IL TREDICESIMO APOSTOLO e la Chiesa, l’opinione di monsignor Paglia


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Claudio Gioè e Claudia Pandolfi (clicca l'immagine per sfogliare la fotogallery)

È di gran moda il conflitto fede-ragione. E su Canale 5 la serie mystery «Il tredicesimo apostolo – Il prescelto» con Claudio Gioè e Claudia Pandolfi, che tenta di dare una spiegazione scientifica a fenomeni apparentemente inspiegabili, registra ascolti «paranormali». Sorrisi ha allora chiesto un parere a monsignor Vincenzo Paglia, vescovo di Terni – Narni – Amelia, tra i fondatori della Comunità di Sant’Egidio, protagonista nel dialogo ecumenico e interreligioso, definito dai trasteverini “Er mejo vescovo der monno”. E anche per il vescovo il giudizio su «Il tredicesimo apostolo» è positivo: «Quando un lavoro è ben strutturato la gente apprezza. Il successo arriva quando c’è la qualità. E gli attori aiutano la comunicazione».

Monsignor Paglia, quale chiave ha aperto la curiosità della gente?
«In una società che ci abitua a ripiegarci su noi stessi o a dare un primato assoluto a ciò che è materiale, è facile che esploda, improvviso, anche il bisogno di un “oltre”. In verità, l’andare oltre se stesso è congenita al cristianesimo e alla stessa dimensione umana. Quell’“oltre” è la ragione dell’esistenza e anche la sostanza della felicità. Da soli, senza l’“oltre”, si sta male. La solitudine è la malattia peggiore. In questo senso si capisce il perché di questo scardinamento dell’oltre che cerca di abbattere la porta della solitudine».

Crede faccia bene alla Chiesa parlare in tv del mondo spirituale?
«Tv e cinema hanno un linguaggio straordinario, sono un ottimo strumento di comunicazione. Riescono a dire cose che non si possono esprimere in altri modi. È molto importante che si parli di questo tema con intelligenza. Altrimenti si è portati a essere creduloni e ad accettare qualsiasi notizia miracolistica. È importante che l’argomento venga dibattuto, per evitare i due opposti: fideismo o razionalismo. Il mistero accomuna tutti. Norberto Bobbio asseriva: “Il credente e il non credente si ritrovano insieme sulla soglia del mistero, dell’oltre”».

Che cosa risponde a chi afferma: «Finché non vedo non credo»?
«Che si chiude nel proprio orizzonte e fa coincidere il mondo con se stesso, mettendosi al posto di Dio».

Quanto è sottile il filo che separa  la fede dalla ragione?
«La fede senza la ragione rischia la creduloneria e la ragione senza la fede rischia la chiusura in se stessi. Ragione e fede devono andare a braccetto: sono come due ali che aiutano l’uomo a volare nel cielo della Verità».

C’è una spiegazione ai miracoli?
«Esistono fenomeni e interventi straordinari che non riusciamo a comprendere. E questo accade anche nell’ambito della ragione. Quante cose nell’universo non riusciamo a capire e andiamo avanti per ipotesi! L’oltre deve far parte anche dell’aldiqua. Una terra senza cielo è morta e un cielo senza terra è vuoto! Il mistero Gesù è la chiave di volta della comprensione del mondo, perché unisce il cielo alla terra».

Nella serie tv si parla anche di esorcismi e possessioni…
«Oggi vi è la tentazione di non rendersi conto della presenza del male, che è materia e spirito. Per i credenti il principe del male è il diavolo. La lotta contro questo spirito maligno, che ci avvolge e soggioga la società attraverso la violenza, deve essere risoluta. Non si tratta di intraprendere la via delle pozioni o delle magie, ma di abituarsi a rinunciare all’egoismo oppure ricorrere all’esorcismo».
Si parla di reincarnazione. Il passato può far capolino nel presente?

«La reincarnazione, a mio avviso, risponde a un bisogno profondo dell’uomo, che non vuole perdere i propri cari. Ebbene, la fede cristiana offre una risposta straordinaria a questo desiderio: crediamo nella vita eterna. La morte non ci separa dai nostri cari; restiamo in contatto  anche nell’altra dimensione. Quando io amo una persona l’amo eternamente».

Il «Tredicesimo apostolo» della fiction dovrebbe salvare la Chiesa, che oggi vive un momento difficile: come pensa debba rinnovarsi?

«C’è urgente bisogno che si risvegli la fede. Dobbiamo riportare Gesù al centro della nostra vita, vivere e testimoniare il vero amore. È tempo che i sacerdoti diventino fontane di amore che riescono a dissetare i cuori. La grande sfida è realizzare il sogno di Gesù: che tutti siano felici. La Chiesa ha aperto un dialogo tra le religioni, esortando tutti a essere insieme pellegrini verso la verità. Non c’è pace tra le nazioni senza pace tra le religioni».

Cosa pensa del moltiplicarsi di credenze, misticismi e movimenti spirituali dedicati alla Madonna, come «IVI» e «Anima Universale», animate da preghiere gioiose?
«Mostra il bisogno di andare oltre la banalità che ci sta travolgendo.   Questo richiamo alla Madonna attraversa tanti popoli. Di fronte a una società matrigna emerge il bisogno di una madre. Bella è la preghiera di Gesù nell’ultima cena: che tutti siano una cosa sola! C’è un solo Padre, che protegge la sua famiglia, quella di tutti i popoli della terra. È questo il sogno di cui abbiamo bisogno oggi, in un mondo globalizzato».

La parola a Claudio Gioè: «Chi osa è premiato»

Claudio Gioè, protagonista della fiction nei panni del gesuita Gabriel, è raggiante per il successo.  «Un risultato che ci riempie di gioia e ci stimola a fare sempre meglio» commenta. «Il pubblico è diventato esigente, attento, critico ed espertissimo e ha premiato la qualità della fiction, che unisce evasione e temi importanti come fede e ragione. Per strada la gente mi fa i complimenti per i superpoteri del mio personaggio. C’è stato un piccolo calo fisiologico di ascolti nella seconda puntata, dovuto anche alla forte concorrenza sulle altre reti, ma è un ottimo risultato; è stata premiata la volontà di chi osa e sperimenta strade nuove». L’attore non si professa religioso: «Ho un profondo rispetto per chi crede, ma non seguo nessuna religione; ho il senso del sacro, che si può identificare anche con Dio, che mi proviene da uno spirito razionale e scientifico, che non impedisce di vedere la sacralità della vita». Claudio Gioè non ha seguito la fiction in tv: «Sono in tournée teatrale con “Eretici e corsari”, con Neri Marcorè nei panni di Giorgio Gaber e io in quelli di Pier Paolo Pasolini, tra poesie, canzoni, scritti, interviste e monologhi».

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Scritto da: Lucia Di Spirito

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