Dan Brown, la parola ai traduttori di «Inferno»


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Esthel Roig, traduttrice catalana

Com’è stato per te questo periodo di “ritiro” dovuto al lavoro di traduzione? Quale privazione è stata più dura per te?
Il fatto di dormire in un hotel perso nel mezzo del nulla.

Hai fatto amicizia con i traduttori degli altri paesi? Vi siete scambiati delle idee sulle pagine che stavate traducendo? 
Ci siamo scambiati idee e abbiamo condiviso dubbi all’interno del bunker, ma non avevamo tempo libero da passare insieme.

Come passavi il tuo tempo libero fuori dal “bunker”? Hai trovato un ristorante o un posto a Milano dove ti piaceva andare?
Sono andata a Milano solo tre volte ed è stato fantastico vedere gente, negozi, ristoranti, ma ero troppo stanca per godermi queste cose a pieno. Ma andava bene anche così. La città mi piace, la conoscevo già.

Qual è la prima cosa che farai quando tornerai a casa?
Per prima cosa che farò sarà andare a riprendere il mio gatto a casa di mio fratello.

Axel Merz, traduttore tedesco

Com’è stato per te questo periodo di “ritiro” dovuto al lavoro di traduzione? Quale privazione è stata più dura per te?
Il fatto che non potevo fumare anche se a volte avrei voluto a causa delle circostanze anche se ho smesso 6 anni fa, a parte questo niente. Il libro era troppo emozionante.

Hai fatto amicizia con i traduttori degli altri paesi? Vi siete scambiati delle idee sulle pagine che stavate traducendo? Come passavi il tuo tempo libero fuori dal “bunker”? Hai trovato un ristorante o un posto a Milano dove ti piaceva andare?
Si’, siamo diventati amici con gli altri traduttori, abbiamo parlato molto della trama, abbiamo discusso certi fatti nel libro…e’ stata un’esperienza eccezionale, anche se ha significato passare Pasqua all’estero (di nuovo).

Qual è la prima cosa che farai quando tornerai a casa?
Non fumare sigarette perche’ ho smesso 6 anni fa. Scherzo. Coccolare i miei bambini. Fare sport. Rilassarmi. Godermi il fatto che “ce l’abbiamo fatta”!

Rainer Schumacher, traduttore tedesco

Com’è stato per te questo periodo di “ritiro” dovuto al lavoro di traduzione? 
Prima di tutto voglio ringraziare le persone della Mondadori. Hanno fatto un lavoro eccellente! Non sapevo cosa aspettarmi quando sono arrivato a Segrate per questo lavoro, e se devo essere onesto ero un po’ pessimista. Ma si e’ poi rivelato che tutte le mie riserve erano completamente infondate. Tutto lo staff della Mondadori, dalla security del “bunker” allo staff editoriale hanno fatto del loro meglio per farci sentire a casa e cosa posso dire: ci sono riusciti. Quindi di nuovo grazie e complimenti per tutto il vostro lavoro cosi’ ben fatto.

Quale privazione è stata più dura per te?
Ovviamente ci sono cose che mi sono mancate: la mia famiglia soprattutto e… devo ammetterlo, la birra tedesca.

Hai fatto amicizia con i traduttori degli altri paesi? Vi siete scambiati delle idee sulle pagine che stavate traducendo? 
E’ stato in effetti interessante incontrare traduttori di altri paesi. Di solito tradurre e’ un lavoro molto “solitario”. Non incontri mai altri traduttori. Penso che per noi sia stato emozionante vedere non solo come lavorano gli altri ma vedere realmente le persone che stanno dietro alla realizzazione di un libro. E si e’ dimostrato veramente di valore. E’ stato incredibile quanto talento e competenza era racchiuso in questa piccola stanza e c’era un vivace scambio di idee.

