Venezia: Anche la Tv sarà in 3D, parola di Joe Dante
di redazione sorrisidi Alberto Anile
La 66ª Mostra del Cinema di Venezia sta per concludersi. Gli ultimi arrivi eccellenti sono lo stilista Tom Ford, regista esordiente, e il divo Sylvester Stallone, che verrà premiato alla carriera. «A Single Man» di Tom Ford, ancora senza distribuzione italiana, è un debutto all’insegna del romanticismo e dell’eleganza, che guarda a Wong Kar Wai e Douglas Sirk. Il plot è tolto dal romanzo di Christopher Isherwood: l’ultima giornata di un professore omosessuale, che si strugge al ricordo del compagno morto in un incidente stradale. Sulla pellicola pende un vizio di maniera ma se il regista non si chiamasse Tom Ford ci si baderebbe di meno. D’altra parte l’interpretazione misuratissima di Colin Firth (sarebbe una bella Coppa Volpi) aggiunge cuore a un esordio più che notevole.
Voto a «A Single Man»: 7 e 1/2
C’era una discreta attesa per «Mr. Nobody» di Jaco Van Dormael: dopo gli acclamati «Toto le heros» e «L’ottavo giorno», il regista belga non faceva film da 13 anni. Qui, poi, il ruolo di protagonista è ricoperto da Jared Leto, idolo dei giovanissimi (e soprattutto delle giovanissime) in quanto leader della rock band «30 seconds to Mars». L’obiettivo era però molto, troppo, alto: raccontare il dolore e il dubbio insito in ogni esistenza attraverso le tre possibili esistenze di un uomo, aggiungendone una onirica, incastrandoci dentro un’odissea nello spazio raccontata in un romanzo, e racchiudendo il tutto in una cornice ambientata nel 2092. «Nei film francesi non succede mai nulla», dice in una scena il protagonista; qui invece succede troppo, e senza che questo, malgrado l’aggiunta di teorie scientifiche sul tempo e l’uso continuo di effetti speciali, porti davvero significato. Il piccolo «Sliding Doors», qualche anno fa, riusciva a dire sul tema molto di più.
Voto a «Mr. Nobody»: 6 e 1/2
«Tris di donne & abiti nuziali» di Vincenzo Terracciano era invece il secondo film veneziano interpretato da Sergio Castellitto dopo l’esile «Questione di punti di vista». L’attore romano si diverte nei panni di un imbroglioncello napoletano, la cui febbre per il gioco getta nella disperazione tutta la famiglia (la moglie tedesca è la Martina Gedeck di «Le vite degli altri»). L’avvio e il titolo sono da commedia ma poi il registro cambia: un colpo basso allo spettatore e anche al film, che alla fine sembra voler dire tanto senza le parole e il tono adeguati.
Voto a «Tris di donne & abiti nuziali»: 6 e 1/2
E poi arrivò il futuro, o quello presunto tale. Questa mattina, probabilmente per la prima volta nella storia della Mostra del Cinema, gli spettatori della Sala Grande si sono visti consegnare un paio di occhiali per il 3D. Si proiettava, fuori concorso, «The Hole» di Joe Dante, film di paura per ragazzini su un misterioso pozzo in contatto con le paure più profonde, trovato nella classica cantina del villino in cui la famigliola è andata a traslocare. Intrattenimento standard, vietato ai maggiorenni, con recuperi da Stephen King, dall’espressionismo tedesco e dai «Gremlins» (il regista era sempre Dante), mentre la partecipazione di Bruce Dern, protagonista dell’ultimo film di Hitchcock, assicura la staffetta con il mago del brivido. Il 3D, lo ammette lo stesso Joe Dante, non è essenziale alla pellicola: gli effetti che si scatenano nel finale rimarrebbero speciali anche in due dimensioni. «Ma il mio è in fondo un piccolo film», ci ha detto qualche giorno fa svicolando per qualche ora dal suo lavoro di giurato. «L’ho girato in cinque sole location, e la terza dimensione può essere utile per evitare la claustrofobia». Cultore coraggioso di un orrore che viene dalle allusioni anziché dagli squartamenti, Joe Dante cita generosamente i suoi maestri italiani. «Sono cresciuto con i film di Mario Bava, come Tarantino. E con quelli di Fulci, Margheriti, Soavi. “La maschera del demonio” di Bava, il primo horror italiano, ha creato un intero genere ed è stato imitato un’infinità di volte». Al 3D profetizza un grande sviluppo «ma solo a patto che gli esercenti lo sappiano gestire: perché piaccia alla gente bisogna che sia ben proiettato, con molta luce sullo schermo e le lenti del proiettore pulite. Ci sarà sempre qualcuno a cui non piacerà, perché trova scomodi gli occhiali o ha disturbi alla vista che non gli consentono di godersi lo spettacolo. Ma se tutto andrà bene le sale si moltiplicheranno, e presto, ancora più che al cinema, esploderà sul piccolo schermo». La televisione in 3D? «Potrebbe arrivare tra cinque o dieci anni. In Giappone mandano in onda già un’ora di programmi in 3D, e questo ha dato impulso all’acquisto di nuovi apparecchi, attrezzati per il tipo di trasmissione. Certo, rimane il problema dei vecchi programmi; ma anche se riuscissero a riconvertirli in 3D, le immagini nelle due tradizionali dimensioni rimarranno sempre visibili, magari su qualche canale dedicato». Vedremo. Intanto gli chiediamo del suo lavoro di giurato. «Naturalmente non mi è consentito anticipare nulla, ma posso dire che finora ci sono piaciuti tutti i film e che quindi fare una scelta sarà difficile». La riserva sarà sciolta domani sera, in diretta Tv digitale su Rai4. I titoli che girano per ora sono «Lourdes», «Life during wartime», «Lebanon» e la Buy attrice di «Lo spazio bianco».
Voto a «The Hole»: 6 e 1/2
Venezia, 11 settembre 2009






