Tutto è relativo, da Einstein ai palinsesti
di Alfonso SignoriniCare lettrici e cari lettori, tutto è relativo, diceva Albert Einstein (o almeno, questa è la sintesi estrema delle sue complesse e affascinanti teorie). A cominciare dai palinsesti delle reti televisive che, come potete vedere anche in questa stessa pagina, cambiano continuamente, costringendo noi telespettatori ad acrobatici inseguimenti dei programmi preferiti. I palinsesti ballerini sono uno dei tanti piccoli segnali dell’incertezza in cui ormai ci siamo abituati a vivere. Mentre sto scrivendo, siamo tutti preoccupati perché sull’Italia potrebbero precipitare i resti di uno dei centinaia di satelliti spaziali continuamente in orbita attorno alla Terra: siamo sempre stati sicuri dell’affidabilità dei nostri scienziati, invece son qui che aspetto che, con due ore di anticipo, mi avvertano se il satellite si schianterà nel mio giardino (ricordate la grande paura dei Galli di Asterix? «Che il cielo ci cada sulla testa è sicuro, ma certo non oggi»). Ma questo è ancora niente, rispetto alla scoperta fatta da alcuni fisici (anche italiani): siamo cresciuti con la certezza che niente poteva superare la velocità della luce. Oggi invece tutti i giornali (compreso Sorrisi, a pag. 11) annunciano che i neutrini la superano di ben 60 nanosecondi, mandando all’aria, se la cosa sarà confermata, molte certezze, comprese le teorie di Albert Einstein sulla relatività. E se persino un genio come Einstein potrebbe essersi sbagliato, su che cosa potremo mai mettere la mano sul fuoco? Alla prossima! as@sorrisi.com








Quindi forse i palinsesti, rivoluzionata la fisica, non saranno più ballerini?
Ne dubito.
Le logiche di mercato governano i palinsesti più che il gradimento degli spettatori (che ne pagano le conseguenze).
Le reti si copiano e si inseguono cercando di offrire lo stesso prodotto del concorrente e ci troviamo cause legali per inibire questo o quel clone (ben vengano, così ce li togliamo di torno).
Poi basta che qualcuno decida di offrire qualcosa di diverso dalla solita minestra riscaldata che subito riscuote consenso (come La7).
Se la RAI smettesse di comportarsi come Mediaset e pensasse un po’ di più alla qualità dei programmi, invece che ad aggraziarsi questa o quella parte politica o a cosa propone il vicino dall’ erba più verde, potrebbe davvero fare la differenza in un panorama desolante.
Ultima nota dolente: la RAI ha perso Philippe Daverio ed il suo Passepartout, nonché l’ Emporio Daverio che andava su digitale terrestre per una mera questione burocratica.
Alla stessa maniera ha perso altri personaggi che hanno portato solo successi ai canali di Stato.
Son disattenzioni che impoveriscono tutta l’ utenza.
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Penso che, in quei giorni, essere colpiti da un satellite o meno sia stato più facile da prevedere rispetto a cosa sarebbe andato in onda su Italia 1 alle 18.