La par condicio della bellezza in tv

di Alfonso Signorini

Care lettrici e cari lettori, complice una querelle scoppiata tra Antonio Ricci e Gad Lerner, in questi giorni si fa un gran parlare dello sfruttamento dell’immagine femminile in tv. Da che mondo è mondo la presenza di belle donne in tv è sempre esistita: spesso citiamo gli Anni 50 e 60 come esempio di eleganza e di stile, e a ragione: ma quale funzione avevano le gemelle Kessler se non quella di catturare l’attenzione del pubblico? Certo, lo facevano senza volgarità o sguaiataggini, ma è indubbio che le loro gambe fecero storia e scandalo nell’Italia un po’ bigotta di quegli anni. Ve lo ricordate l’ombelico di Raffaella Carrà? Certo, sembra di parlare di preistoria televisiva, ma anche il tuca-tuca passò dei guai ai suoi tempi. Le donne hanno ingentilito e continuano a ingentilire con la loro presenza anche ambiti televisivi non sospetti. Limitandoci a un discorso puramente estetico, senza nulla togliere alle capacità professionali, penso ai telegiornali, penso a Michele Santoro e ad «Annozero»: le sue bionde collaboratrici, dalla Granbassi alla Innocenzi, appagano anche la vista. Quel che conta è che tutto venga fatto con stile: se poi le signorine in questione dimostrano di saperci fare anche con la testa, oltreché con i balletti, tutto di guadagnato. Per giunta negli ultimi tempi non mancano neppure baldi ragazzotti che fanno contenti con la loro presenza milioni di telespettatrici. E la par condicio è salva. Tutto il resto è noiosa polemica. Alla prossima!

as@sorrisi.com

2 Commenti a “La par condicio della bellezza in tv”

  1. mr_digithal9000 says:

    Plaudo finalmente al ritorno della possibilità di commentare l’ editoriale.

    Riguardo la polemica sulle nudità televisive, penso di aver espresso chiaramente il mio parere commentando l’ articolo su Ricci che difende le veline.
    Quel che non mi torna invece in quest’ editoriale è l’ accostamento con le dive di una volta.
    Ok le gambe delle Kessler, il tuca-tuca e l’ ombelico della Carrà, ma davvero non ci rendiamo conto dell’ abisso che le separa dalle nuove vallette?
    La differenza è nello stile in cui tutto viene confezionato.
    Come ho già avuto modo di esprimere, le veline e le loro colleghe non vanno incolpate per fare il loro lavoro: vanno incolpati registi, autori e pubblico, perché questi sono gli elementi che determinano la presenza sullo schermo di queste signorine.
    Ed anche se gli azzardi del passato hanno segnato un’ epoca scatenando magari il desiderio dello spettatore, non è detto che questi vada per forza sempre assecondato in tutto.

    +

  2. nameenzo says:

    Ogni volta che si parla di veline……esce il nome della CARRA’.
    20 anni di striscia ( PENSO)………..non vedo la nuova CARRA’.
    NON SCHERZIAMO
    IL MITO NON SI TOCCA

Scrivi un Commento

Devi aver fatto login per inviare un commento