25 Febbraio 2011 | 21:53

A tu per tu con James Franco, sex symbol di Hollywood e conduttore della Notte degli Oscar

Nuovo sex symbol di Hollywood, James Franco è lo straordinario protagonista di «127 ore», il «suspense movie» diretto da Danny Boyle dopo il successo di «The Millionaire». Un ruolo estremo, con un’interpretazione intensa che ha fatto guadagnare a James Franco la sua prima nomination all’Oscar. Domenica sera James sarà al Kodak Theatre in qualità di conduttore della Notte delle stelle al fianco di Anne Hathaway ma anche in quella di candidato alla statuetta per il miglior attore protagonista...

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A tu per tu con James Franco, sex symbol di Hollywood e conduttore della Notte degli Oscar

Nuovo sex symbol di Hollywood, James Franco è lo straordinario protagonista di «127 ore», il «suspense movie» diretto da Danny Boyle dopo il successo di «The Millionaire». Un ruolo estremo, con un’interpretazione intensa che ha fatto guadagnare a James Franco la sua prima nomination all’Oscar. Domenica sera James sarà al Kodak Theatre in qualità di conduttore della Notte delle stelle al fianco di Anne Hathaway ma anche in quella di candidato alla statuetta per il miglior attore protagonista...

25 Febbraio 2011 | 21:53 di

James Franco

Nuovo sex symbol di Hollywood, James Franco è lo straordinario protagonista di «127 ore», il «suspense movie» diretto da Danny Boyle dopo il successo di «The Millionaire» . Realizzato con soli 25 milioni di dollari ma candidato a ben sei Oscar, «127 ore» racconta di un arrampicatore americano che nel 2003 precipitò in un crepaccio rimanendovi intrappolato. Dopo cinque giorni e sei notti di agonia si rese conto che solo un gesto disperato avrebbe potuto salvargli la vita. Un ruolo estremo, con un’interpretazione intensa che ha fatto guadagnare a James Franco la sua prima nomination all’Oscar. Domenica sera James sarà al Kodak Theatre in qualità di conduttore della Notte delle stelle al fianco di Anne Hathaway ma anche in quella di candidato alla statuetta per il miglior attore protagonista. Un doppio impegno che lui affronta con distacco: «Come nomianto non ho che da incrociare le dita. E come conduttore farò del mio meglio ma l’idea che possa essere un fiasco non mi angoscia: in fondo, sarebbe solo in parte colpa mia. Gli autori ci stanno lavorando da più di sei mesi!».
Signor Franco, non ha mai avuto dubbi sul successo di questo film?
«In effetti gli studios erano molto scettici: non pensavano che una vicenda senza sesso, violenza o azione potesse funzionare, ma io sono sempre stato convinto della forza della storia. E sapere che dietro la macchina da presa ci fosse Danny Boyle mi ha fatto accettare senza esitazioni».
Che cosa l’ha sorpresa di più?
«La difficoltà di girare sempre nella stessa location. Per cinque settimane e 12 ore al giorno ero intrappolato nel crepaccio. Danny Boyle lo vedevo attraverso un monitor e lo sentivo grazie a un microfono».
Nel film c’è disperazione ma anche una certa dose di umorismo. Un espediente per alleviare la tensione?
«Alcune delle battute provengono direttamente dal vero Aron, ma Danny Boyle ne ha sviluppato il senso dell’umorismo, che allevia la tensione e la drammaticità delle scene e allo stesso tempo, per contrasto, le aumenta».
Le è mai capitato di sentire la morte vicina?
«Se mi è successo è stata questione di secondi. Non di giorni come per Ralston. Lui sì che in quel canyon ha visto sfilare davanti agli occhi l’esistenza, ha avuto modo di farsi domande sul senso della vita e della morte».
Anche lei ama gli sport estremi?
«Sono cresciuto nel nord della California e quando ero bambino mio padre organizzava spesso vacanze avventura nei boschi o sulle rive di qualche lago. Ci andavo, ma non mi divertivo. Perché sono un animale metropolitano. Ho bisogno di essere circondato da altri esseri umani e adoro la frenesia della città».
Che cosa ci può dire dei suoi prossimi film in arrivo?
«In “Your Highness”, con Natalie Portman, sarò un simpatico cavaliere medioevale. E con “The Rise of the Apes” entrerò anch’io nella saga de “Il pianeta delle scimmie”».
Lei sembra essere una persona molto riservata. Che rapporto ha con i paparazzi?
«A New York, dove vivo, è molto più semplice passare inosservati che a Los Angeles. E dato che la mia vita è priva di avvenimenti eclatanti vengo lasciato in pace. Quando non lavoro studio, sono iscritto a Yale. A chi può interessare un attore che frequenta regolarmente l’università?».

Le nomination agli Oscar

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