Mauro Coruzzi, in arte Platinette, assessore per un giorno
di franco bagnasco
Da sinistra, Pietro Vignali, sindaco di Parma, e Mauro Coruzzi in arte Platinette (foto Massimo Sestini)
«Sono il trait d’union fra Renata Tebaldi e Lady Gaga: figurarsi se non posso occuparmi di intrattenimento in municipio!». Grazie a Sorrisi, Mauro Coruzzi ha realizzato il suo sogno: assessore alla Cultura per un giorno. Lasciata nell’armadio l’ingombrante mise di Platinette, suo alter ego televisivo, mantiene però almeno una cosa in Comune (nel senso di sede municipale) con la drag queen più famosa d’Italia: lo stesso giovane sindaco, che ha molta voglia di collaborare. «Intendiamoci, noi un assessore alla Cultura l’abbiamo già, ed è molto bravo» dice il primo cittadino, Pietro Vignali, alla guida di una lista civica di centrodestra. «Però credo che i consigli di Mauro potrebbero essere utili a una città che vive giustamente aggrappata alle proprie storiche vocazioni, ma che su questo fronte può fare ancora molto».
«E pensare che alle elezioni avevo appoggiato la lista concorrente a quella di Vignali…» continua Coruzzi. «Non farei mai politica a livello nazionale, anche se sono stato corteggiato per molto tempo dai radicali, più insistenti di Facebook. Del resto, ho avuto la loro tessera per vent’anni. L’unica cosa che potrei fare è l’assessore, ma a livello locale». Detto, fatto. Ma com’è Parma? «Un po’ snob, a volte. Piena di biciclette che costano più dei fuoristrada. Ci chiamano “la piccola Parigi”, e anche molte espressioni dialettali sono mutuate dal francese. Eppure non abbiamo il coraggio di crederci davvero. Se lo siamo, perché non trasformiamo una volta l’anno viale Martiri della Libertà, lo Stradone, i nostri Champs Elysées, in una sfarzosa Pigalle in miniatura, con qualcosa che somigli al Moulin Rouge? Tra le altre cose che ho in mente, c’è la finale di un grande torneo di bocce nei corridoi del Palazzo della Pilotta (il nome deriva da pelota), restituito così alle origini, ai tempi di quella pazza di Maria Luigia d’Austria».
E la musica? «Lirica a parte» continua Coruzzi «anche qui siamo convinti che basti un festival jazz d’estate, con strumentisti chiamati da ogni minuscola isola caraibica, per accontentare tutti. Non è così. Gli appuntamenti andrebbero ripensati. E il Teatro Regio, fiore all’occhiello, non può morire solo sotto il peso di ricche signore imparruccate. Fuori dalla città, tanta gente non gode di questa bellezza: sono molto proletario in senso sovietico, in questo. La cultura alta va contaminata, sennò muore. Vedrei bene anche qualche talento uscito da “Amici”, su questo palco».
Pronto a debuttare come opinionista leggero («Non so ancora se nei panni di Platinette, ormai sento sempre più spesso il bisogno di svestirmi») nella prossima edizione di «Mattino 5», Coruzzi ha un altro sogno nel cassetto: «Parma ha visto nascere sia le sorelle Fontana, che hanno vestito Liz Taylor e Audrey Hepburn, sia Matteo Cambi, un ragazzotto geniale che si è inventato una margherita a sei petali, l’ha piazzata su una maglietta e alla fine vendeva anche l’acqua minerale con quel marchio da 150 milioni di fatturato. E quindi accarezzo l’idea di una mostra dedicata alla nostra moda. Certo, Cambi ha fatto una fine diversa rispetto alle sorelle Fontana, ma è proprio questo il punto: riflettere su quelle immagini, quel percorso, ci aiuterebbe anche a capire l’evoluzione della nostra società».






