CESARE CREMONINI, l’intervista: «Con Avati ho trovato la felicità»


Cesare Cremonini
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Cesare Cremonini

Al di là del successo e del gossip, Cesare Cremonini è una persona educata e gentile, che sceglie con cura le parole da dire e da cantare e che ora, dopo dieci anni, torna a recitare in un film. All’epoca esordì in «Un amore perfetto» con Martina Stella, commediola balneare di poche pretese. L’11 novembre sarà, invece, nientemeno che il protagonista di «Il cuore grande delle ragazze», l’ultimo film di Pupi Avati (presentato al Festival di Roma), una sorta di favola che racconta la vita e gli amori del nonno del regista.

Una vacanza dalla musica o una nuova carriera?
«È stata un’esperienza diversa, sia professionale sia umana, una possibilità da sfruttare con molta serenità e senza l’esigenza assoluta del successo e del risultato».

Non le interessano il successo e il risultato?
«In realtà la musica mi dà tutte le soddisfazioni e mi permette di realizzare tutti i sogni. Il cinema lo prendo con calma, come una seconda laurea, quando si può studiare in maniera più rilassata».

Com’è che Pupi Avati ha pensato proprio a lei?
«Dice di avermi visto un anno fa a “Victor Victoria”, la trasmissione di Victoria Cabello su La7, e di aver notato un’assenza di atteggiamenti da rockstar».

Non voleva una rockstar.
«Credo che avesse già in mente un personaggio, che cercasse un attore bolognese con un accento che gli ricordasse la sua infanzia, un attore che avesse un’anima».

Quali sono i vantaggi e le noie di un cantante che fa l’attore?
«La cosa positiva è che il tono della voce e l’intonazione nel cinema sono simili. A Pupi piaceva che io fossi molto intonato nel cantare. Poi c’è la paura del rischio, mettersi in gioco come attore. Come cantante sono abituato al rischio di una canzone, ma l’ho scritta io, la canto io, posso difenderla per sempre».

La battuta più difficile da «intonare»?
«Non avevo grandi monologhi. Carlino, il mio personaggio, è un tontolone insicuro, abituato a occuparsi della sua vita semplice, quando viene catapultato in una famiglia di ricchi le sue emozioni sono trattenute».

Quanto le somiglia Carlino?
«Mi sono chiesto come fosse possibile che un contadinotto ignorante e con poche proprietà intellettuali e linguistiche potesse avere interesse verso l’amore romantico e insieme verso l’amore carnale».

E che risposta si è dato?
«Me l’ha data Pupi Avati, mi ha messo una mano sulla spalla e mi ha detto: “Cesare, tu sei esattamente così, canti canzoni d’amore e poi sei un trentenne e vivi la tua vita in maniera goliardica e giocosa”».

Pensa fosse meglio allora o adesso per un ragazzo di trent’anni?
«Assolutamente adesso. Siamo più liberi di sposare chi vogliamo. Nel film sono i miei genitori a decidere».

Le è già capitato di pensare al matrimonio?
«E perché “già”? Noi trentenni pensiamo al matrimonio, alla morte, al Paradiso. Ci ho pensato con l’assoluta certezza o paura con cui un uomo affronta una scelta così grande».

Però non si è sposato.
«A trent’anni ho ancora un ego troppo forte, forse è prematuro».

Pupi Avati ha detto: «Cremonini è dotato e talentuoso».
«Non credo che il talento sia un merito, ma il risultato di un percorso che si fa con se stessi. Io posso dire di aver scelto di fare il cantante non perché era fascinoso e carismatico, ma perché c’era di mezzo la mia libertà e la mia felicità».

E ora è felice?
«Tra una canzone e l’altra ho meno paura d’un tempo di essere un buco nero. Ho capito che quella cosa un po’ mi riesce».

È dal 2008 che non esce un suo album tutto di brani inediti.
«Uscirà nel 2012, in primavera. L’anno scorso, dopo “Mondo” e “Hello”, ho provato grande emozione nel tornare a scrivere. Sto scrivendo come un treno, dormo poco, mi sveglio di notte, vado in studio, non voglio perdere un’idea. Mi capita pure di ragionare in rima».

Di cosa parlerà il prossimo album?
«Al momento non posso dire di che cosa parlerà, posso solo anticipare che in dodici anni non mi sono mai ripetuto, ci saranno cose nuove di me e argomenti che non ho mai affrontato. E anche l’amore sarà parte del disco».

Intanto ha scritto la colonna sonora del film «Padroni di casa» con Gianni Morandi.
«Non ho scritto per Gianni Morandi ma per Fausto Mieli, il cantante che lui interpreta nel film. Poi Morandi mi ha mandato un messaggio sul telefonino, diceva che una delle mie canzoni era commovente».

Morandi non l’ha invitata a Sanremo?
«Credo che lui sappia bene che Sanremo me lo guardo volentieri da casa, è divertente. Da musicista non posso che esserne spettatore. Dal punto di vista promozionale, invece, in questo momento preferisco dedicarmi ai concerti».

Scritto da: Barbara Mosconi

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