Arriva nelle sale italiane, in contemporanea con il Festival di Cannes, il Robin Hood di Russell Crowe, un eroe rude e gentile
di redazione sorrisidi FRANCESCA SCORCUCCHI e PAOLO FIORELLI
«Non aspettatevi il solito Robin». Mette subito le cose in chiaro Russell Crowe. Quello che vedremo da domani 12 maggio, in contemporanea con il Festival di Cannes (dove è il film che apre il Festival), sarà un Robin Hood mai visto prima. Niente duelli sui tronchi e assalti nei boschi per rubare ai ricchi e donare ai poveri, insomma. Quello che ha preparato la premiata coppia formata dall’attore australiano e Ridley Scott (cinque film insieme) è in sostanza un «prequel», in cui si raccontano le avventure di Robin prima che diventi fuorilegge e si ritiri nei boschi con la leggendaria banda dei «Merry Men».
«Ho subito messo in chiaro che non avrei fatto il film se il punto di vista non fosse stato completamente nuovo» spiega Crowe. «La storia di Robin Hood è stata raccontata centinaia di volte. Non avrebbe avuto senso rifarla uguale. E Ridley era d’accordo».
I due iniziano allora a raccontare la vita dell’eroe da quando è un prode arciere alle crociate, al servizio di Re Riccardo Cuor di Leone, che muore in battaglia. Quindi il suo difficile ritorno in Inghilterra, dove incontrerà Lady Marian, e la nascita della rivalità con lo sceriffo di Nottingham e con Re Giovanni, che ha preso il posto del fratello e opprime i suoi sudditi.
«Il tutto in un periodo che va dal 1199 al 1215» precisa l’attore «nel quale c’è posto anche per la nascita della Magna Carta e la guerra contro i Francesi». «Volevamo mostrare l’uomo prima del mito, prima che la leggenda gonfiasse fatti reali per trasformarli in una sorta di fiaba» aggiunge Scott. Del resto, il realismo nella descrizione delle battaglie è il marchio di fabbrica del regista (ricordate «Il gladiatore» o «Le crociate»?), così come lo è il romanticismo di fondo. Non a caso grande spazio sarà dedicato al rapporto tra Robin e Marian, che nel film è interpretata da Cate Blanchett.
L’attore, che è anche il produttore del film, racconta di averla scelta quando i due hanno partecipato insieme a una cerimonia a Sydney, per la presentazione dei francobolli australiani che portano… il loro volto. «Guardavo ogni suo gesto e ho capito che Cate è dura, forte e risoluta. È così che volevo fosse Marian. Quella sera ho chiesto al pubblico se ci avrebbero visto bene insieme in un film: la risposta è stata un’ovazione». Nel film, la loro relazione «ricorda un po’ la Bisbetica domata di Shakespeare. All’inizio non vanno affatto d’accordo, ma nel profondo esiste attrazione. Sono persone simili, dure fuori, ma che per tutta la vita hanno cercato segni di gentilezza in se stessi e negli altri».
Per prepararsi al ruolo, Crowe ha letto 30 libri sulla storia inglese a cavallo dell’anno 1200. «Ho letto tonnellate di pagine su Robin Hood, alcune storicamente accurate, altre solo divertenti. C’è un periodo di tempo di circa 300 anni in cui questa leggenda sembra essersi sviluppata. Di lui si è scritto di tutto e il contrario di tutto: un pazzo che viveva nella foresta e tagliava la testa alle sue vittime e qualche volta anche le mani. Ma anche il fuorilegge più gentiluomo della storia…».
Di fronte a tante contraddizioni, l’attore ha finito col fare appello alle sue emozioni di bambino: «La cosa che mi ha attratto sin da quando avevo 5 o 6 anni» dice «è che Robin lotta per chi non ha la forza di agire per conto proprio. Era un ragazzo che rubava. Ok, possiamo anche chiamarlo ladro, ma nello stesso tempo è un eroe e quello che spero di fare è di renderlo ancora una volta speciale».








basta che non s’abbia da
vedere la solita storia… il
padrone che opprime i
suoi servi, la gente si ribella i
tentativi di rapina…, speriamo lo
riadattino, anche se è difficile migliorare la
versione con freeman… dev’essere fantastico poter andare a Cannes…