I miei sabati sera con Raimondo e… Jane

di Alfonso Signorini

Care lettrici, cari lettori, i sabati sera per me ragazzino erano i varietà di Sandra e Raimondo come «Tante scuse» e «Noi… no!». Ogni volta un finale diverso. Tarzan che fa schiantare Jane sulla liana, il naufrago sulla zattera che butta la vecchia compagna tra gli squali, il cavaliere romantico che corre verso l’amata per finire tra le braccia di un’altra. Sandra e Raimondo, in altre parole, per me e per tanti di noi sono stati compagni di viaggio. Quando per la prima volta me li sono trovati davanti nelle vesti di giornalista, mi sono sentito in soggezione. Non mi sembrava vero di avere davanti due miti che guardavo da un piccolo schermo in bianco e nero nel salotto buono di casa. E ho mantenuto lo stesso atteggiamento reverenziale fino a oggi. Soprattutto con Raimondo. L’ultima volta che l’ho incontrato è stato in un corridoio di Mediaset. Mi lamentavo con lui per il mal di schiena. «Beh, ne saprai qualcosa» gli ho detto. «Alla tua età…». E lui, con quel suo inconfondibile sorriso: «Ma male alla bocca a te mai, eh…?». Era un uomo di grazia e di indefinibile malinconia. Il mio pensiero in questo momento va alla mia amica Sandra. La vita per lei, già dura, da oggi si farà durissima. Ma, e sono sicuro di interpretare il pensiero di tutti voi, vorrei incoraggiarla a scaldarsi nel ricordo di un uomo che ha saputo donare al Paese momenti di intelligenza e di levità assolute. E che ha donato a lei un amore e una devozione incondizionati.
Sandra e Raimondo: sono questi gli italiani che ci piacciono. Alla prossima!

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