JULIO IGLESIAS, intervista esclusiva: «Sogno un grande concerto all’Arena di Verona»


Julio Iglesias
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«C’è Sorrisi, che piacere!». Julio Iglesias ci accoglie come se Sorrisi fosse un caro amico che non vede da tempo. È vestito di bianco, abbronzato e a 68 anni sfoggia il sorriso sicuro del grande seduttore che ha stregato milioni di donne e venduto 300 milioni di dischi.

Ci fa sedere sul divano accanto a lui e appena vede le copertine e i servizi che Sorrisi gli ha dedicato nel corso degli anni, ecco riaffiorare tutti i ricordi dei suoi grandi successi italiani. «Ah, l’Italia, come mi manca!». Lo incontriamo in un grande albergo di Marbella, la località di mare più esclusiva dell’Andalusia, dove vive in una grande villa con la seconda moglie Miranda e i loro cinque figli. L’occasione è quella dell’uscita del suo nuovo album «1», due cd che contengono alcuni dei grandi successi in italiano e spagnolo scelti proprio per il pubblico del nostro Paese.

L’album è uscito in tutto il mondo in versioni diverse, perché Iglesias nella sua lunga carriera oltre che in spagnolo ha cantato in italiano, francese, portoghese, tedesco e persino in giapponese. È appena tornato da un lungo tour in America Latina. Un concerto dopo l’altro, ma al grande seduttore non pesa, anzi. Ha sempre amato il contatto diretto con il pubblico, specie quello femminile, sempre assiepato nelle prime file.

Signor Iglesias, lei è in tour in tutto il mondo… ma quando tornerà in Italia?
«Per me cantare in pubblico è una vera passione. A 68 anni sento sempre la stessa forza e la voglia di fare concerti. Ma non vengo in Italia perché non mi invitano. E poi non è ancora arrivato il momento giusto per tornare da voi. Non voglio cantare in un teatro davanti a 200 persone ma per tanta gente come faccio nel resto del mondo».

Ma com’è possibile? Lei è molto popolare in Italia…
«Lei è troppo buona…».

Però è vero, moltissima gente conosce le sue canzoni: «Manuela», «Sono un pirata sono un signore»…
«Questo è vero. Quando due anni fa ho cantato in Australia, su 10.000 persone, la metà erano italiani. Anche nei concerti americani, a Filadelfia e a New York, c’erano moltissimi italiani che mi dicevano: “Per noi è come se tu fossi italiano”. In effetti ho cantato moltissimo in italiano».

Perché nel nuovo album non ci sono le sue canzoni più famose?
«Saranno nel prossimo disco, le voglio ricantare tutte. Magari insieme a qualche artista italiano».

Da quanto tempo non canta in Italia?
«L’ultima volta è stato al teatro greco di Taormina quattro anni fa».

E da turista?
«Da turista ci sono stato anche l’anno scorso. Conosco benissimo il vostro Paese, d’altronde il mio primo album in italiano, “Se mi lasci non vale”, è del ’76».

Quella canzone, come molte altre del suo repertorio, è il manifesto del «latin lover»…
«Che vuol dire “latin lover”?».

Me lo spieghi lei.
«Anche se secondo me un “lover” non ha nazionalità, “Se mi lasci non vale” racconta una storia molto latina. Ma credo che nell’arte di amare gli uomini italiani siano dei professionisti. Io ho imparato molto da loro. Mi manca l’Italia e il suo spirito picaresco».

Dicono che lei sia molto sensibile alle belle donne.
«No, assolutamente no. Pensi che prima del volto di una donna, io guardo i piedi. Non sono interessato alla bellezza in sé, non seguo una logica precisa. Mi colpisce l’anima delle persone. In una donna noto il modo di fare, di comportarsi, l’intensità del suo sguardo. Ci sono donne non particolarmente belle ma molto affascinanti. Per esempio durante i miei concerti non noto le donne belle, ma quelle che hanno negli occhi i sentimenti e la passione che io esprimo nelle mie canzoni. Io non faccio i miei dischi per le donne belle, ma per tutte quelle che sentono la mia musica».

E le donne italiane?
«Le donne italiane sono fisicamente molto belle, molto passionali e hanno carattere: sono abituate a gestire gli uomini italiani. Sanno essere buone madri, ma sono anche molto femminili. In Italia la bellezza è ovunque».

Segue la musica italiana?
«Amo i grandi della vostra musica: Battisti, Mina, Milva, Vanoni, Tony Renis, Luigi Tenco, Modugno. Conosco bene anche Laura Pausini, abbiamo cantato insieme, ed Eros Ramazzotti. Conoscevo bene anche Lucio Dalla».

Che ricordo ha di Dalla?
«Io adoro Lucio. Per me “Caruso”, dopo “Volare” e “Ciao ciao bambina” di Modugno, è il simbolo della rinascita musicale di quell’Italia che canta con il cuore. Abbiamo cantato insieme “Caruso” in Messico e ogni volta che la interpreto il pubblico la sente tantissimo ed è sempre una delle più applaudite. Un artista che scrive e canta canzoni così è una persona di gran cuore, un poeta. La vita di Lucio non è stata facile, ha dovuto nascondere la sua omosessualità. Ma i sentimenti che esprimeva erano universali e toccavano tutti, uomini e donne».

Dove le piacerebbe cantare per il suo grande ritorno in Italia?
«All’Arena di Verona. Un luogo bellissimo e lo vorrei pieno di gente».

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Scritto da: Sara Casassa

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