Come passavi il tuo tempo libero fuori dal “bunker”? Hai trovato un ristorante o un posto a Milano dove ti piaceva andare?
Sfortunatamente non abbiamo visto molto di milano, ma decisamente mi ha fatto venire voglia di tornarci, e lo faro’.

Qual è la prima cosa che farai quando tornerai a casa?
Mi veramente piaciuto il cibo a milano, sono in grande fan della cucina italiana in generale. Ma quando sono tornato a casa avevo un’incredibile voglia per i “puttes” di mia mamma, e’ un piatto tipico della zona di Rhineland, la regione della Germania dalla quale provengo. E credetemi, nemmeno il miglior ristorante di milano puo’ competere con questo piatto.

Carole Del Port, traduttrice francese

Com’è stato per te questo periodo di “ritiro” dovuto al lavoro di traduzione? 
E’ stata un’esperienza unica e fantastica. Una rara opportunita’ di lavorare in gruppo per diverse settimane e di essere in “immersione totale” nell’universo di Dan Brown. Dato che non avevo nulla di cui preoccuparmi ho potuto concentrarmi esclusivamente sul mio scopo: consegnare la miglior traduzione possibile per i lettori.

Quale privazione è stata più dura per te?
Essere lontana dalla mia famiglia e’ stato un po’ duro, ma anche un vantaggio permettendomi di dedicare tutto il mio tempo, la mia concentrazione per questo intenso progetto. Ero cosi’ concentrata sulla traduzione che non pensavo a dettagli come il mio cellulare e le mie poccole abitudini e potevo sempre uscire a fumare! La difficolta’ e’ stata piuttosto quella di abituarmi alla “reclusione”, alle ore di lavoro consecutive, pasti e trasporti.

Hai fatto amicizia con i traduttori degli altri paesi? Vi siete scambiati delle idee sulle pagine che stavate traducendo? 
Ho trascorso un periodo meraviglioso con gli altri traduttori, tutti sulla stessa barca! Abbiamo condiviso informazioni sulle parti piu’ difficili del testo, che sono state le stesse per tutti noi! Ho avuto veramente poco tempo per uscire e godermi la compagnia degli altri perche’ preferivo lavorare fino a tardi ed ero piuttosto stanca alla fine della giornata. Ma sono riuscita a condividere alcune cene con alcuni di loro (i piu’ vicini come hotel) e abbiamo avuto conversazioni molto interessanti su alcuni particolari temi – e controversi – del romanzo. Credo che rimarro’ in contatto con alcuni di loro.

Come passavi il tuo tempo libero fuori dal “bunker”? Hai trovato un ristorante o un posto a Milano dove ti piaceva andare?
Il tempo al di fuori del “bunker” era essenzialmente ridotto a nulla – colazione, cene a tarda ora (e mentalmente esausti) e confortevoli dormite!

Qual è la prima cosa che farai quando tornerai a casa?
Un grande abbraccio alle mie piccole e al mio caro marito! E una lunga dormita ristoratrice…

Dominique Defert, traduttrice francese

Com’è stato per te questo periodo di “ritiro” dovuto al lavoro di traduzione? Quale privazione è stata più dura per te?
Interessante, sorprendente a proposito della natura umana. Alcuni hanno scelto di soffrire, altri hanno scelto di trarne piacere…

Quale privazione è stata più dura per te?
Infernet!

Hai fatto amicizia con i traduttori degli altri paesi?
Certo! Con tutti quanti. Eravamo come marinai sulla stessa barca.

Vi siete scambiati delle idee sulle pagine che stavate traducendo?
Si’, per rassicurarci a vicenda.

Come passavi il tuo tempo libero fuori dal “bunker”?
Tempo libero!?!

Hai trovato un ristorante o un posto a Milano dove ti piaceva andare?
Milano? Dov’e’ milano? Forse in una galassia lontana lontana?

Qual è la prima cosa che farai quando tornerai a casa?
Baciare mio figlio.

