La città dei fiori, delle regine e delle badanti

di Alfonso Signorini

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Care lettrici e cari lettori, vi scrivo mentre il Festival di Sanremo non è ancora finito. Non so chi sarà il vincitore. Ma non è del vincitore che vi voglio parlare. Mi piacerebbe analizzare con voi il segreto dell’incredibile successo che ha accompagnato questa manifestazione. Nessuno se lo aspettava. Al punto che artisti come Raoul Bova, Ezio Greggio, Tiziano Ferro l’hanno disertato. Chissà se ora si mangeranno le dita… Ascolti record, dunque. Perché? Innanzitutto per la mancanza di una seria controprogrammazione. O Sanremo o ancora Sanremo: gli altri canali, non so per quale ragione, non hanno voluto ostacolare minimamente l’ascesa di questo Festival. E poi il clima di familiarità dato dalla padrona di casa. Vi ricordate quando qualche settimana fa avevo detto che Antonella Clerici avrebbe saputo creare quel clima di festa, di sagra paesana che tanto amiamo vedere a Sanremo? Ecco, direi che ci è perfettamente riuscita. Antonella con il suo incespicare sui tacchi, con gli abiti un po’ kitsch della festa, con le sue improbabili gaffe è tutti noi. Antonella che chiede alla regina di Giordania come cucina i biscotti o a Jennifer Lopez come mantiene il suo mitico fondoschiena si fa interprete della curiosità morbosa delle casalinghe italiane e delle badanti ucraine. È, insomma, universale. Mi verrebbe da dire che in un Festival di questo tipo la canzone che meglio si adatta a esserne bandiera e manifesto è proprio il contestatissimo brano di Pupo, Emanuele Filiberto e Luca Canonici: patria, pizza, e Nazionale di calcio. Con do di petto finale.
Ma il vincitore non è stato ancora proclamato… Alla prossima!

as@sorrisi.com