Massimo Ranieri: «A sessant’anni riporto il teatro in televisione»

di Maria Giulia Comolli

Massimo Ranieri

Dopo il felice esperimento di «Filumena Marturano», che lo scorso novembre in prima serata ha appassionato quasi sei milioni di spettatori, Massimo Ranieri riporta su Raiuno il teatro di Eduardo De Filippo. Questa volta è il turno di «Napoli milionaria!», in onda il 4 maggio. «Con quel punto esclamativo che è molto importante» spiega Ranieri, protagonista e regista della commedia, «perché racchiude la rabbia e l’ironia di Eduardo su una Napoli che durante la guerra (l’azione parte nel 1942 e arriva al dopoguerra, ndr) si arricchisce con borsa nera e contrabbando».

Accanto a lui c’è Barbara De Rossi nel ruolo di Amalia, che Ranieri (oggi compie 60 anni) definisce «uno dei personaggi più sgradevoli, e quindi più belli, tra quelli del teatro di Eduardo e del teatro classico italiano in generale. Èuna “industriale del nulla”, una faccendiera ante litteram che si è fatta da sola con la borsa nera, e dalla strada è arrivata quasi in alto. Solo quasi, perché ha la “sfortuna” che il marito Gennaro Jovine, cioè io, torni dalla prigionia, bastonato dalla vita e dalla guerra, ma limpido moralmente e intellettualmente. Così limpido da fare di tutto per impedire che la propria famiglia sia trascinata nel fango». Tanto Gennaro è saldo nell’etica quanto Amalia è risoluta sull’altro fronte: sanguigna e al tempo stesso fredda, razionale, cinica, spietata.

«È stata una gran fatica interpretarla» ammette Barbara De Rossi «perché non avevo nel mio bagaglio personale né professionale esperienze simili a cui attingere. Aggiungiamoci che nel cast ero l’unica romana in un coro di napoletani: è vero che in scena il testo è adattato in italiano, ma fuori scena questi un sacco di volte parlavano tra loro in napoletano e non capivo una parola. Aggiungiamoci pure che, per volere di Massimo Ranieri, la mia Amalia è stata indurita anche fuori, senza trucco, con certi capelli…».

Un personaggio femminile che non si dimentica facilmente è qua la chiave di volta di un racconto (accompagnato dalle musiche originali di Ennio Moricone) che riguarda una società intera. «Se “Filumena Marturano” era il dramma all’interno di una famiglia, “Napoli milionaria!” è il dramma di tutta una società in disfacimento» osserva Ranieri. «È un tassello messo da Eduardo per raccontare un’Italia invasa e massacrata da chiunque, con l’ambiente dei poveri che si arrabattano per fare due lire, il contrabbando, la prostituzione, l’ostinazione di chi in qualche modo ha assaporato il benessere a non tornare indietro perché quando hai assaggiato il salmone dificilmente torni ad adattarti alle sarde».

E pensando alla celebre frase «Ha da passà ’a nuttata», che in «Napoli milionaria!» è pronunciata dal vicino di casa chiamato in soccorso della figlia di Gennaro e Amalia, Ranieri conclude: «È una commedia di strepitosa e drammatica attualità. Sembra scritta domani, non ieri. Secondo me questa nuttata non è mai passata».

3 Commenti a “Massimo Ranieri: «A sessant’anni riporto il teatro in televisione»”

  1. nino2000 says:

    si stava meglio senza la sua odiosa presenza…..questo é uno di quelli che appena lo vedo cambio canale…..

  2. nino1963 says:

    ASCOLTI MERCOLEDI’ 4 MAGGIO
    Grande successo di pubblico per la commedia “Napoli milionaria” di Eduardo De Filippo, interpretata da Massimo Ranieri (che ne curava anche la regia) e Barbara de Rossi, che ha vinto gli ascolti in prima serata con 4 milioni 957mila telespettatori e uno share del 19.28. Un risultato che, dopo il successo di “Filumena Marturano”, conferma l’interesse del pubblico televisivo per il progetto di Rai1 “La Tv che si fa Teatro”. In prima serata su Rai2 la semifinale di Champions League tra Manchester United e Schalke 04 e’ stata seguita da 2 milioni 908mila telespettatori pari ad uno share del 10.28. Su Rai3 “Chi l’ha visto?” è stato seguito da 3 milioni 188mila telespettatori pari all’11.70 di share.

  3. nino2000 says:

    certo questi dati sono importanti, altrimenti non riusciamo a dormire…..se non li sappiamo.

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