Home CinemaCannes 2013, il Festival verso la volata finale tra sorprese, conferme e qualche delusione

22 Maggio 2013 | 08:57

Cannes 2013, il Festival verso la volata finale tra sorprese, conferme e qualche delusione

A una settimana esatta dall’inizio del Festival del Cinema (che si concluderà domenica 26 con l’assegnazione della Palma d’oro) è arrivato il momento di fare il punto della situazione tra film favoriti e delusioni inaspettate...

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Cannes 2013, il Festival verso la volata finale tra sorprese, conferme e qualche delusione

A una settimana esatta dall’inizio del Festival del Cinema (che si concluderà domenica 26 con l’assegnazione della Palma d’oro) è arrivato il momento di fare il punto della situazione tra film favoriti e delusioni inaspettate...

Foto: Nicole Kidman in giuria a Cannes 2013

22 Maggio 2013 | 08:57 di Redazione

A una settimana esatta dall’inizio del Festival del Cinema (che si concluderà domenica 26 con l’assegnazione della Palma d’oro) è arrivato il momento di fare il punto della situazione tra film favoriti e delusioni inaspettate.

Hanno già vinto
Il premio degli applausi più caldi lo hanno già vinto «Le Passé» dell’iraniano Asghar Farhadi, giallo sentimentale con la bravissima Bérénice Bejo (era la Peppy Miller di «The Artist»); «A touch of Sin» di Jia Zhangke, ritratto di una Cina dove cresce l’economia, ma anche la violenza; «Miele» di Valeria Golino, con Jasmine Trinca; «Blood Ties», dove Owen Wilson e Billy Crudrup reinterpretano Caino e Abele nei panni di due fratelli, uno poliziotto e l’altro bandito, nella New York degli anni Settanta.

Sono piaciuti, ma hanno anche diviso (il che in fondo è un segno di vitalità), «Il Grande Gatsby» con Leonardo DiCaprio, «La Grande Bellezza» di Paolo Sorrentino e «Grisgris», storia africana che arriva dal Ciad. Così così il «Mentre morivo» che James Franco ha tratto dal grande romanzo di William Faulkner.

Delusioni
Se in giuria ci fosse Joe Bastianich di «Masterchef», diversi film si sarebbero già beccati il suo classico «Mi stai deludendo». A Cannes i critici lo hanno detto ai fratelli Coen, che in «Inside Llewin Davies», nel raccontare la storia di un eterno aspirante cantautore, sulla scena dylaniana del Greenwich Village anni Sessanta, sono meno in forma del solito. O a Valeria Bruni Tedeschi, che in «Un Chateau en Italie» racconta (di nuovo, dopo «È più facile per un cammello…»!) la decadenza di una famiglia nobile e ricca e lo spaesamento dei suoi membri, incapaci di
trovare un posto nel mondo. Solo alcuni sprazzi di humour (tutti incentrati sull’ansia di maternità della protagonista) sono azzeccati. E non aiuta il fatto che i poveri del film siano tutti dipinti come viscidi parassiti, che prima sfruttano e poi denigrano la povera famiglia decaduta, ridotta addirittura (omioddio!) a vendere all’asta il Bruegel del salotto per la miseria di due milioni di euro.

Sia chiaro, questo non esclude i titoli citati dalla possibilità di un premio: le decisioni della giura di Cannes (presieduta quest’anno da Steven Spielberg, c’è anche Nicole Kidman, in foto) sono sempre imperscrutabili. Ma per «Tip Top», commedia gialla con Isabelle Huppert, farcita di humour comprensibile solo ai transalpini (infatti hanno riso solo loro, e poco) il «Mi stai deludendo» non basta. E bisogna ricorrere al «Vuoi che io muoro???».

Shock
Da qualche tempo Sorrisi mette in guardia i lettori dai film più duri, accompagnandoli con un bollino che recita «Attenzione – contiene scene violente!». Ma per il film messicano «Heli» dovremo inventarne un altro che dica, per esempio: «Attenzione, contiene una scena di tortura lunga, dettagliata e assolutamente insopportabile». Del resto è questo che fanno davvero i cartelli della droga in Messico (con centinaia di vittime ogni anno). E si ricade nel solito dilemma: è giusto porre un limite alle scene di violenza? O significa edulcorarla? In ogni caso, un film per stomaci
fortissimi.

In arrivo
I prossimi concorrenti più attesi? «Solo Dio perdona» con Ryan Gosling, «Venere in pelliccia» di Roman Polanski, «Only Lovers Left Alive» di Jim Jarmusch, «Nebraska» di Alexander Payne» (quello di «Sideways» e «A proposito di Schmidt»), «The Immigrant» di James Gray (quello di «I padroni della notte»)…

Divagazioni musicali
Ci ha colpito, e non possiamo tacerlo: al Festival va fortissimo la musica italiana. Ma quella di trent’anni fa. Per esempio nel thrillerone familiare «Blood Ties», con Owen Wilson e Billy Crudup, la scena più violenta, quella di una sanguinaria rapina, è accompagnata da «In ginocchio da te» di Morandi, con ovvio effetto straniante. Ma Gianni lo sapeva, quando ha concesso i diritti? Rita Pavone appare nei titoli di coda di «Un chateau en Italie» per cantare, vestita da Gianburrasca, «Viva la pappa col pomodoro» (del resto il film ci aveva già rifilato a più
riprese «Che bambola!» di Fred Buscaglione). In «La Grande Bellezza» si balla sulle note di «A far l’amore comincia tu» della Carrà. Ma un bel Fabri Fibra no?