Quelli dell’A-Team invadono le sale italiane
di redazione sorrisidi FRANCESCA SCORCUCCHI
Esplosioni, scene d’azione mozzafiato, neanche un graffio per i protagonisti e battute ironiche come se piovesse. Chi ricorda – e sono in tanti – la serie televisiva «A-Team», sa quali erano gli ingredienti di quel successo. Ora che Hollywood ne ha fatto un film, non ha nessuna intenzione di togliere quei punti di forza. «Se qualcuno si lamenta che un carro armato precipitato da un aereo non può atterrare senza subire danni, allora ha sbagliato film» dice il regista Joe Carnahan citando la scena più incredibile. «Noi vogliamo solo dare due ore di spensieratezza al pubblico, non spiegare le leggi della fisica».
Come il famoso telefilm degli Anni 80, la pellicola segue le avventure di quattro eroi accusati ingiustamente di un furto da milioni di dollari. Dovranno combattere contro la Cia e i trafficanti d’armi per riconquistare la dignità perduta. «Per il governo sono dei malfattori» dice Liam Neeson, che nel telefilm interpreta Hannibal Smith, il capo della banda. «Vogliono riscattarsi ma non possono farlo alla luce del sole». L’attore, noninato all’Oscar per «Schindler’s List», rappresenta una novità in un popcorn movie: «In effetti non ero proprio il tipo da film d’azione, ma ora mi sono abituato a gridare le battute sopra il rumore di una mitragliatrice». Completano l’A-Team (dove la A sta per «Alpha» e indica una élite di soldati scelti) il matto pilota Murdock (Sharlto Copley), il rude P.E. Baracus (Quinton Jackson, e P.E. sta per «pessimo elemento») e il latin lover Sberla, interpretato da Bradley Cooper.
«La storia del gruppo è la stessa, ma i toni sono più contemporanei» dice Cooper. «Nell’originale il mio personaggio era quello elegantino, che non amava sparare e sporcarsi le mani. In questa nuova versione è un po’ più dark e adora le sue armi da fuoco». E se nel telefilm le donne avevano un ruolo molto marginale, Carnahan ha voluto dar loro spazio inserendo il personaggio di Jessica Biel. «Quando lo show è iniziato in America avevo solo un anno, quindi non ero una fan» dice lei. «Ma sono orgogliosa del mio sergente che tiene testa ai marines e li aiuta nel loro percorso di redenzione».
Anche dall’apocalittica scena finale (per girarla la troupe ha requisito per un giorno il porto di Vancouver) i quattro dell’A-Team escono con pochi graffi. «Lo so che non è veritiero» conclude Carnahan «ma è questo che adoravo nel telefilm da ragazzino: incredibili esplosioni da cui i protagonisti uscivano ridendo e fumandosi un sigaro. E alle conseguenze ci pensi qualcun altro».







