Emis Killa: l’intervista per «Mercurio», il nuovo album


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Emis Killa il 22 ottobre 2013 pubblica «Mercurio». Dopo il lancio per il web su YouTube dei brani «Wow» e «Lettera dall’inferno», è arrivato il primo singolo ufficiale per le radio, «Scordarmi chi ero». Mancano poche ore alla pubblicazione e aspettiamo con voi il momento del download (ufficiale) in digitale e dell’acquisto delle copie fisiche nei negozi.

Lui è cambiato tanto da quando a gennaio del 2012 lo abbiamo incontrato per la prima volta durante la promozione de «L’erba cattiva». Ha molti più tatuaggi, ha fatto molta palestra, ha ottenuto un disco di platino e, tra le altre cose, ha partecipato il 15 ottobre ai prestigiosi BET Hip Hop Awards negli Stati Uniti, ma il suo sorriso educato e gli occhi sono sempre gli stessi, quelli di chi vuole fare buona musica.

«Mercurio», che lo vede insieme con grandi artisti (J-Ax, Max Pezzali, Skin degli Skunk Anansie e Salmo, ma anche G.Soave e Duellz, meno noti ma fondamentali dal suo esordio in crew) ha 15 tracce e ùd è il risultato di un percorso di gestazione molto complesso.

Abbiamo parlato per un’ora con lui. Per farci raccontare anche cos’è cambiato in Emiliano Rudolf Giambelli. Oltre i disegni sulla pelle, nella sua persona e nell’artista.

Il secondo album è sempre il più difficile nella carriera di un artista, dice una canzone. Dopo un grande successo, è complicato lavorare a nuove canzoni.
«Beccato! Sì, ho avuto alcuni problemi a ricominciare a scrivere. Il punto è che mi sono ritrovato più volte con in mano dei duplicati di “Parole di Ghiaccio”. Avevo l’ansia, non sei più la novità e non puoi fare più quello che avevi fatto prima, ma nemmeno fare il passo più lungo della gamba con qualcosa di completamente fuori dagli schemi. Risultato? Un blocco mentale».

Avevi paura?
«Molta. Quando scrivi canzoni self made, e ne ho fatte quattro di produzioni così, non ci sono aspettative e non ci sono responsabilità. E a dirla tutta non è nemmeno un lavoro. Scrivi nella completa spontaneità e quell’atteggiamento alla fine è quello giusto, deve essere conservato anche quando le cose girano bene e la tua musica pure. Ho lottato tantissimo perché quella natura rimanesse intatta».

Come ne sei uscito?
«Ho pensato di tutto. Al fatto che non volevo fare canzoni che piacessero solo a me, che non volevo fare canzoni che piacessero solamente ai giovanissimi, volevo allargare il mio pubblico. E poi ho scritto solo delle cose che erano al di sotto delle aspettative. Poi ho fatto un viaggio con un amico e un grande autore italiano, Niccolò Agliardi».

Com’è andata?
«Lì ho rivisto tutte le mie priorità. Ed è nata “Ricordarmi chi ero”, quello che è a tutti gli effetti il primo singolo ufficiale e da lì è arrivata un sacco di roba che a me e ai discografici è piaciuta molto. E poi, ve lo dico onestamente, sono in un ambiente serio dove non c’è nessuno che mi viene a dire “hai fatto la hit” per farmi adagiare sugli allori. Sono spronato continuamente a dare il meglio».

Hai fatto ascolti nuovi che ti hanno ispirato?
«Mi è stata regalata una selezione dei più grandi album della storia della musica italiana. Da Fabrizio De André a Tiziano Ferro, è stato un passaggio importante per capire come si può fare grande musica senza perdere sensibilità negli anni. Ho apprezzato molto Cesare Cremonini, ma Jovanotti per me è come un faro, da sempre uno degli artisti che stimo di più in assoluto».

