L’editoriale del direttore ALDO VITALI: «E adesso come farò senza Montalbano il giovedì? »
L’ altra sera a casa mia l’atmosfera ha preso improvvisamente una piega amara. No, non c’entra il fatto che il silenzio caduto dopo i titoli di coda del programma che stavamo seguendo è stato inopportunamente squarciato dalle trombe di «Porta a Porta». È che l’umore generale della famiglia si era guastato appena finita l’ultima puntata del Giovane Montalbano. Ora, chi sa che cosa vuol dire provare quello strano senso di disappunto tristanzuolo che da sempre pervade lo spettatore quando gli sparisce dal video il proprio programma preferito, ha ben presente a che cosa mi riferisco. È una sensazione di spaesamento e di vuoto, che provoca domande un po’ idiote destinate a restare senza risposta («e ora che faccio il giovedì sera?»). Persino i miei due cani, uno stravaccato sul tappeto, l’altro acciambellato sul divano, sembravano impietriti, condizionati dall’aria malmostosa del loro padrone. I sei episodi della serie sono piaciuti tantissimo a tutta la famiglia (come del resto a milioni di telespettatori) e il mio primo desiderio, in cerca di un po’ di sollievo, è stato quello di sapere per quanto tempo avrei dovuto farne a meno (la risposta è a pagina 18). Non ho capito come mai alcuni famosi critici televisivi abbiano trovato questa serie così-così. Per me tutta l’operazione è stata geniale, con quel gioco a rimpiattino nello scovare riferimenti, rimandi e differenze con le avventure del Montalbano che ha per protagonista Luca Zingaretti. Certo, il Montalbano «classico» è irrinunciabile, ma questo con Michele Riondino è altrettanto affascinante, con quella Sicilia meravigliosa a fare non tanto da sfondo quanto da coprotagonista. E non capisco proprio quelli a cui piace l’una e non l’altra: a me di Montalbano va bene tutto, che sia giovane o adulto, inedito o in replica.
Basta che torni presto.
av@sorrisi.com
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