08 Settembre 2016 | 22:14

Venezia, Leone alla carriera per Jean Paul Belmondo

Premiato da Sophie Marceau, è stato un'icona del cinema francese e internazionale, incarnando lo spirito di modernità della Nouvelle Vague francese

 di Angelo De Marinis

Venezia, Leone alla carriera per Jean Paul Belmondo

Premiato da Sophie Marceau, è stato un'icona del cinema francese e internazionale, incarnando lo spirito di modernità della Nouvelle Vague francese

Foto: Sophie Marceau e Jean Paul Belmondo sul red carpet a Venezia  - Credit: © Splashnews

08 Settembre 2016 | 22:14 di Angelo De Marinis

Cammina a fatica, si muove con il bastone o su una sedia a rotelle, ma quando sorride è sempre lui. Jean Paul Belmondo, 83 anni, interprete di film indimenticabili, è stato premiato giovedì 8 settembre alla Mostra di Venezia con il Leone alla carriera. Il premio gli è stato consegnato dall'attrice francese Sophie Marceau prima della proiezione di “Le voleur” (“Il ladro di Parigi”, 1965) di Louis Malle. A partire da quest'anno, infatti, il Festival ha deciso l'attribuzione di due Leoni d'Oro alla carriera in ciascuna delle edizioni future della Mostra: il primo assegnato a registi o appartenenti al mondo della realizzazione, il secondo a un attore o un'attrice.

Jean-Paul Belmondo, icona del cinema francese e internazionale, ha incarnato più di chiunque altro lo spirito di modernità portato dalla Nouvelle Vague parigina. Attraverso gli straniati personaggi di “A doppia mandata” (“A` double tour”, 1959) di Claude Chabrol e “Il bandito delle 11” (1965, in concorso a Venezia) di Jean-Luc Godard, o “La mia droga si chiama Julie” (1969) di Francois Truffaut.

Ma è soprattutto impersonando Michel Poiccard/Laszlo Kovacs in “Fino all'ultimo respiro” (1960) di Jean-Luc Godard, Belmondo ha imposto la figura di un antieroe provocatorio e seducente, molto diverso dagli stereotipi hollywoodiani ai quali lo stesso Godard si ispirava. La sua recitazione estroversa gli ha consentito poi di interpretare alcuni dei migliori gangster del cinema poliziesco francese, come in “Asfalto che scotta” (1960) di Claude Sautet, “Lo spione” (1962) di Jean-Pierre Melville e “Il clan dei marsigliesi” (1972) di Josè Giovanni, ottenendo un enorme successo popolare con i molti film successivi, da “L'uomo di Rio” (1964) di Philippe de Broca a 'Il poliziotto della brigata criminale' (1975) di Henri Verneuil, da 'Joss il professionista' (1981) di Georges Lautner a 'Una vita non basta' (1988) di Claude Lelouch.

"Un volto affascinante, una simpatia irresistibile, una straordinaria versatilità - ha dichiarato il direttore Alberto Barbera nella motivazione - che gli ha consentito di interpretare di volta in volta ruoli drammatici, avventurosi e persino comici, e che hanno fatto di lui una star universalmente apprezzata, sia dagli autori impegnati che dal cinema di semplice intrattenimento".