Dietro le quinte di Velone, il talent più folle della tv

di redazione sorrisi

Enzo Iacchetti e Nina Senicar con il Gabibbo sul set di «Velone» (foto Frezza - La Fata)

di BARBARA MOSCONI

La giornata della Velona comincia alle otto e mezzo del mattino. Sveglia e colazione. Poi una passeggiata nel parco. Le Velone alloggiano in un albergo non lontano dalla città che ospita il programma di Canale 5 (Ostuni, in questo caso). Alle 10 via alle prove e agli incontri con gli autori. «Ci hanno chiesto la nostra vita dalla A alla Z» racconta Michelina, 72 anni, di Taranto. Gli autori le interrogano su mariti, figli, nipoti, lavoro, aneddoti, ricordi di una vita intera, danno istruzioni su cosa fare sul palco, come muoversi, che cosa indossare.

Ogni Velona si è portata tre, quattro abiti eleganti in valigia. Ogni Velona ascolta tre, quattro stacchetti musicali e sceglie quello che le piace di più. A mezzogiorno e mezzo il pranzo. Riposino? Macché. «E chi ce la fa a riposare? Noi siamo sveglissime…». Il pomeriggio trascorre tra altre prove e poi nel salone dove si balla, si recita e si canta. Alle 20.30 viene servita la cena e poi di nuovo in scena: qualche Velona recita, qualche Velona canta e ancora e ancora finché anche le Velone vanno a dormire.

E così avanti per quattro giorni. Signora, si sarà mica stancata? Macché. «È una cosa bellissima!». Michelina ha un abito rosso sgargiante, uno scialle con i lustrini e sei nipoti, due di loro l’hanno iscritta al concorso, lei è stata chiamata a Bari per il provino e ora è qui, a Ostuni, dietro il palco, che aspetta di registrare la puntata. Anche a casa canta e balla. E fa volontariato.

«Buonasera, benvenuti a Ostuni, che entrino le Velone!». Enzo Iacchetti le chiama a una a una sul palco. Sono le otto e mezzo di una ventosa sera di giugno. Soffia la tramontana sulla piazza. Sedute dietro le quinte le Velone aspettano pazienti il proprio turno, sfoggiano giacche e scarpe di gomma di quelle che si comprano nei negozi d’ortopedia, qualcuna indossa anche una minigonna, un abito scollato, sandali col tacco. La più giovane ha 67 anni, la più anziana 89.

Maria Letizia, 69 anni, da Gaeta, scuote al vento i riccioli biondi. «Vorrei fare teatro, scrivo racconti e poesie». Ma perché è qui? «Non volevo sentirmi una persona finita, fallita, volevo far capire che non sono da buttare via». Luciana, 83 anni, è di Roma. «Non lo sa nessuno che sono qui, ho detto che andavo a un matrimonio». Ma suo marito la vedrà in tv… «Mio marito non c’è più, mi vede da lassù ed è contento».

Le Velone di Ostuni fanno parte delle 300 selezionate in tutta Italia nei provini dei mesi scorsi, un esercito di 3 mila Velone. Solo 72 arriveranno alle semifinali, più o meno una su quattro. In palio ci sono 250 mila euro, ma non è il premio la cosa importante. «Molte di loro sono state iscritte dai figli o dai nipoti, lo hanno scoperto solo dopo, ma ci hanno preso gusto» racconta Enrico De Angelini, responsabile del casting di Mediaset. «Per loro è un’occasione per dimostrare che sono ancora vitali».

Una Velona tira fuori dalla borsetta la foto di una ragazza: «È mia figlia, che oggi non c’è più. Otto anni fa mi aveva iscritto lei al concorso di Velone ma non mi avevano chiamato, così adesso sono qui per lei». Rimette la fotografia nella borsa e sale sul palco. Via con lo stacchetto.

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