Che idea hai di questo tuo nuovo album?
«Ci sono artisti che, non so come, riescono a raccontare la vita degli altri. Io riesco a raccontare solo la mia. A volte penso che dovrei leggere ancora più libri, più giornali, poi penso anche che quando entri un po’ nel mercato discografico ti rendi conto che il vissuto è troppo vicino a quello che la gente già conosce di te. Hai poco nuovo vissuto da portare in un album. Ho provato a scrivere qualcosa ispirandomi agli altri ed è stato un fallimento, ho provato a raccontare ancora il mio passato e mi son detto troppe volte “questa l’ho già sentita”. Così ho lavorato per tirare fuori il mio presente. E spero di esserci riuscito».

Che aspettative hai su «Mercurio»?
«Dare al mio pubblico e a tutti un prodotto credibile, soprattutto per i più scettici. Quando si è giovani è complicato fare colpo su chi è più grande di te. È come quando devi dimostrare a un genitore che vali qualcosa. Ho fatto di tutto per non dimenticarmi di nessuno, in primis chi mi segue da sempre».

«Vietnam Flow» con Salmo ne è la dimostrazione.
«Salmo l’ho conosciuto prima che esplodesse come fenomeno. È una persona molto educata ma ha anche un modo suo di vedere il rapporto con i giornalisti, per esempio. È un ragazzo che sta nel mondo hardcore, con una linea di intenti che a volte sembra anti-tutto. Ma quello che poi esce quando ascolti la sua musica è che è un uomo intelligente e che merita tutto il rispetto dalla scena rap».

Farai molta promozione in giro per l’Italia?
«Sì, faremo 35 incontri nei negozi, gli in-store firma copie, tutti in un mese. E potrebbero diventare anche di più, ma sono pronto. Ho un modo di vedere le cose molto ordinato. Preferisco non mischiare troppo i live e la promozione. E con “L’erba cattiva” abbiamo faticato molto».

Come vanno di solito gli incontri con i fan?
«Benone. È impossibile considerarlo parte del lavoro. Firmare per due ore gli album che la gente compra spendendo dei soldi anche solo per incontrarmi e senza sapere ancora tutto quello che troverà dentro l’album può essere solo un piacere. Mi pongo in modo disponibile con tutti, essere gentili è l’unica cosa importante».

Qual è lo stato di salute del rap oggi in Italia?
«Sono diventati tutti rapper. Incontro gente a Vimercate che mi chiede le collaborazioni nei loro dischi di inediti. Da una parte è un piacere, vuol dire che il movimento hip hop qualcosa ha smosso in questi anni, dall’altra mi fa sorridere perché rapper non ci si può improvvisare».

E nel mercato discografico italiano?
«Il livello è alto, ci sono esempi fortissimi. Dai Club Dogo a Fedez, passando per Marracash, gli artisti validi sono tanti. Gli unici a essere peggiorati, e mi dispiace dirlo, sono solo gli hater, le persone che esprimono solo opinioni negative sul web».

Per quale motivo?
«Mi ricordo che una volta quando arrivavano delle critiche, che io cerco sempre di leggere perché c’è solo da imparare, arrivavano degli spunti importanti, facevi tesoro dei loro consigli. Oggi moltissime cose che vengono dette sul mio conto sono false oppure fanno capire che c’è forte ignoranza. È davvero un peccato, lo dico in tutta onestà».

Quali sono le cose di cui vai più fiero di questo disco?
«Gli arrangiamenti di Marco Zangirolami, bellissimi, l’esempio più bello è “Lettera dall’Inferno”, che viene tutto dalle sue mani. Ci sono brani molto intimi e profondi come la title track “Mercurio” ma non manca il divertimento di cui non riesco a fare a meno, come “Blocco Boyz” e “Straight Raidan”. E poi il duetto con Skin “Essere umano”, il pezzo dedicato a Balotelli “MB45″. Insomma, nonostante tutte le difficoltà iniziali, oggi posso dirmi davvero soddisfatto. Le cose, se le vuoi fare bene, non sono mai facili».

Scritto da: Alessandro Alicandri

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