L’editoriale del direttore ALDO VITALI: Iene, sostantivo femminile plurale

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C’è chi sostiene che alla fine della giornata, stremati da stanchezza e stress, il modo migliore per rilassarsi prima di andare a dormire sia quello di mettersi sul divano, possibilmente circondati dalla famiglia tutta allegra come nelle pubblicità, e seguire un programma che faccia pensare il meno possibile. Non è il mio caso, non sempre almeno (qualche volta sì, ma poi succede il patatràc e mi addormento direttamente sul divano), altrimenti uno dei miei programmi preferiti non sarebbe «Le Iene».
Le Iene mi fanno ridere, sì, mi divertono sì, ma fondamentalmente mi rimettono in circolo l’adrenalina, mi fanno saltare su e dire: «Ma questo mascalzone che ci fa ancora in giro?». Diciamo che rispetto al quadretto dipinto all’inizio di questo articolo una cosa in comune c’è: mia figlia di 21 anni, che in tv segue cose molto diverse da quelle che seguo io, ma che quando ci sono le Iene si indigna quanto me, con quello stupore adorabile dei giovanissimi, i quali ancora credono che gli imbroglioni, gli ignoranti e i prepotenti siano una minoranza senza speranza di farla franca.
Così, questa copertina dedicata alle Iene mi sembra il minimo di gratitudine nei confronti di un programma che mi piace ma che soprattutto considero benemerito (e che offre spunti al dialogo con i figli, il che è quasi un miracolo…). Perché, vi chiederete, abbiamo scelto di celebrare le Iene femmine, trascurando personaggi eccezionali come (ne dico uno tra i tanti) Enrico Lucci? Perché sarà per via di quel loro modo felino, per quella loro classe speciale o forse saranno le unghie, fatto sta che anche come Iene le donne finiscono per essere migliori di noi maschi.
av@sorrisi.com
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