Fabiano Morais, traduttore brasiliano

Com’è stato per te questo periodo di “ritiro” dovuto al lavoro di traduzione? Quale privazione è stata più dura per te?
La cosa piu’ difficile per me non e’ stata una privazione, quanto un cambio di routine, dato che come traduttore freelance che lavora a casa non sono piu’ abituato a gare il pendolare ogni giorno per andare al lavoro. E devo dire anche non poter usare internet sullo stesso computer sul quale stavo lavorando alla traduzione, questo e’ stato un po’ disturbante e strano specialmente all’inizio, ma poi mi sono abituato. A parte questo tutte le persone coinvolte in questo progetto sono state davvero di aiuto e facevano di tutto perche’ i traduttori fossero il piu’ a loro agio possibile nel “bunker”.

Hai fatto amicizia con i traduttori degli altri paesi? Vi siete scambiati delle idee sulle pagine che stavate traducendo? 
Per me la miglior parte di questo progetto e’ stato lo scambio di idee tra tutti i traduttori. Anche se ovviamente stavamo traducendo in diverse lingue la maggior parte dei temi e delle sfide che il libro ha presentato erano comuni in tutte le lingue. Fin dall’inizio c’e’ stato un vero senso di lavoro di squadra che credo abbia permesso a tutti i paesi ed editori di ottenere delle traduzioni migliori nelle rispettive lingue.

Come passavi il tuo tempo libero fuori dal “bunker”? Hai trovato un ristorante o un posto a Milano dove ti piaceva andare?
Io stavo nella zona dei Navigli che e’ molto vivace e pieno di ristoranti e posti dove andare. E’ stata un’esperienza molto carina ed e’ stato piacevole stare a Milano.

Qual è la prima cosa che farai quando tornerai a casa?
Farmi una bella dormita nel mio letto e alla fine riprendere la mia felice abitudine di traduttore freelance che non deve fare il pendolare ogni mattina per andare al lavoro!

Fernanda Abreu, traduttrice brasiliana

Com’è stato per te questo periodo di “ritiro” dovuto al lavoro di traduzione? Quale privazione è stata più dura per te?
Per me il cambiamento piu’ grande e’ stato lavorare nella struttura di una grande azienda. Come freelance non ci sono abituata. La gigantesca mensa della Mondadori e’ stata una scoperta! Ma certo stare lontana dalla mia famiglia e dagli amici e’ stata dura.

Hai fatto amicizia con i traduttori degli altri paesi? Vi siete scambiati delle idee sulle pagine che stavate traducendo? 
Si’ e’ stato un grande team, abbiamo scambiato idee tutto il tempo. Questa e’ stata la parte piu’ interessante di questa esperienza.

Come passavi il tuo tempo libero fuori dal “bunker”? Hai trovato un ristorante o un posto a Milano dove ti piaceva andare?
Per quanto riguarda milano e’ una citta’ deliziosa e sono stata felice di conoscerla un pochino meglio. E il cibo era fantastico!

Qual è la prima cosa che farai quando tornerai a casa?
Dormire nel mio letto

Alejo Montoto, traduttore spagnolo

Com’è stato per te questo periodo di “ritiro” dovuto al lavoro di traduzione? Quale privazione è stata più dura per te?
E’ stata una bella esperienza che capita una volta nella vita, ma anche piuttosto dura. Indubbiamente la parte peggiore e’ stata quella di stare lontano da mia moglie. E mon avere abbastanza tempo libero. Lavorare per cosi’ tante ore in un “bunker” e vivere in hotel ti disconnette un po’ dalla realta’ ed e’ un po’ strano… Ma si’, lo rifarei di nuovo.

