Francesco Facchinetti intervista i quattro giudici di «X Factor 4»
di redazione sorrisidi FRANCESCO FACCHINETTI
Rimanga tra noi. I giudici di «X Factor 2010», a volte, adottano atteggiamenti strani. Forse perché sono assorbiti dalla caccia ai nuovi talenti. O forse perché, al nostro primo incontro, ci sono 40 gradi e zero ombra. Appuntamento in piscina. Nessuno che si ricorda di portare il costume. C’è la neomamma Anna Tatangelo. Scambia il trespolo dell’arbitro di pallanuoto per la top ten, e si arrampica subito in cima. A Mara Maionchi, tenera soltanto d’età, dopo tre edizioni fischiano le orecchie. Con tutti i «no» detti, qualche parolaccia se la sarà presa pure lei. Enrico Ruggeri, maglietta nera da teenager, memoria musicale da un milione di iPod. Non la smette di solfeggiare: il pentagramma, per lui, non ha mai avuto un solo Mistero!
Arriva anche Elio. Giacca di fustagno, baffetto simil Fred Buscaglione: «Oh, ma tranquilli» mette in chiaro «a X Factor non farò lo stilista. Parlerò soltanto di musica». Infine, il vostro Francesco Facchinetti. Pronto a questa edizione che neanche per la maturità. Ho studiato secchiate di televisione, mi sono esercitato a fare il talent scout. Quando andiamo alla ricerca del nostro X Factor, diventiamo tutti seri. Con i voti non si scherza.
Ragazzi, ci sono un sacco di «P» da popstar sui fascicoli di chi è venuto al provino. È il giudizio più alto. Ho visto migliaia di ragazzi preparatissimi. X Factor è già una grande lezione di educazione musicale.
Secondo voi, perché arrivano in massa?
Mara Maionchi: «In tanti hanno le qualità e provano a diventare famosi. Molti provano come se fosse un gioco».
Anna Tatangelo: «Per i giovani il talent è un’opportunità unica».
Enrico Ruggeri: «Vero. Ma a volte non si rendono conto di quanto sia difficile essere un artista. Si dovrà lavorare soprattutto su questo».
Come giurati, dopo tre edizioni di grande successo, quale sarà il vostro «fattore X»?
Ruggeri: «Attenzione e pazienza. Dei talenti ci accorgeremo in corso d’opera. Mi piacerebbe trovarne uno che venderà dischi anche fra dieci anni».
Tatangelo: «Da giovane tra i giovani, cerco sintonia ed emozioni. Dalla gavetta ci sono passata anche io».
Elio: «Metterò in gioco la competenza maturata sul campo e l’entusiasmo. E cercherò di sdrammatizzare un po’. Penso che come giudici siamo il top in assoluto».
Troveremo un personaggio destinato a trasformarsi in artista? Un Jovanotti, un Vasco del 2010?
Maionchi: «Col tempo e tanto lavoro è possibile. Il nostro mestiere è di avere pazienza. Altrimenti si rischia di bruciare dei talenti veri. Sono sicura per esempio che gli A&K, visti nella scorsa edizione, daranno risultati».
Ma in un minuto, nelle selezioni, come si fa a capire se davanti a voi c’è un futuro «big»?
Ruggeri: «La parte più difficile sarà il primo giro».
Maionchi: «Io di solito ho delle sensazioni. Hai presente l’effetto del monolito di “2001 Odissea nello Spazio”? Avverto qualcosa di concreto. Con Mengoni, il talento è stato evidente. Più in genere, per diventare artista serve anche saper scrivere canzoni».
Tre di voi cantano di mestiere. È stato semplice dimostrare il vostro talento?
Ruggeri: «Quando ho iniziato, sapevo che non sarei stato uno da San Siro. Ma ero anche abbastanza certo che non sarei scomparso».
Tatangelo: «È importante trovare lo stile. Di solito, emerge con un lavoro di squadra».
Elio: «Credo molto nella sofferenza di quando non sei nessuno. Non credo in quelli che arrivano e tentano il colpo gobbo».
Ruggeri: «Nemmeno io credo ai funamboli. Non mi farò incantare».
Vedo dei giudici spietati! Elio ed Enrico, come mai avete scelto di partecipare a X Factor? Il valore aggiunto è che siete distanti dal meccanismo dei talent. Un po’ per mentalità, un po’ per il vostro vissuto.
Elio: «X Factor è un’impresa che mi attira. Penso che sarò un buon giudice, in una delle ultime trasmissioni rimaste in cui si parla davvero di musica. Forse l’unica. Rimango dubbioso sul fatto che a vincere sia uno solo: comporterà scelte dolorose. E poi attualmente incasso di più a fare il giudice che ad andare in giro a suonare. E questa è una brutta cosa. Ma qua si entra nel tema della crisi discografica, è un discorso troppo lungo».
Ruggeri: «Non ho perplessità sui talent, ma la mia paura è che le case discografiche abbandonino troppo presto i ragazzi delle edizioni passate. Inoltre, non ho mai fatto un programma che parlasse di musica, l’argomento che mi è più caro».
E del «fattore Morgan»? Che cosa pensate di quello che è accaduto?
Elio: «Penso male di quelli che dicono che io sono al posto di Morgan. In realtà, non sono al posto di nessuno. E vorrei tanto che Morgan fosse qui. A me piace, come uomo d’arte».
Maionchi: «Anche a me. Morgan è un personaggio eccezionale, con un eloquio stravolgente e una conoscenza della musica fenomenale. Mi mancherà moltissimo. Mi auguro che ritorni al più presto a fare quello che sa fare».
Ruggeri: «Senza di lui sarà diverso, ma siamo tutti motivati a dare il meglio».
Tatangelo: «Io, come giudice, sento la responsabilità del ruolo».
Facchinetti: «Sentite, perché non fare anche una superband tutti insieme? Ho già prenotato la sala prove. E sta per partire il televoto…».









Secondo me la Tatangelo non è una persona in grado di poter giudicare gli altri.
Se nelle prime edizioni c’ era la Ventura che, almeno, aveva dalla sua l’ età e l’ esperienza nel mondo dello spettacolo, qui la tatangelo non mi sembra proprio all’ altezza degli altri.
Rimango sconcertato.
Enzo.