Scherziamo coi fanti ma lasciamo stare i santi
di Alfonso SignoriniCare lettrici e cari lettori, se c’è una persona che stimo in modo incondizionato è Paolo Bonolis. Ha saputo creare uno stile di conduzione molto personale, valorizzando il gusto per la parola, per l’affabulazione, intesa nel suo senso più nobile, affrontando temi spesso delicati che ci coinvolgono in prima persona. Penso alle sue memorabili interviste ne «Il senso della vita» (un programma che mi auguro di rivedere al più presto, ma in prima serata); penso alle meravigliose lezioni che ha saputo impartire attraverso l’ingenuità dei bambini in «Chi ha incastrato Peter Pan?» (bambini per altro assai più genuini e interessanti di quelli canterini che stanno invadendo il piccolo schermo); penso al cinismo grottesco con cui sa tastare e rappresentare gli umori del nostro Paese in «Ciao Darwin».
Insomma, per chi non l’avesse ancora capito il Paolino nazionale mi piace assai. Vi starete chiedendo: il però quando arriva? Arriva adesso. Non mi è piaciuto quando pochi giorni fa proprio a «Ciao Darwin» ho visto contrapposte due squadre: quelli dell’al di là e quelli dell’al di qua. Capisco la provocazione, capisco lo sberleffo, ma vedere come capitano di squadra Paolo Brosio, folgorato sulla via della fede, insieme a un mago, a un fattucchiere e a una signora che dice di convivere con un marziano nella pancia mi ha infastidito. Non solo come cattolico. Non si possono mettere sullo stesso piano fede e superstizione, preghiera e spettacolo. Se ha sbagliato Brosio a partecipare, non ha brillato neppure chi ha messo insieme la squadra. Alla prossima!







