SANREMO 2010: i cantanti della sezione Nuova Generazione

di redazione sorrisi
Broken Heart College

Broken Heart College

BROKEN HEART COLLEGE – Mesi

Entrambi amano la musica americana pop-punk-rock e lo stile college statunitense: Nicolò Arquilla (Roma, 23/4/1987, Toro; a sinistra) e Michele Longobardi (Taranto, 8/4/1988, Ariete) si sono incontrati sei anni fa e hanno deciso di formare una band. «Il nostro nome non ha un significato particolare» spiega Nicolò «semplicemente ci piace come suona».

Lo scorso anno la loro «Na na na», sigla di Rtl on tour, su Mtv è diventata un tormentone. All’Ariston portano «Mesi»: «Una filastrocca semplice» spiega Michele «che rimane subito in testa e che fa sorridere e ballare». In questi giorni esce il loro album «Class of 2010».

Nicolas Bonazzi

Nicolas Bonazzi

NICOLAS BONAZZI – Dirsi che è normale

«Arrivare a Sanremo? È stato come comprare il biglietto della Lotteria e vincere il 1° premio!». Così Nicolas Bonazzi (Bologna, 20/2/1982, Pesci) commenta la sua partecipazione. Autodidatta, laureato in Scienza della comunicazione, cuoco nel piccolo albergo della sua famiglia, senza casa discografica, Nicolas ha semplicemente spedito la sua canzone «Dirsi che è normale». Ed è stato scelto. «È una ballata pop nata una sera a New York con la mia chitarra». Il brano è già entrato nel Music Control, la classifica dei singoli elaborata dalla Nielsen contando i passaggi radiofonici. Il video della canzone è il più visto sul sito sanremo.rai.it.

Jessica Brando

Jessica Brando

JESSICA BRANDO – Dove non ci sono ore

A cinque anni cantava «solo per divertimento» le canzoni rese immortali da Frank Sinatra ed Ella Fitzgerald. A 9 si è iscritta all’Accademia di danza di Kledi, il ballerino e coreografo lanciato da Maria De Filippi. A 13 si è esibita davanti al Papa. E ora che ne ha 15 debutta a Sanremo.

Jessica Brando (vero nome Jessica Vitelli; Grosseto, 6/12/1994, Sagittario) raccoglie grandi consensi ma resta con i piedi per terra: «Non mi sento nemmeno normale. Direi banale. O sto zitta o parlo a raffica. Il pezzo? Parlo dell’amore a distanza».

Mattia De Luca

Mattia De Luca

MATTIA DE LUCA – Non parlare più

«Ho sempre seguito il Festival di Sanremo» dice Mattia De Luca (Roma, 7/5/1985, Toro), in gara con «Non parlare più». «Nel 2004 sono andato a Boston, negli Stati Uniti, e mi sono laureato al Berklee College of Music». Tornato in Italia, Mattia conosce Phil Palmer, chitarrista di fama mondiale, e collabora con lui.

«Il brano del Festival è nato in 15 minuti un anno fa, con il titolo “Change”: mi esprimo meglio in inglese. L’adattamento italiano è di Tricarico». Il 19 febbraio esce il suo album «Dreamers».

La fame di Camilla

La fame di Camilla

LA FAME DI CAMILLA – Buio e luce

«Ci siamo conosciuti tre anni fa a Bari in un negozio di strumenti musicali». I quattro de «La fame di Camilla», Dino Rubini (Terlizzi, BA, 13/6/’79, Gemelli), Ermal Meta (Fier, Albania, 20/4/’81, Ariete), Lele Diana (Bari, 24/12/’79, Capricorno) e Giovanni Colatorti (Bari, 19/8/’81, Leone) spiegano così il loro nome: «Parte dal concetto filosofico di Feuerbach secondo cui l’uomo è ciò che mangia. Ecco, per noi la musica è nutrimento dell’anima, anzi medicina. Così nel nostro nome è compresa la parola “medicami” nel senso di guariscimi». Al Mei 2009 sono stati premiati come rivelazione Indie Pop.

Luca Marino

Luca Marino

LUCA MARINO – Non mi dai pace

Ha cucito ciabatte nella bottega artigiana di famiglia, ha provato a fare il fumettista e per campare suona la batteria in una orchestra di liscio nelle balere. Nelle sue canzoni il tema dominante è l’amore, la sua musa è la fidanzata Federica: Luca Marino (Busto Arsizio, VA, 29/8/’81, Vergine) propone sul palco dell’Ariston la sua canzone «Non mi dai pace». «È un brano che ho scritto a ottobre, un periodo intenso dal punto di vista sentimentale e di vita. È una canzone melodica che parla dell’amore, un sentimento del quale non si può fare a meno». Il suo primo album si intitola «Con la giacca di mio padre».

Jacopo Ratini

Jacopo Ratini

JACOPO RATINI – Su questa panchina

Vincitore di SanremoLab, Jacopo Ratini (Roma, 17/5/1982, Toro) si è aggiudicato la scorsa estate anche il Premio Lunezia come miglior artista emergente. Si è laureato a 25 anni in Psicologia del lavoro e si occupa di selezione e formazione del personale.

«Lavoro in giacca e cravatta» spiega Jacopo «e dentro di me convivono l’anima poetica dell’artista e quella pragmatica dello psicologo. Ma la mia passione è la musica». Al Festival propone «Su questa panchina»: «Una filastrocca d’amore, per dire: amiamoci senza troppa paura».

Romeus

Romeus

ROMEUS – Come l’autunno

Ha scelto di chiamarsi Romeus dopo aver visto «Romeo+Giulietta» del suo regista-mito Baz Luhrmann. Nel film Romeo è interpretato da Leonardo Di Caprio. «È un nome romantico come le mie canzoni, che sono l’unico canale di comunicazione causa la mia timidezza». Al Festival Carmine Tundo (Galatina, LE, 26/12/1987, Capricorno) arriva dopo aver vinto SanremoLab e con un pezzo scritto con Tricarico. In uscita il suo album d’esordio «Romeus» prodotto dalla Sugar di Caterina Caselli e da Corrado Rustici, storico music-maker determinante per la consacrazione di Zucchero.

Tony Maiello

Tony Maiello

TONY MAIELLO – Il linguaggio della resa

Lavorare con Mara Maionchi? Ti dice le cose pane al pane e vino al vino. Ma ti fa crescere tanto». Tony Maiello (Castellammare di Stabia, NA, 15/3/’89, Pesci) è la scommessa musicale della protagonista di «X Factor» che proprio durante la prima edizione del programma l’ha notato.
«A Sanremo arrivo con un pezzo pop che racconta la fine di un amore, quando ci si arrende e il silenzio dice tante cose. Un pezzo autobiografico». Dopo il Festival uscirà anche l’album «Il linguaggio della resa»: «Conterrà cinque pezzi già pubblicati e cinque inediti, tra cui un duetto in inglese con una ragazza conosciuta su Facebook».

Nina Zilli

Nina Zilli

NINA ZILLI – L’uomo che amava le donne

Autoironia e passione viscerale per la black music, nutrita a colpi di Motown Sound e Nina Simone, da cui ha preso il nome d’arte. «Il cognome è quello di mia madre».

Nina Zilli all’anagrafe è Maria Chiara Fraschetta (Piacenza, 2/2/’83, Acquario) e si presenta con un brano che cita il film di François Truffaut «L’uomo che amava le donne»: «In pratica, quel genere di maschi sciupafemmine che ti fanno sentire al primo posto e dopo 5 minuti non ci sei già più…».

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