20 Ottobre 2016 | 15:01

Meryl Streep conquista Roma

Alla Festa del Cinema di Roma si ride e si piange con Meryl Streep, cantante stonata in «Florence». E quando arriva lei, giornalisti in visibilio e pubblico adorante

 di Alberto Anile

Meryl Streep conquista Roma

Alla Festa del Cinema di Roma si ride e si piange con Meryl Streep, cantante stonata in «Florence». E quando arriva lei, giornalisti in visibilio e pubblico adorante

Foto: Meryl Streep in «Florence»  - Credit: © Festa di Roma / Nick Wall.NEF

20 Ottobre 2016 | 15:01 di Alberto Anile

Era la star più attesa e non ha deluso le aspettative. Meryl Streep ha accettato di venire alla Festa del Cinema di Roma per presentare il suo ultimo film, «Florence Foster Jenkins», e incontrare il pubblico in un incontro su attori e recitazione. Ma intanto ha conquistato la platea di giornalisti e blogger che l'hanno interrogata in conferenza stampa.

Sono lontani i tempi in cui qualcuno osava dire che Meryl Streep era troppo leziosa e smorfiosa. L'attrice americana, diciannove volte nominata all'Oscar e vincitrice di tre statuette (per «Kramer contro Kramer», «La scelta di Sophie» e «The Iron Lady»), continua a macinare un ruolo dietro l'altro, passando senza problemi da personaggi reali a favolistici, da angeli a mostri. La Florence Foster Jenkins del suo ultimo film (che uscirà il 22 dicembre col titolo ridotto «Florence») fa parte dei personaggi realmente esistiti, una mecenate newyorkese che nei primi anni 40 decise di mettersi a cantare: per nulla intonata, incise anche dei dischi che, nella loro sgraziata ridicolaggine, sono diventati dei classici. La signora ebbe fortuna, malgrado l'assoluta mancanza di talento, solo grazie alla passione che ci metteva, e che comunque traspariva dai suoi comici sforzi. «Credo che cantare senza passione sia un peccato», ha detto l'attrice in conferenza stampa, «ma farlo senza talento sia solo un errore».

Icona mondiale del cinema, applaudita e omaggiata a ogni risposta, Meryl Streep dice che la fama che l'accompagna non le è di peso, o almeno tenta di annullarla. «Soprattutto quando lavoro. Lì ci sono altri attori, e la recitazione è feeling reciproco, non possono esserci muri. Hugh Grant, mio partner nel film, prima di cominciare mi ha detto di aver paura, ma credo fossero solo stupidaggini per farmi un complimento. Sul set dimentico le battute, vado nella direzione sbagliata, pensano subito che non sono così brava come si dice e allora si rilassano tutti».

Foto: Meryl Streep e Hugh Grant in «Florence» - Credit: © Festa di Roma / Nick Wall.NEF

Grande amore per il nostro paese. «Tutti vorrebbero essere italiani. Ho adorato il vostro “Fuocoammare”, secondo me ha delle buone chance per l'Oscar. E tra le giovani attrici di oggi ne scelgo una vostra, Alba Rohrwacher, credo sia incredibilmente speciale».

Cos'è per lei fare cinema oggi, dopo decenni di film e ruoli interpretati? «Assolutamente la stessa cosa di quando ho iniziato», risponde. «Tutte le donne che ho interpretato hanno per me la stessa importanza. Sarà la perdita della memoria a breve termine, ma non mi sembra di percepire in me un calo di entusiasmo o di amore per i nuovi personaggi. Continuerò a farne finché qualche regista me ne vorrà proporre».

Mai pensato di passare alla regia? «Alcuni dei miei registi sosterrebbero che ho già provato a fare il loro lavoro», gongola (sui set le capita spesso di discutere con chi la dirige, compreso il regista di «Florence», il grande Stephen Frears). «Ma: no. Io amo solo recitare. Ammiro molto chi riesce a fare sia l'attore sia il regista ma questo doppio ruolo non fa per me. Per me recitare non è un lavoro, è quasi un piacere colpevole, un accumulo di curiosità, un volersi immergere in altre vite, comprendere gli altri, forse anche egoismo, chissà».

E alla fine della conferenza stampa, contrariamente a quanto fatto da altri blasonati colleghi, Meryl Streep rimane a lungo sul palco a filmare autografi e farsi riprendere dai cellulari (cosa che personalmente odia), sotto l'occhio teso degli uffici stampa e gli sguardi impreparati delle guardie del corpo. I più grandi sono sempre i più generosi.