MADONNA: il nuovo album «MDNA» ascoltato in anteprima da Sorrisi.com


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  • Madonna - Credits: Universal Music
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Il 26 marzo torna in scena Madonna. Lo fa con «MDNA», l’album di inediti più discusso e atteso del 2012. Si è detto tutto e il contrario di tutto nelle ultime settimane. Noi il disco l’abbiamo ascoltato. E ve lo raccontiamo in anteprima.Aperto il cd deluxe (che la Universal e Madonna ritengono essere la versione ufficiale, l’altra è solo quella più “economica”) troviamo un libretto di otto pagine con alcuni scatti dell’artista che già sono stati diffusi in rete. Nulla di più, se non i crediti.

La tracklist viaggia veloce e su due linee. Dove il ritmo è più incalzante, i brani sono meno intimi e club. E al contrario i brani più pop e “slow” sono quelli più personali e intensi. La distribuzione dei pezzi parte dal rischio, dalla trasgressione.

«Girl Gone Wild», il secondo singolo, ci fa capire immediatamente che stiamo tornando a riprendere concettualmente tutto il buono (ed era tanto) di «Confessions on a Dancefloor», dimenticando quasi del tutto l’esperienza «Hard Candy». Il team Benassi, protagonista del pezzo e delle cose più interessanti del disco, ci incanta. E spinge l’acceleratore.

Ma è con «Gang Bang» che Madonna (nel primo brano prodotto da William Orbit) si sporca davvero le mani, qui siamo praticamente dentro la tecno più elegante, notturna, club, sotterranea. Il suono è protagonista, la voce una guida. I bridge (questo in particolare, ma anche tutti quelli del disco) sono i più belli mai sentiti in un album pop negli ultimi anni.

«I’m addicted» è la dimostrazione che i fan di vecchia data sono stati ascoltati, e che «Give me all your luvin» era solo uno sgambetto alle potenzialità sperimentali che ancora può offrire Madonna. C’è complessità, dopo tre brani il gusto è forte, il corpo vuole ballare.

Se fosse continuato così, “MDNA” sarebbe stato un lavoro che avrebbe lasciato attoniti, persino troppo scossi. E in questo senso è Martin Solveig a ristabilire la calma e abbassare il battito cardiaco con la sua «Turn Up The Radio», dove l’identità del deejay francese è talmente esplicita che rende impossibile trovare una differenza con il suo repertorio precedente. Madonna voleva il suo stile, l’ha avuto.

Dato ormai per assodato “GMAYL”, ci tuffiamo nelle sonorità europee “alla Lady Gaga” di «Some Girls». Da questo momento in poi Madonna ripercorre il meglio della sua musica degli ultimi vent’anni, condensandola nei suoni e nelle idee. In «Superstar» il sound è estivo, freschissimo. Ricorda «Love Profusion», incanta con i suoi “Uh la la” ipnotici.

L’attenzione risale con la collaborazione (utile, sostanziosa) di Nicki Minaj in «I don’t give a…». La traccia è ricchissima. C’è il rock nell’introduzione del pezzo, c’è r’n'b non dozzinale, c’è una risalita nella qualità testuale. E un finale da incorniciare.

Quella bellezza espressiva la ritroviamo in «I’m a sinner», la nona traccia del disco. L’atmosfera musicale da elegantissimo happy hour, riempito di coretti, racconta (come spiega bene) il titolo quel senso di colpevolezza un po’ giocosa e un po’ no con una chiusura che ammicca alla litania dei santi. La nuova provocazione che lascerà il segno.

Se in «Love spent» si sente tanto la citazione di «Hung Up» e i richiami musicali che già evocava quel brano cult, in «Masterpiece» echeggiano le sonorità latine, con una spruzzata di Rihanna e l’uso della voce che fa tornare alla memoria il ’96 di Evita.

«Falling Free» è l’apice emotivo di questo percorso. Non c’è niente da ballare, c’è un testo vero, forte e una percezione del brano che più si avvicina all’approccio acustico. Il primo cd è gratificante, ma manca qualcosa, che troviamo nel secondo disco.

In «Beautiful Killer», vicina in qualche modo alla già nota «Die another day» c’è una dedica a Alain Delon. Sorpassata la brezza fresca di «I fucked up», è in «B-Day Song» (featuring M.I.A.) che ritroviamo un altro bel potenziale singolo. Madonna in questo caso dà un bellissimo schiaffo a tutte le dive “vintage pop” degli ultimi anni, proponendo a suo modo gli anni ’60/’70 più divertenti, in modo originale.

Non ci poteva essere chiusura migliore grazie a «Best Friend» (perdonateci se accantoniamo il remix di «Give Me All Your Luvin» degli LMFAO, un pezzo d’uscita che conoscete già bene). Provate a guardare la copertina mentre lo state ascoltando. È un brano manifesto di questo “MDNA”. Un brano forte, divertente, avvolgente, nuovo. Una conclusione ideale.

Ancora una volta l’Italia, grazie a Benny Benassi e a suo cugino Alle, si è resa competitiva con idee ed energia. In questo disco di Madonna ha fatto un ottimo lavoro, vincendo la partita con due goal in più rispetto a Francia e Inghilterra.

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Scritto da: Alessandro Alicandri

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