Claudia Pandolfi: «Torno al mio Distretto per amore»

di redazione sorrisi

Claudia Pandolfi

di CINZIA MARONGIU

Caso raro quello di Claudia Pandolfi. Attrice amata dal grande pubblico tv così come dalle nicchie autorali del cinema. E il suo agosto, speso tra i set, ne è la dimostrazione: fino a metà mese ha rivestito i panni della poliziotta Giulia Corsi, per un ritorno clamoroso a «Distretto di polizia». Una manciata di giorni dopo è già al lavoro in «Quando la notte», nuovo film di Cristina Comencini, tratto dall’omonimo libro. Insomma, niente vacanze. «Ma a me va bene così. La vacanza non è spostarsi al lido quando lo fanno tutti. È anche restare una settimana a casa a marzo».

A quasi 36 anni, un bimbo di tre avuto con il cantautore Roberto Angelini e una carriera che non conosce soste, è la ragazza schietta di sempre, disposta a sacrificare ogni diplomazia in nome dell’autenticità. «A lavorare così tanto mi sento una miracolata. Nel sistema culturale italiano non c’è più spazio per le idee ma solo per le strategie. Si investe poco e non si rischia mai». Miracolata, a dir la verità, Claudia ci si sente anche da quando, lo scorso aprile, è finita in ospedale dopo aver rincorso un paparazzo ed essere stata trascinata per strada dall’auto di lui: «Avevo il naso rotto, sei costole rotte, lo sterno rotto e un polmone collassato».

Quell’incidente le ha lasciato molta paura addosso?
«No, e perché? A me la vita piace prenderla un po’ a morsi. Anzi, quell’episodio mi ha regalato un atteggiamento ottimistico. Quando mi sono ritrovata così combinata, ho pensato che l’importante era essere viva. In certi casi prevale l’attaccamento alla vita».

Perché è tornata a «Distretto»?
«Non lo so nemmeno io. Sarà perché ti affezioni alle persone, perché vivi l’aspetto emotivo delle cose. Mi piaceva l’idea di tornare in una situazione di lavoro quasi familiare. E poi il pubblico mi voleva tanto. Così un giorno parlando con il produttore Pietro Valsecchi l’ho buttata lì, dicendo che magari mi sarei riaffacciata a “Distretto”. A Pietro hanno brillato gli occhi. Io scherzavo ma poi Pulcinella scherzando dice la verità, no?».

Giulia Corsi indaga sulla morte del fidanzato storico. Sempre sola.
«Già, la storia d’amore che aveva avuto nel frattempo è finita. E la cosa non mi dispiace affatto. Lei è fatta di grinta e solitudine. E io ho un’insofferenza che mi piace regalarle».

È la solita irrequieta?
«Certo. O meglio, sono sfaccettata. Lascio agli altri le tinte grigie. È come se ragionare di pancia mi permettesse di essere sempre autentica. Con il cervello le tue idee e quelle altrui si accavallano, ma il mal di pancia è solo tuo. I miei mal di pancia mi danno il senso di essere viva, di essere identica a me stessa. Comporta una vita non piatta».

Diciamo da montagne russe…
«Ma decido io la velocità, le curve, le altezze. A volte vado piano e mi godo il panorama».

Anche il personaggio che interpreta con la Comencini è sfaccettato?
«Sono una donna che affronta il disagio della sua fresca maternità. Un ruolo che mi attira perché, anche se non mi sono persa in una deriva materna, ho vissuto il disagio di una maternità che ha moltissimi aspetti positivi e non pochi negativi. È un grosso scossone. Alle mamme si chiedono un sacco di cose ma quando diventi mamma non sai niente, sbagli, ti ritrovi con il sedere per terra proprio come un bambino che impara a camminare».

Che difficoltà ha avuto?
«Ci si idealizza. Credevo di essere una mamma in gamba e invece avevo molto bisogno di aiuto. Non è mai come te la raccontano».

E l’aiuto l’ha trovato?
«Sì, in questi casi la famiglia si rivela molto preziosa. I genitori, mia sorella…».

Ora si sente una madre pacificata?
«No e spero di non sentirmici mai. Non mi spaventa più il fatto di sentirmi impreparata. I figli poi basta osservarli, ascoltarli. Hanno bisogno di averti vicino».

Ha voglia di dare un fratellino a Gabriele?
«Non sono una di quelle mamme che ne fanno due vicini così si tolgono il pensiero. Per me un figlio non è un pensiero da levarsi. Non dico no a priori, ma nemmeno sì a priori. È una possibilità. Certo, quando mio padre e mia madre hanno avuto mia sorella, per me è stato il più bel regalo del mondo. Ma ora voglio essere tutta di Gabriele. Mi urge stargli accanto».

Una curiosità: nostalgia a «Distretto» di Memphis e Tirabassi?
«Moltissima. Me li guardavo in una foto in ufficio. Quasi un’immaginetta. Ma anche di Giulia Bevilacqua».

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