Da mercoledì su Canale 5 «Il peccato e la vergogna» con Gabriele Garko e Manuela Arcuri

di redazione sorrisi

Gabriel Garko e Manuela Arcuri in «Il peccato e la vergogna»

di TIZIANA LUPI

La  coppia più sexy della televisione è di nuovo insieme. Manuela Arcuri e Gabriel Garko sono i protagonisti de «Il peccato e la vergogna», serie in sei puntate in onda in prima serata su Canale 5 da mercoledì settembre: lui è un cattivo che più cattivo non si può nella Roma fascista di fine Anni 30; lei la donna di cui si innamora di una passione non ricambiata che si trasformerà in una vera e propria persecuzione, amplificata dalle leggi razziali. La storia è di quelle incentrate su amore, odio, forti passioni, intrighi e colpi di scena. «Già il titolo la dice lunga, peccato e vergogna evocano immediatamente qualcosa di sessuale, capace di intrigare il pubblico» esordisce Garko. La Arcuri, però, non è d’accordo: «Un titolo così non mi fa pensare al sesso quanto, piuttosto, a qualcosa di sbagliato: la violenza, le azioni illegali, il tradimento di un amico. Tutte cose che, del resto, facevano parte del periodo storico di cui parliamo nella fiction, il fascismo e la II Guerra Mondiale».
Proviamo a scomporre il titolo nelle sue due parole. Che cos’è il peccato?
Arcuri: «Si pecca quando si osa, facendo qualcosa che non si dovrebbe fare».
Garko: «Il peccato è tutto e niente! Mi spiego meglio: dal punto di vista cattolico è tutto, dal mio punto di vista è qualcosa di assolutamente soggettivo, indefinibile come la normalità. Per me è peccato cornificare la fidanzata, ma anche picchiare qualcuno o abbandonare un cane».
E la vergogna?
A. «Un estremo imbarazzo causato da azioni che hai compiuto e che non avresti dovuto compiere. Visto che abbiamo parlato di peccato, direi che ci si può vergognare di avere peccato».
G. «È soggettiva come il peccato, di cui può essere una conseguenza. Io, di solito, non mi vergogno».
L’ultimo peccato commesso?
A. «Oddio, non me lo ricordo… Si vede che non sono una grande peccatrice! Boh, forse qualche trasgressione alimentare, qualche dolcetto di troppo. Sì, direi sicuramente un peccato di gola.
G. «Passo alla prossima domanda».
Il peccato si racconta?
A. «Ma sì, certo, perché no? Io lo dico sempre quando mangio le pastarelle».
G. «No».
L’ultima vergogna?
A. «Io sono vergognosa, nel senso della timidezza. A volte mi capita di sentirmi in imbarazzo. L’ultima volta non saprei dirla… forse quando ho mangiato i dolcetti di cui parlavo prima».
G. «Sul set de “L’onore e il rispetto 2”. In quel periodo stavo con Serena Autieri che lavorava con me in quella fiction. Uscendo dal camerino dove eravamo stati insieme fino a poco prima, la vedo chinata per raccogliere una cosa in terra e le do una bella manata sul sedere. Peccato che lei fosse, in realtà, da tutt’altra parte e, vedendo la scena, stesse ridendo come una matta. A beccarsi la pacca sul sedere era stata un’altra ragazza che, alla fine, era più imbarazzata di me».
Qualcosa di cui vergognarsi nella carriera?
A. «Dal punto di vista professionale non mi vergogno di niente, rifarei tutto quello che ho fatto fino a oggi. A parte, forse, qualche foto un po’ “spogliacciata” che ho accettato di fare all’inizio della carriera e che, francamente, non serviva a niente. Però ero giovane, avevo vent’anni, e a quell’età se ti dicono che quella foto senza reggiseno può essere utile alla carriera, la fai senza starci tanto a pensare».
G. «Della scena di nudo integrale che ho fatto in “Senso ’45”, il film di Tinto Brass. Avevo accettato di spogliarmi a patto che il nudo non apparisse in un contesto sessuale. Sono stato accontentato e mi hanno fatto correre nudo su una spiaggia. Peccato, erò, che la scena sia stata montata al rallentatore e che io lo abbia scoperto solo vedendola al cinema. Sembrava che non finisse mai! Quando si sono riaccese le luci in sala ero praticamente sotto alla poltrona. Dopo avere visto il film, mia madre non mi ha parlato per tre mesi. A parte questo, non c’è niente della mia carriera che non rifarei».
Qual è il peccato della società in cui viviamo?
A. «L’ipocrisia. Viviamo in un mondo nel quale la verità e la trasparenza non esistono più».
G. «L’ignoranza, a tutti i livelli. Siamo diventati dei geni dell’informatica ma, in quanto a cultura, stiamo messi maluccio».
Chi, secondo voi, si dovrebbe vergognare oggi?
A. «Chi fa violenza, chi commette omicidi. E chi maltratta gli animali».
G. «Se devo fare un elenco, stiamo qui fino a dopodomani! E lo aprirei, anche se non riguarda proprio i nostri giorni, con Hitler e tutti coloro che lo hanno seguito in quella follia che è stata il nazismo. Oggi penso che si dovrebbe vergognare chi fa promesse che sa già di non poter mantenere. Di persone così in giro ce ne sono davvero tante».

Un Commento a “Da mercoledì su Canale 5 «Il peccato e la vergogna» con Gabriele Garko e Manuela Arcuri”

  1. desfec says:

    che dire, solo che non lo trasmettano in
    fascia protetta…, eh?
    se ci sono scene diseducative magari fanno pure
    sanzioni…, comunque
    voi…, avete capito cos’è la
    fascia protetta…? speriamo…, l’importante è
    non torturare i telespettatori… tutte
    le trasmissioni avranno un suo perchè…, il varietà…
    o no? comunque non è il mio mestiere… saluti…

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