Hai fatto amicizia con i traduttori degli altri paesi? Vi siete scambiati delle idee sulle pagine che stavate traducendo? Come passavi il tuo tempo libero fuori dal “bunker”? 
Tutti erano molto carini e di talento. Mi e’ veramente piaciuto lavorare insieme e abbiamo condiviso alcune idee sulla traduzione. Penso sia stato utile per tutti. E ci siamo anche divertiti. Sfortunatamente non ho potuto godermi molto tempo libero con loro. Ma almeno abbiamo condiviso molto pasti insieme alla mensa Mondadori.

Qual è la prima cosa che farai quando tornerai a casa?
Baciare mia moglie.

Annamaria Raffo – traduttrice italiana

Com’è stato per te questo periodo di “ritiro” dovuto al lavoro di traduzione? Quale privazione è stata più dura per te?
Il “ritiro” non mi è pesato, anzi, lavorare in compagnia con le colleghe italiane – con cui avevo già lavorato al precedente libro di Dan Brown, anche se ognuna da casa propria – ha reso decisamente più sopportabile un impegno così intenso… insomma, meglio chiuse nel bunker in tre che nello studio di casa da sola! Ammetto che, avendo un figlio adolescente, la requisizione del cellulare mi è pesata un po’, ma sapevo già che rientrava nelle misure di sicurezza, e comunque potevo uscire ogni tanto per chiamare casa e approfittarne per prendere una boccata d’aria. Ciò che mi è veramente pesato è stato restare seduta per tante ore. Lavorando a casa, ogni tanto ci si alza per fare qualche piccola cosa. Qui, avendo tempi stretti, si tendeva a “tirare” il più possibile e quindi a uscire solo lo stretto necessario dalla sala.

Hai fatto amicizia con i traduttori degli altri paesi? Vi siete scambiati delle idee sulle pagine che stavate traducendo?
Dopo un iniziale riserbo – per non dire diffidenza – da parte di tutti, durato qualche giorno, abbiamo cominciato a scioglierci e la curiosità ha avuto la meglio. Personalmente ho vissuto questa esperienza come un’opportunità per vedere come lavorano i colleghi (la traduzione è un’attività estremamente solitaria e questa è stata un’occasione per uscire dall’isolamento e confrontarsi con gli altri). Dopo qualche giorno, abbiamo cominciato a scambiarci opinioni su certi punti più impegnativi e tempo una settimana si è creato un clima cordiale. Non abbiamo avuto modo di frequentarci al di fuori del bunker, causa gli orari di lavoro massacranti e il fatto che alloggiavamo in zone molto distanti tra loro, ma verso la fine, quando abbiamo imparato a conoscerci meglio, ci sono stati momenti di condivisione (i risultati di una ricerca effettuata da uno di noi venivano “passati” agli altri) e di goliardia. Certe sere, complice la stanchezza, si veniva a creare un clima da “ricreazione tra la terza e la quarta ora”… davvero salutare!

Come passavi il tuo tempo libero fuori dal “bunker”? Hai trovato un ristorante o un posto a Milano dove ti piaceva andare?
Tempo libero?! Quale tempo libero? Lavorando tutte le sere fino alle otto, e qualche volta anche oltre, avevo giusto il tempo di saltare sulla navetta aziendale e mangiare un boccone prima di infilarmi a letto. Purtroppo non posso dire di aver assaporato la movida milanese… e mi è rimasta una gran voglia di fare un salto ai Navigli.

Qual è la prima cosa che farai quando tornerai a casa?
Una bella passeggiata per rivedere il mio mare e qualche giorno di riposo, poi mi tufferò in un altro libro.

