12 Marzo 2015 | 17:06

Blackhat, dietro le quinte del film con Chris Hemsworth

Al cinema dal 12 marzo, il film di Michael Mann racconta una storia di un hacker alle prese con la criminalità organizzata

 di Marianna Ninni

Blackhat, dietro le quinte del film con Chris Hemsworth

Al cinema dal 12 marzo, il film di Michael Mann racconta una storia di un hacker alle prese con la criminalità organizzata

12 Marzo 2015 | 17:06 di Marianna Ninni

Difficile etichettare un regista come Michael Mann all’interno di un unico genere. Nel thriller Collateral ha diretto Tom Cruise nei panni di uno spietato killer che, a bordo di un taxi e nel corso di un’unica notte, se ne andava in giro nella cupa Los Angeles per uccidere 5 personaggi chiave di un processo che non doveva farsi; in Heat – La sfida, ha puntato tutto sul talento di due grandi interpreti come Al Pacino e Robert De Niro per raccontare la vicenda di un poliziotto che dà la caccia a un temuto criminale in un crime movie adrenalinico e dal ritmo incalzante; in Alì,dirige invece Will Smith in un biopic drammatico dove si racconta la vera storia del pugile Cassius Clay. Ma tra i film del regista americano ci sono anche Miami – Vice, Nemico Pubblico e Insider – Dietro la Verità.

Dopo diversi anni di assenza dalla scena cinematografica, Michael Mann torna con Blackhat, film in uscita al cinema il 12 marzo, in cui dirige Chris Hemsworth, noto soprattutto per il ruolo di Thor, e per quello dello sfrontato pilota di Formula 1 James Hunt in Rush di Ron Howard.

In Blackhat, termine che indica un hacker immorale, l’attore veste appunto i panni di un hacker di nome Nicholas Hathaway, ingaggiato insieme a un gruppo di giovani americani e cinesi con il compito di riconoscere e sventare una pericolosa rete di criminalità informatica. Nel film ci sono anche Viola Davis, Wang Leehom e Tang Wei. Nell’attesa di scoprire se anche Blackhat sarà all’altezza dei precendenti film diretti da Michael Mann, ecco 5 dietro le quinte sul film.

1.

Come tutto ebbe inizio

Nel 2010, un malware chiamato "Stuxnet" è stato utilizzato dal governo statunitense per danneggiare e sabotare una centrifuga nucleare iraniana. Il regista ha spiegato che il drone è stato impiantato dagli americani in collaborazione con un gruppo di israeliani, e che si è trattato di un drone invisibile i cui reali effetti si sono manifestati solo 18 mesi dopo l’attacco.
2.

Michael Mann ama raccontare la realtà

Se c’è una cosa che il regista ama fare è andare a fondo delle questioni. Ancor di più se hanno un qualche legame con la realtà che ci circonda. Interessato a raccontare quello che è l’universo degli hacker, Mann si è interrogato sulle ragioni che spingono un qualunque soggetto dotato di grandi abilità tecniche e di una connessione super veloce a causare danni di questo genere. La risposta è semplice quanto banale. Sfida. A confermarlo al regista americano è proprio un ragazzo di 16 anni che ha così spiegato le sue motivazioni: “Mi state dicendo che non posso fare questa cosa? Volete Scommettere?”. Insomma la voglia di sfidare il sistema prevale su tutto il resto.
3.

Il codice che si vede nel film è reale

L’hacker Kevin Poulsen ha raccontato di aver lavorato personalmente al codice che si vede in alcune scene del film dicendo: “Quando si lavora con Michael Mann, sai bene di lavorare con un regista che vuole che tutto sia il più reale e il più autentico possibile”.
4.

Chris Hemsworth in prigione

Per lavorare sul suo personaggio, Chris Hemsworth si è recato insieme al regista presso il penitenziario di Stateville in Illinois dove ha trascorso del tempo per capire cosa e come cambia una persona che vive questo tipo di esperienza. “Si tratta di un luogo con le proprie regole” ha spiegato Hemsworth. “Un luogo spaventoso e intimidatorio. La persona che sei quando entri in prigione è decisamente diversa da quella che sei quando esci.”
5.

Le location del film

Con una produzione durata circa 66 giorni e 74 location in quattro paesi diversi, Blackhat è sicuramente uno dei film più ambizioni di Michael Mann. “Se è reale per gli attori, è tutto reale anche per gli spettatori" ha spiegato il regista motivando così la sua scelta di girare direttamente in diverse location. Dopo i primi giorni a Los Angeles, troupe e cast si sono spostati a Hong Kong dove hanno soggiornato per circa 26 giorni, in Malesia per una breve tappe e infine a Giacarta dove le riprese del film sono proseguite per circa 10 giorni.