KEKKO SILVESTRE racconta in un libro la storia dei MODÀ


Silvestre, Come un pittore

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Francesco Silvestre, Kekko dei Modà, con la figlia Gioia

Quella che Francesco Silvestre, Kekko dei Modà, racconta in «Come un pittore», il libro autobiografico in uscita l’8 maggio, è una storia vera, la sua e della sua band, ma sembra la sceneggiatura di un film alla Rocky. Nove anni di gavetta e due di straordinario successo (nel 2011 solo Vasco Rossi ha venduto più copie dei Modà) raccontati con sincerità e dovizia di particolari. Francesco Silvestre non ha lasciato fuori niente e nessuno, neppure gli episodi meno nobili di cui è stato protagonista mentre inseguiva il suo sogno. Domani ne parleremo con lui. Oggi, invece, vi anticipiamo i contenuti più curiosi delle 224 pagine di «Come un pittore» (Sperling & Kupfer), che il 10 maggio sarà presentato al Salone del Libro di Torino.

- Kekko andò al primo colloquio con una casa discografica, la DB One di Bergamo, con la sua Fiat Uno, detta «Scacciafighe»: non aveva il riscaldamento e in curva la portiera di destra si apriva da sola. Era il 2001.

- Il primo incontro tra Kekko e Diego Arrigoni avvenne davanti al cinema Arcadia di Melzo nel 2002. «Mi ricordava Tony dei Bee Hive» scrive Kekko dello storico chitarrista dei Modà.

- Kekko decise di intolare «Via d’uscita» il primo ep dei Modà, in omaggio all’omonima band di cui faceva parte Paolo Bovi, il primo tastierista del gruppo, ancora oggi al fianco dei Modà nel ruolo di fonico. Kekko era un grande fan dei Via d’uscita (ex Eclisse).

- Quando Kekko perde le staffe (nel libro succede diverse volte) si trasforma in una sorta di alter ego di nome Frankie. «La musica è così: tira fuori il meglio e il peggio di me. Al peggio ho dato un nome: si chiama Frankie».

- Kekko non ha mai pensato di tentare una carriera solista, neanche quando gli sarebbe convenuto. Dal primo incontro con Pippo Landrone della New Music (la casa discografica dei primi dischi) a quello decisivo con Lorenzo Suraci di Rtl, nelle trattative Silvestre ha sempre anteposto gli interessi della band ai propri.

- A Sanremo 2005, dove era arrivato senza l’appoggio della casa discografica, Kekko meditò di ritirarsi prima dell’esibizione: «Almeno avremmo fatto parlare di noi, un servizio di Striscia non ce lo toglieva nessuno». Ma mentre faceva la valigia scoprì una lettera di cui non si era accorto prima: era di sua madre. Si concludeva così: «Comunque vada per me hai già vinto. Ti voglio bene». E allora Kekko decise di restare.

- Dopo aver rotto con la casa discografica New Music, Kekko scoprì che l’amico Chicco (Enrico Palmosi), storico arrangiatore dei Modà, aveva collaborato al primo album degli Studio 3, boy band guidata da Andrea Vetralla (Vetro). Per Kekko fu un tradimento difficile da superare: sia perché con Andrea era nata da tempo una rivalità, sia perché gli Studio 3 incidevano per la New Music.

- Alla fine del 2007, quando il chitarrista Matteo «Tino» Alberti decise di lasciare la band e la musica, Kekko provò in tutti i modi a fargli cambiare idea. Era disposto anche a sciogliere i Modà per fondare un duo con Tino.

- Kekko racconta nei dettagli perché in concerto e su YouTube «Timida» (che in origine si chiamava «Estate») ha un testo diverso. Fu Suraci di Rtl a chiedere di cambiare il testo, che fu riscritto da Brando.

- Il primo incontro fra Kekko ed Emma Marrone avvenne a casa di Maria De Filippi.

- Kekko si sofferma spesso sulle persone che lavorano con i Modà dietro le quinte. Tra questi Fabio Italo, che da fan è diventato uno dei più stretti collaboratori della band: «Il database vivente dei Modà» scrive il cantante. «Sapeva addirittura più cose di me: il giorno delle nostre esibizioni, partecipazioni a eventi, date eccetera. Dal 2004 in poi non si era perso niente. Pazzesco. Era un tipo sveglio e gli affidammo la gestione della parte web». Che Fabio continua a seguire ancora oggi. Alla fine del libro Kekko si rivolge a lui con queste parole: «Hai sopportato me come pochi altri hanno saputo fare. Lo so che spesso ho un carattere di merda, ma ti voglio bene».

- Nelle pagine finali c’è spazio per un rammarico, protagonista Giuliano Sangiorgi dei Negramaro. C’erano anche loro a Sanremo 2005, e come i Modà vennero eliminati dopo la prima esibizione. In quei giorni nacque un’amicizia che negli anni si è raffreddata. «L’ultima volta che ci siamo visti ai Wind Music Awards di maggio 2011 mi ha a malapena stretto la mano. In ogni intervista sembra ci sia del rancore ogni volta che parla di noi» scrive Kekko.

- Nell’appendice Kekko commenta, canzone per canzone, la discografia dei Modà. Di «Al mercato», che apre l’ep d’esordio «Via d’uscita» dice: «Che canzonaccia, ancora oggi mi chiedo come ho fatto a scrivere una tale cagata». Di «Volevo dirti» rivela di averla scritta per il cugino, l’attore Davide Silvestri, prima che partisse per l’Isola dei Famosi (prima edizione).

- Tutti gli abitanti di Cassina de’ Pecchi (MI) e coloro che vi sono cresciuti (compreso chi scrive) dovrebbero leggere «Come un pittore». Kekko racconta la sua cittadina con affetto, descrivendone luoghi e persone. «È un paese con i controcazzi. Non lo dico perche ci sono cresciuto, lo dico perché e vero».

Francesco Silvestre, Kekko dei Modà, con la figlia Gioia

Quella che Francesco Silvestre, Kekko dei Modà, racconta in «Come un pittore», il libro autobiografico in uscita l’8 maggio, è una storia vera, la sua e della sua band, ma sembra la sceneggiatura di un film alla Rocky.

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Scritto da: antonio mustara

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    • Il duetto con Jarabe de Palo ha lo stesso inizio di “Whatever” degli Oasis. Direttore che ne pensa?

    • Su, stiamo parlando di un gruppo che ha fatto del deja-vu la sua impronta caratteristica…

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