Roberta Scarabelli – traduttrice italiana

Com’è stato per te questo periodo di “ritiro” dovuto al lavoro di traduzione? Quale privazione è stata più dura per te?
In realtà il mio è stato un “ritiro” solo parziale, perché abito a Milano e ogni sera rientravo a casa. È stato comunque impegnativo riorganizzare la vita famigliare, animali compresi, in base al nuovo orario di lavoro. Non ho patito per niente la “privazione da cellulare” (una piacevole sorpresa!), mi sono mancati molto di più la possibilità di avere l’accesso a internet dal mio computer e il silenzio e la concentrazione a cui sono abituata quando lavoro. Mettere insieme, nella stessa stanza, cinque gruppi di traduttori al lavoro crea una certa confusione e molte distrazioni, e il team italiano non era certo il più tranquillo…

Hai fatto amicizia con i traduttori degli altri paesi? Vi siete scambiati delle idee sulle pagine che stavate traducendo?
Si è instaurato un rapporto molto bello con gli altri traduttori, ad alcuni mi sono davvero affezionata e mi mancheranno quando ripartiranno. Naturalmente ci siamo confrontati spesso sui dubbi e sulle scelte traduttive: per me, che di solito lavoro da sola, è stata un’occasione di scambio davvero unica. Da questo punto di vista è stata un’esperienza molto formativa, che rifarei subito.

Come passavi il tuo tempo libero fuori dal “bunker”? Hai trovato un ristorante o un posto a Milano dove ti piaceva andare?
fine giornata mancavano sia il tempo sia le energie per approfittare della movida milanese, e siamo riusciti a passare solo poche serate insieme. Il locale in cui mi sono rilassata di più in questi due mesi è stata la mensa Mondadori, con il suo ottimo menu vegetariano, e questo la dice lunga sulla mia vita sociale di queste settimane…

Qual è la prima cosa che farai quando tornerai a casa?
E chi ne è mai uscito?

Nicoletta Lamberti – traduttrice italiana

Com’è stato per te questo periodo di “ritiro” dovuto al lavoro di traduzione? Quale privazione è stata più dura per te?
È stato un periodo molto piacevole, interessante e soprattutto insolito per noi traduttori, abituati a lavorare da soli e con orari del tutto personali. Il contatto con i colleghi è stato molto stimolante e spesso molto divertente. Qualche piccola difficoltà per me in effetti c’è stata: sveglia la mattina prestissimo, alla quale non sono abituata; causa freddo intenso, la necessità del cappotto per una sigaretta e/o per andare in bagno (lontano dal bunker); e soprattutto non potere ascoltare musica a tutto volume durante il lavoro. Però – dopo i primi due o tre giorni, molto formali – ho potuto lavorare come d’abitudine scalza, senza che nessuno si scandalizzasse.

Hai fatto amicizia con i traduttori degli altri paesi? Vi siete scambiati delle idee sulle pagine che stavate traducendo?
Il rapporto con i colleghi stranieri è stato estremamente cordiale: oltre al lavoro, ci sono state anche grandi risate, a volte magari un po’ isteriche per la stanchezza. E’ stato anche un rapporto produttivo: sì, è capitato che ci scambiassimo opinioni. A conclusione del lavoro è dispiaciuto un po’ a tutti separarci. Personalmente ho legato in modo particolare con i componenti del team brasiliano che, a lavoro ancora in corso, sono venuti a passare un week end qui con me a Ferrara.

Come passavi il tuo tempo libero fuori dal “bunker”? Hai trovato un ristorante o un posto a Milano dove ti piaceva andare?
Per quanto mi riguarda, di tempo libero non ne ho proprio avuto. La giornata lavorativa finiva alle 20.00 e arrivavo in hotel a Milano poco dopo le 21.00. A quel punto ero così stanca che la maggior parte delle volte non cenavo neppure. Un po’ di musica da Youtube sul portatile, doccia e a letto. E’ stato un mese di duro lavoro!

Qual è la prima cosa che farai quando tornerai a casa?
Coccole alla mia gattina, che mi era mancata moltissimo. Coccole al/dal marito. Una sigaretta, seduta comodamente sul divano, al caldo. Un bagno schiuma nella vasca di casa (in hotel c’era solo la doccia).

GUARDA IL VIDEO CHE RACCONTA IL MISTERO DEL BUNKER

Scritto da: redazione sorrisi

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