C’è posta per te, la parola ai postini di Maria De Filippi


I postini di "C'è posta per te"
  • I postini di "C'è posta per te"

Una donna, quattro uomini. In comune una divisa e il compito, spesso arduo, di consegnare lettere a chi non se le aspetta. E a volte non le desidera nemmeno. Sono i postini di «C’è posta per te» e, per una volta, in quel bustone un po’ dispettoso hanno deciso di entrarci loro, messaggeri di se stessi e mittenti di (brevi) missive per Maria De Filippi.

Ci sono i veterani e i postini per caso, chi si fa coinvolgere, chi scappa dai cani rottweiler e chi si inorgoglisce spiegando che «i postini sono reperibili 24 ore su 24, proprio come i medici». Tra tutti ad avere la maggior anzianità è il bergamasco Maurizio Zamboni, animatore nei villaggi turistici, che racconta: «Ho fatto pure il numero zero, quello di prova. La produzione voleva capire se un animatore funzionasse meglio dei modelli che avevano scelto all’inizio».

Esperimento riuscito e lui da allora ha recapitato valanghe di inviti. «Ma capita anche di non riuscire a consegnarli. Una volta, per esempio, siamo rimasti appostati sotto casa di una persona per due giorni. Alla fine è sceso un vicino che ci ha detto: “O mi dite chi siete o chiamo la polizia”. Dopodiché abbiamo scoperto che il destinatario era partito per le vacanze e ce ne siamo andati».

«Noi postini parliamo al plurale perché quando partiamo in “missione” con ognuno di noi c’è una persona della redazione, una della produzione e quattro della troupe» spiega Gianfranco Apicerni, ex calciatore del reality «Campioni», ex tronista di «Uomini e donne» e ora postino a tre esami da una laurea in marketing. «Negli appostamenti cerchiamo di essere molto discreti, soprattutto nei piccoli centri e nei paesini, in modo da non dare nell’occhio e non insospettire nessuno. Che cosa occorre? Pazienza. Ma poi quella ci vuole in tutto, no?».

E naturalmente occorre anche saper andare in bicicletta. «Certo, facciamo solo 500 metri pedalando, ma un minimo di tecnica devi averla» annota Marcello Mordino, attore comico palermitano che grazie ai “grafomani” italiani che si rivolgono a Maria ha girato mezzo mondo. «Ho consegnato una lettera perfino in Namibia, in quell’incredibile deserto arancione. Era per conto di un padre che cercava il figlio avuto con una donna del luogo» continua. «E non è stata l’unica, più volte è capitato di doversi occupare di casi così intimi e delicati. Come postino sono arrivato in Australia, Israele, Venezuela, Miami, New York. E non sempre senza rischi. Una volta un ragazzo di un paese sperduto nell’interno della Sardegna non ha gradito, intimandoci: “Se non ve ne andate libero i pitbull!”. In questi casi un po’ di tecnica ciclistica ti serve eccome…».

Raffaella Mennoia è l’unica donna del gruppetto e non sempre ha il tempo di mettere in valigia anche un tocco di charme. «Partiamo all’improvviso, siamo sempre di corsa e io giro senza un filo di trucco e con i capelli selvaggi. Per non dire di tutte le consegne che ho fatto con indosso la divisa di qualche collega maschio. Sembro la postina rapper con i pantaloni cascanti». E non è finita: «Il fatto è che quando partiamo, divisa e bicicletta vengono caricate sul pullmino dalla produzione e qualche errore ci può scappare. Per non dire delle volte che le ruote si bucano o si svita il sellino. In quei casi è meglio chiudere l’audio del microfono per non sentire cosa riesco a dire. Una volta, in piena emergenza, mi sono pure fatta prestare la bici da una signora…».

Raffaella lavora nelle produzioni televisive di Maria De Filippi dal 1995, ma postina lo è diventata per caso 7 anni fa. «Fu quando la portalettere titolare se ne andò da un giorno all’altro. Lavoravo in redazione e quel giorno dovevamo fare una consegna importante. Non ci ho pensato su due volte, mi sono infilata la divisa e sono partita. Il destinatario poi non era mica uno qualsiasi. Era Alberto Sordi, il mio mito e il mito di ogni romano. Mi tremavano le gambe quando mi disse “A posti’, vie’ ’n po’ quà e fatte vede’”. Da allora tutte le altre consegne sono state una passeggiata». Anche perché i portalettere vengono tenuti all’oscuro di chi sia il mittente: «Meglio così, altrimenti rischiamo di fare danni» conclude Raffaella.

L’emozione però è sempre dietro l’angolo. Come ammette Oni Pustina, fisico statuario e occhi blu prestati per anni alle creazioni di Versace e Valentino e alle copertine di «Men’s Health» e da 9 edizioni postino di Maria: «Dopo 20 anni vissuti in Italia, sono tornato in Albania dove ho aperto una mia attività. Così il mio lavoro a “C’è posta per te” è rimasto l’unico vero legame con l’Italia. Ma ogni volta è una nuova emozione immaginare la storia che si nasconde dietro uno sguardo». 

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Scritto da: Cinzia Marongiu

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