Tom Hanks e Steven Spielberg presentano una nuova miniserie sulla Seconda Guerra Mondiale
di redazione sorrisi
Steven Spielberg e Tom Hanks (foto Kikapress)
Dopo il film «Salvate il soldato Ryan» e la fiction «Band of Brothers», la premiata ditta Steven Spielberg-Tom Hanks vara un altro progetto sulla Seconda Guerra Mondiale. E sposta l’attenzione sul versante orientale, un capitolo meno noto che iniziò con il bombardamento di Pearl Harbor. Si intitola «The Pacific» ed è una miniserie in dieci puntate prodotta da HBO e da Dreamworks. In Italia arriverà il 9 maggio in prima serata su Sky 1.
«Dopo l’uscita di “Band of Brothers” – aveva raccontato qualche tempo fa Steven Spielberg – ricevemmo tantissime lettere da parte di veterani del fronte orientale della guerra». Per portare il progetto a termine ci sono voluti sette anni: «Era il 2003 quando Tom Hanks e Steven Spielberg mi chiamarono per fare qualcosa sulla guerra del Pacifico dopo Pearl Harbour» racconta Bruce McKenna, sceneggiatore della serie precedentemente coinvolto in «Band of Brothers». «Doveva essere un progetto più ampio, che raccontasse tutta quella parte della guerra, ma anche più intimo, capace di scandagliare nell’animo dei soldati. Così mi sono messo al lavoro e ho scoperto Eugene».
L’Eugene di cui parla è Eugene B. Sledge, uno degli eroi di quel fronte della guerra, autore di «With the Old Breed», uno dei due libri da cui la serie tv è tratta. L’altro è «Helmet for My Pillow» di Robert Leckie. La serie, girata in Australia nel corso del 2007, segue la storia dei due soldati-scrittori, interpretati da Joe Mazzello e James Badge Dale, e di John Basilone, eroe del fronte orientale, decimo figlio di una famiglia di immigrati italiani.
«In tantissime città americane ci sono vie intitolate a Basilone» racconta il suo interprete Jon Seda. «Nella sua città natale, in New Jersey, c’è una statua che lo immortala in un gesto eroico. Il mio compito è stato quello di non renderlo un Rambo, un supereroe, ma di dipingerlo come il soldato coraggioso che era. Per farlo ho dovuto scavare nella sua umanità».
«Quello che volevamo raccontare era quella parte di storia» spiegano Tom Hanks e Steven Spielberg «ma anche l’esperienza individuale di una guerra che ha cambiato per sempre questi giovanissimi ragazzi. Qualche volta non avevano nemmeno 18 anni, alcuni ne avevano 16, erano dei bambini. Partivano pieni di entusiasmo perché non sapevano a cosa andavano incontro, poi la guerra li cambiava ed il silenzio prendeva il posto dell’ardore giovanile».






