11 Giugno 2009 | 16:18

Al cinema con i deejay. Undici «voci» che hanno fatto la storia delle radio in Italia vedono in anteprima «I love radio rock»

Il 12 giugno arriva un film che li celebra. Noi glielo abbiamo mostrato in una proiezione riservata. Per poi chiedere: ma la vostra vita è davvero così sfavillante? E scoprire che...

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Al cinema con i deejay. Undici «voci» che hanno fatto la storia delle radio in Italia vedono in anteprima «I love radio rock»

Il 12 giugno arriva un film che li celebra. Noi glielo abbiamo mostrato in una proiezione riservata. Per poi chiedere: ma la vostra vita è davvero così sfavillante? E scoprire che...

11 Giugno 2009 | 16:18 di

deejay
Ecco gli 11 assi della radio italiana, nella sala proiezioni della Universal a Milano. Da sinistra in piedi: Federico l'Olandese Volante, Franco Nisi, Francesco Leto, Alex Peroni, Alvin, Nick the Nightfly. Seduti: Sergio Sironi, Dj Giuseppe, Federico Russo, Paoletta e Luisella Berrino (Foto Massimo Sestini/G.Neri)

Di solito si incrociano nell’aria, sotto forma di invisibili onde radio. Più raramente si incontrano dal vivo, davanti a una consolle. Sorrisi li ha portati al cinema: 11 voci delle più importanti emittenti italiane, un vero squadrone scelto per rappresentare tutte le anime dei deejay italiani. Grandi vecchi (come l’Olandese Volante di RTL), nuove leve (come Federico Russo di Radio Deejay), talenti comici (come Sergio Sironi di R101).
L’occasione? Imperdibile. È in arrivo «I love Radio Rock», un film che celebra il mito dei deejay e racconta la storia di… una radio pirata su una barca pirata. Già, è così che andavano le cose alle origini, in Inghilterra, nel 1965: per aggirare la legge, le emittenti private trasmettevano da navi fuori delle acque territoriali, come la mitica Radio Caroline.
Il film, dove svetta il premio Oscar Philip Seymour Hoffman, è un vero inno al mito dei deejay, visti come rockstar e anche di più: liberi pensatori che si oppongono ai governi bigotti con salutari dosi di trasgressione e goliardia. E con una fede nella musica che sfiora la religione. È ancora così? È questa la vita da deejay?
«A me non sembra!» dice Sergio Sironi. «Oggi il deejay è più organizzato, ingabbiato se volete e magari lascia le parti comiche  a programmi pensati apposta per la satira, come il mio “La carica”». «Beh, certo, oggi siamo meno goliardici e più responsabili» riflette Paoletta. «Difficilmente ci sentirete fare l’apologia dello spinello! Ma la passione per la musica, quella è rimasta la stessa».
«Il film è divertente e romantico, ma devo dirvi la verità: la vita su quelle barche era molto più dura» ricorda l’Olandese Volante, che su una radio pirata in mare ci ha lavorato davvero, al largo delle coste olandesi. «Si stava ancorati a quattro miglia dalla costa su una bagnarola arrugginita. Ogni sette giorni si tornava in porto a far provviste. Fatto il tuo programma, eri prigioniero in mezzo al mare. E di fan che arrivano in motoscafo per fare l’amore con i deejay, come nel film, neanche l’ombra…».
«Quello che è vero e che rivedo con nostalgia» racconta Luisella Berrino «è l’incredibile libertà di cui godevano i deejay allora: uno si faceva la scaletta secondo i suoi gusti, sul momento. Così era anche più facile diventare personaggi». Oggi invece? «Adesso i pezzi da mandare in onda li decide un programmatore musicale e le case discografiche dicono sempre la loro» dice Alvin con un filo di invidia nella voce.
Il film strabocca di goliardate che anche oggi non mancano: «Una volta ho inventato un genere musicale, chiamandolo “flaminch…”» ricorda Nick the Nightfly. «Ma io ho fatto di peggio» dice Alex Peroni. «Non mi sono accorto di essere in onda e ho mandato a ca… gli ascoltatori. Ero sbronzo. Poi ho scritto ai giornali sostenendo che la trasmissione era stata contraffatta dai pirati dell’etere, e mi hanno pure creduto…». Lo scherzo più gettonato? Dar fuoco al foglio delle news. «L’ascoltatore non lo vede, ma se ne accorge, perché il giornalista comincia a parlare sempre più veloce… per leggere le notizie prima che brucino!».
Comunque la storia del film, con legislatori ottusi che chiudono le emittenti, si è ripetuta anche da noi, come ricorda Franco Nisi. «Le radio libere dovevano lottare per sopravvivere. Una volta hanno addirittura tentato di chiudere quelle che trasmettevano tra i 104 e i 108 FM, sostenendo che disturbassero l’aeronautica militare… finché è arrivata una sentenza che le difendeva, in quanto mezzi della libertà di espressione. E da allora non si sono più fermate».
Né, giurano i nostri campioni, si fermeranno mai.

Paolo Fiorelli

(ha collaborato Barbara Mosconi)