Serena Ganci è la vincitrice assoluta di Musicultura 2010
di redazione sorrisidi LUCIA DI SPIRITO
Piove sul Festival e le fitte gocce d’acqua hanno portato fortuna a Serena Ganci, la vincitrice di Musicultura 2010. La cantautrice palermitana, con il brano «Addio», è risultata la più votata dal pubblico dell’Arena Sferisterio di Macerata ed ha prevalso sugli altri tre bravi artisti finalisti: il leccese Andrea Epifani con il brano «Tzigano della badante», la romagnola Francesca Romana con «Il tuo nome e il veleno» e i napoletani Terrasonora con «Guardame».
La Ganci ha conquistato il pubblico per il suo originale mélange di jazz e musica d’autore. «Non ci speravo, ma lo studio e il lavoro premiano» ha commentato a caldo la giovane siciliana. «”Musicultura” non è per me un punto di arrivo ma di partenza. Il brano “Addio” l’ho composto a Parigi dopo l’amara fine di un amore ed è stato terapeutico per superare la sofferenza. Ho in preparazione un progetto discografico con nuove creazioni ed emozioni musicali, sulla scia degli studi di jazz al Conservatorio di Parigi. Voglio battere il ferro fin quando è caldo. Sono partita dai canti della parrocchia per passare prima al rock ‘n roll e poi, con la scoperta del potere evocativo della lingua italiana, sono approdata al jazz».
E questa vocazione, appresa studiando Duke Ellington, uno dei grandi maestri del jazz, ha portato la Ganci ad esprimersi con un canto elegante e raffinato, e al tempo stesso possente. Un premio tira l’altro. E infatti alla siciliana, oltre all’ambito premio di 20.000 euro, offerto da UBI Banca Popolare di Ancona, è andato anche la targa A.F.I. per «il miglior progetto discografico». Sul palcoscenico, compagne di avventura della vincitrice sono state la chitarrista Simona Norato e la violinista Her. «Speravo di arrivare al traguardo e un po’ me lo aspettavo. E’ un sentimento che ho percepito sin dall’inizio. Avrei voglia di abbracciare tutto il pubblico che mi ha votato. Ora voglio entrare nel circuito del mondo della musica. Mi aspetto grandi cose». Serena ha avuto un portafortuna: il suo vestito, che le è stato cucito da suo padre, artista e cantante.
Anche gli altri tre finalisti di «Musicultura», Andrea Epifani, Francesca Romana e i Terrasonora, non sono stati da meno sul piano musicale e artistico. «I ragazzi, come è immaginabile, hanno tutti il morale alle stelle» dice con orgoglio il direttore artistico del Festival Piero Cesanelli. «La qualità dei 50 brani che hanno partecipato al Festival, selezionati tra 1400 canzoni, è stata molto alta».
Andrea Epifani, che si è aggiudicato sia il premio per il miglior testo sia quello della critica dice che «è stato un onore essere allo Sferisterio. Mi sento davvero fortunato. Per me non è un semplice concorso dove suoni, ti esibisci e magari vinci un premio. Io la vivo come un’avventura». Anche Francesca Romano è felice e sottolinea: «Se non fosse per “Musicultura” che s’impegna con passione sulla canzone d’autore noi saremmo accantonati e relegati in un angolino buio. Per cui dico grazie alla manifestazione e spero che faccia riacquistare alla canzone autorale il valore che aveva negli anni ’70 e che nel tempo ha perso». I Terrasonora, soddisfatti, dichiarano: «Facciamo musica da vent’anni ed essere arrivati fra i vincitori di un’edizione di “Musicultura” ci riempie d’orgoglio. E’ la conferma che il nostro progetto musicale funziona, può crescere bene e svilupparsi ulteriormente».
Il pubblico dello Sferisterio è stato calorosissimo ed è rimasto al suo posto anche sotto la pioggia battente, facendo apparire come per magia un’infinità di ombrelli colorati per non rinunciare a questa piccola isola felice che è “Musicultura”, attento alla qualità e alle realtà artistiche più innovative. «Il nostro Festival è percepito come una sorta di oasi» dice il patron dell’evento musicale Piero Cesanelli. «Uno spazio a cui pubblico e artisti guardano con attenzione e affetto. Ventuno anni di storia ci danno credibilità, anche se resta la vulnerabilità finanziaria».
Dopo le esibizioni coinvolgenti e trascinanti dei giovani talenti dalla forte personalità artistica, per celebrare l’ultima serata della XXIª edizione di «Musicultura» sul palcoscenico si è esibito Eugenio Finardi che ha ha fatto della “musica popolare” il suo motivo di vita, riproponendo alcuni suoi celebri cavalli di battaglia, come «Le ragazze di Osaka», in duetto con Roberta Di Lorenzo, ed “Extraterrestre”, concludendo la performance con «Summer Time». Quindi il beat rock dei Dik Dik che ha coinvolto tutto il pubblico presente trasformando l’Arena in una piccola Isola di Wight della musica italiana, tra standing ovation, scrosci d’applausi e scrosci d’acqua. Il gruppo ha ripercorso alcune tappe della quarantacinquennale carriera, proponendo i successi, «Dolce giorno», «Sognando la California» e appunto «L’isola di Wight».
Non solo musica allo Sferisterio, che nel mese di agosto passerà dalla musica popolare alle opere liriche, il paziente pubblico (per la pioggia insistente) ha assistito ad una straordinaria carrellata di ospiti che si sono alternati sul palcoscenico: dal poeta Ennio Cavalli, già vincitore di alcuni premi al Campiello e a Viareggio, al cantautore romano Alessandro Mannarino con le sue storie oniriche e surreali, a Gianni Bonagura e Paola Minaccioni che hanno recitato alcune delle poesie romanesche di Giuseppe Gioachino Belli, Cesare Pascarella e Trilussa. Un ruolo a parte l’ha avuto la regista anticonformista Lina Wertmuller che ha voluto condividere con il pubblico frammenti della propria vita e della propria arte (cinema, teatro, tv, letteratura) iniziata da giovanissima al fianco di Fellini di cui quest’anno ricorre il cinquantesimo anniversario del suo film più famoso: «La dolce vita».
Il conduttore delle tre serate maceratesi Fabrizio Frizzi è stato entusiasta della manifestazione: «E’ stata un’esperienza bellissima» dice Frizzi. «Sono appassionato di musica e mi ha fatto piacere conoscere questi ragazzi, che, con mille esperienze, sono già molto avanti. Ho scoperto che hanno un mondo di carisma e forza interiore. Il brano della vincitrice Serena Ganci è dirompente e la sua interpretazione è straordinaria. Ma anche gli altri finalisti sono stati magnifici. A dir la verità, non c’è stato un brano che mi è piaciuto meno di un altro!».
Le luci si abbassano, la musica resta nel cuore e sul Festival «Musicultura» scende il sipario. Da settembre il patron Cesanelli ricomincia la ricerca di nuove leve artistiche per la XXIIª edizione del concorso. L’arrivederci a Macerata è per il solstizio d’estate 2011.








Non la conoscevo.
Ho visto dei video i rete e mi sembra brava.
Enzo