LACUNA COIL, l’intervista: il rock italiano, hit (negli Stati Uniti)
di Alessandro AlicandriFare musica rock in Italia equivale (comunque e in ogni caso) a essere di nicchia? A volte sì, sicuramente per i media. Non è questo però l’esempio dei Lacuna Coil, la band italiana più famosa al mondo che dal 25 gennaio è nei negozi con il nuovo album «Dark Adrenaline».
Il disco, che arriva dopo 15 anni di carriera, ha appena debuttato al 15° posto della mitica Billboard 200, la classifica degli album più venduti negli States. Si tratta del loro record, inferiore (per quanto riguarda gli artisti italiani) solo a quelli di Andrea Bocelli. Insomma, un successo made in Italy che vogliamo raccontarvi, oggi, con Cristina Scabbia, voce femminile della band.
Noi non possiamo considerarvi più, a questo punto, una band di nicchia. Voi?
«Mi fa piacere che ci diciate qualcosa del genere. C’è una barriera che divide chi come noi fa rock e metal e la musica considerata “per tutti”. Il problema è che spesso chi fa il nostro genere in Italia viene associato a un estro artistico “negativo”. È ora di sdoganare questa cosa perché nel mondo sono due generi considerati allo stesso livello, il nostro e il pop di Lady Gaga. Sarebbe bello che l’Italia si svegliasse».
La causa di questo problema qual è?
«È un problema certamente culturale. L’ambiente musicale italiano non è sviluppato tanto quanto in Inghilterra, in Francia, negli Stati Uniti. A parte gli artisti tradizionali, il grande pubblico ama gli internazionali più visibili. C’è esterofilia, ma che non va al di là dei grandi di cui si parla tanto nei media».
Nell’album avete inserito la cover dei R.E.M “Losing my religion”. Qualcuno nei forum l’ha definita un’operazione coraggiosa…
«Mi fa sempre sorridere quando si parla di coraggio di fronte a una cover, è solo una rivisitazione di un brano che apprezzi. È un omaggio a una canzone che stava perfettamente dentro l’album, la vorremmo riproporre tanto nei live. Non attribuiamo troppa importanza al fatto che questa canzone sia di fatto un cult. Tra l’altro è molto nostra, con un sound completamente diverso».
Voi non rifiutate, in qualche modo, il grande mercato italiano?
«Non ci siamo mai posti il problema, noi siamo sotto etichetta indipendente e non possiamo essere spinti dovunque per promuoverci. È il mainstream che si è avvicinato a noi. Noi siamo da sempre un gruppo anomalo, perché non siamo mai entrati nei cliché, nemmeno quello gothic che ci hanno affibbiato agli inizi. Noi siamo felici di essere esattamente a metà tra il pop-metal di nicchia e qualcosa di più esteso». (Intanto in Italia “Dark Adrenaline” è entrato al 19° posto, 4 posti in meno rispetto alla performance nella classifica americana, ndr)
Come descriveresti “Dark Adrenaline”?
«Riassume tutta la nostra storia, i passi fatti in questi anni. Nelle canzoni c’è l’influenza degli inizi, una cosa non pensata a tavolino perché a me l’hanno fatto notare i giornalisti ascoltando l’album in questo periodo di promozione. È un disco che riassume i Lacuna Coil, e che dimostra che siamo ancora capaci di sperimentare nelle voci e nel sound».
Quanti live avete fatto in questi anni?
«Abbiamo fatto un calcolo poco preciso, in questi 10 anni abbiamo fatto più di mille date nel mondo. Ma è approssimativo, siamo certi di averne fatte molte di più. La nostra vita ormai consiste nel scrivere un album e andare in tour per un anno e mezzo o due. E poi si registra l’album successivo. E adesso è tutto ancora più complicato perché ci sono tantissime band, tantissima concorrenza. Gli album sono disponibili illegalmente prima della loro uscita nei negozi, ma si cerca di andare avanti sempre con l’ispirazione giusta».
Per una band che per alcuni aspetti è più famosa all’estero che qui, come considerate il vostro Paese?
«Noi siamo fieri di essere italiani e cerchiamo, prima di tutto, di portare la voce e di aprire più porte possibili anche per un discorso di aiuto verso le band che verranno dopo di noi in questo contesto difficile. Prima di noi non esistevano band italiane con le nostre caratteristiche capaci di arrivare a tanto. Cercheremo di suonare di più in Italia, di certo non la snobbiamo, anzi. Ci tocca lavorare nei posti dove c’è più richiesta, purtroppo e per fortuna. Siamo e rimaniamo una band rock che canta sostanzialmente sempre in inglese».
Ma un passo più chiaro verso il nostro pubblico potrebbe essere fatto cantando nella nostra lingua…
«Non sarebbe onesto fare un pezzo italiano solo perché si vuole fare la cosiddetta “marchetta”. Noi abbiamo cominciato a cantare in inglese perché eravamo ispirati da band americane e inglesi. Non perché non ce la sentivamo di cantare in italiano. Anche in questo album c’è una parte cantata nella nostra lingua, ma non facciamo nulla di proposito per arrivare a un determinato mercato. Se qualcosa esce spontaneamente, la si fa, altrimenti no».
Ci sono artisti italiani con cui collaborereste?
«Mi piacerebbe poter fare qualcosa con i Subsonica, sono già nostri amici e mi piacerebbe poter fare qualcosa insieme. Ma in tutta onestà noi crediamo nelle collaborazioni naturali, che nascono da una reale intesa e delle buone idee condivise. Un esempio sono i Rezophonic, con i quali stiamo realizzando oltre che buona musica e concerti un sacco di progetti di solidarietà di cui siamo davvero molto fieri».









Andrebbe innanzitutto rivisto tutto il mondo ed il modo dell’ informazione musicale.
Il solo termine “rock” è così vasto ed abusato che da solo va soppesato ad ogni uso.
In Italia viene solitamente usato per Vasco o Ligabue o Piero Pelù.
I Lacuna Coil, che fanno un genere diversissimo da questi, lontano dal gusto comune nostrano, vengono necessariamente definiti “di nicchia”.
Loro come tanti altri.
In Italia abbiamo una storia musicale importante, senza dubbio, ma la cultura musicale è un’ altra cosa e non ci si può fermare a ciò che è stato o a ciò che rientra nei canoni comuni.
Manca, generalmente, la cultura e la conoscenza musicale.
Il risultato di questo è che tutto ciò che non è già stato stra-sentito diventa una cosa “strana”, se non addirittura “brutta”.
E’ per questo che i Lacuna Coil sono “di nicchia”.
Ma cosa ve lo dico a fare, a voi, che avete come riferimento Kekko (da notare le 3 “K”) dei Modà…
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Quoto pienamente, anche se il fatto che abbiano debuttato alla #19 da noi (loro miglior risultato, a parimerito con Karmacode) senza promozione da mainstream mi fa ben sperare. Secondo me con il passare degli anni, si potrà assistere ad un maggior apprezzamento per questo tipo di Rock e quando succederà, il mainstream non potrà esimersi dal non prendere sotto la sua ala anche loro e altri gruppi simili. Sono fiducioso….