteplici verità. Girato con stile sorvegliatissimo, il film vorrebbe essere un dramma esistenziale d’autore innestato su una struttura da thriller con parentesi paranormale; poteva uscirne un pasticcio, ma il risultato non va comunque al di là di un fumetto splendidamente impaginato. Critica divisa, vedremo cosa dirà il pubblico.
Voto a «Soul Kitchen»: 7 e 1/2
Voto a «La doppia ora»: 6+
E infine un paio di notizie, che ci vengono direttamente da due protagonisti del poliziesco «Brooklyn’s Finest», incontrati separatamente nei giorni scorsi: Wesley Snipes ha rivelato che sarà presto James Brown in una cinebiografia diretta dal vecchio amico Spike Lee. Ethan Hawke ha invece annunciato un probabilissimo seguito alla doppietta romantica «Prima dell’alba» e «Prima del tramonto». «Sarebbe strano se non lo facessimo», ci ha detto, «il problema è che stavolta l’attesa è tanta, bisogna trovare il soggetto giusto. Ma diciamo che almeno un paio di idee ci sono».
Venezia, 10 settembre 2009






