Home CinemaClaudio Bisio in «Benvenuto Presidente!»: «Tranquilli, al Quirinale ci vado io»

21 Marzo 2013 | 10:22

Claudio Bisio in «Benvenuto Presidente!»: «Tranquilli, al Quirinale ci vado io»

Nel nuovo film è un uomo comune che diventa Presidente. «La storia sembra ispirata al movimento di Grillo» ammette l’attore. «Ma posso giurare che le riprese sono finite prima delle elezioni»

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Claudio Bisio in «Benvenuto Presidente!»: «Tranquilli, al Quirinale ci vado io»

Nel nuovo film è un uomo comune che diventa Presidente. «La storia sembra ispirata al movimento di Grillo» ammette l’attore. «Ma posso giurare che le riprese sono finite prima delle elezioni»

21 Marzo 2013 | 10:22 di Redazione

Tecnicamente potrebbe anche succedere: per essere eletto Presidente della Repubblica non è necessario essere onorevole. Di certo accade al cinema: in «Benvenuto Presidente!», la nuova commedia di Riccardo Milani, regista di successi tv come «Una grande famiglia» e «Volare – La storia di Domenico Modugno», i maneggi della malapolitica eleggono a larga maggioranza tale Giuseppe Garibaldi. Al Quirinale arriva così Peppino, un montanaro omonimo dell’Eroe dei due mondi, un bibliotecario dal cuore candido e dalla battuta pronta interpretato da Claudio Bisio.

Un uomo comune alla guida del Paese. Avete pensato al movimento di Grillo?
«So che lo diranno tutti, ma sarebbe stato impossibile. Il film è stato pensato e scritto anni fa, chi poteva immaginare che le elezioni del febbraio 2013 sarebbero andate così?».

Però si sapeva che il settennato di Napolitano era in scadenza.
«Quello sì. Nel 2009 Nicola Giuliano, il produttore, mi disse che sarebbe stato bello fare uscire il film poco prima che Napolitano esaurisse il mandato».

Prima di voi è uscito al cinema il film «Viva la libertà», tra poco arriverà «Passione sinistra»: altre due commedie in cui si parla di politica. Un caso?
«La sana e grande commedia all’italiana, che si cita forse fin troppo, ha sempre parlato dei difetti della nostra società, toccando anche la politica e l’attualità. Oggi forse queste commedie sono sintomo di un momento di svolta nel Paese»

Si va contro la politica o la politica interessa sempre di più?
«Credo più la seconda risposta. Ci vorrebbe un grande cambiamento. Non ho votato Grillo ma su tante cose ha ragione, c’è bisogno di una rivoluzione, in senso positivo. Se però poi bloccano tutto, non mi troveranno a favore»

Il soggetto è stato scritto anni fa, ma è difficile non pensare ai grillini quando nel film lei dice: «Uno come me può dare solo la scossa, per questo mestiere ci vuole qualcuno preparato».
«La battuta era scritta così fin dall’inizio, è il significato che col tempo è cambiato. La differenza con i grillini è che si tratta di gente che si impegna in prima persona mentre Peppino, al contrario, viene pescato dalla politica suo malgrado. Anche loro però alla fine dicono che torneranno a fare il loro vecchio mestiere, come succede al mio personaggio».

Nel monologo fatto a Sanremo ha gridato «tutti a casa!» non ai politici ma ai loro elettori. Oggi quel monologo sembra il trailer del film.
«Non c’era nulla di calcolato, sono due cose completamente diverse. Però è vero che le parole che dice nel film Peppino, anche se sono state scritte dallo sceneggiatore Fabio Bonifacci, coincidono abbastanza con quello che penso nella vita, e che il monologo fatto a Sanremo, seppur scritto insieme con Michele Serra, coincide perfettamente con il mio pensiero».

Sembrava emozionato, sa?
«Non usi eufemismi, me la facevo proprio sotto, nonostante i miei 30 anni di mestiere. A teatro puoi fare tante prove e tante repliche, lì andavo una volta sola e in diretta. Quando ho detto: “Tutti a casa! Sono bugiardi, danno sempre la colpa agli altri!” mi aspettavo una qualche reazione: è partito quel grande applauso e mi sono spaventato. Quando poi ho aggiunto: “Ma no, cosa avete capito, io parlavo degli elettori, parlavo di noi” non sono arrivati a fischiare come con Crozza ma ho sentito un po’ di ostilità. E poi non era il mio pubblico abituale, la platea dell’Ariston non è la stessa di “Zelig”».

A proposito di «Zelig», quando lo ha lasciato ha detto, un po’ commosso, che si sarebbe preso una pausa per fare altre cose. A che cosa si riferiva?
«Al teatro, che mi manca da tempo. È un anno e mezzo che vado scribacchiando un nuovo spettacolo, ma nel frattempo mi è capitato tanto cinema. Ho già in programma un altro film, e un altro ancora lo girerò probabilmente in autunno. So bene che al primo flop tutte queste sceneggiature sul tavolo scompariranno, ma di certo non riuscirò a fare teatro nella stagione 2013-2014».

E lei chi vorrebbe come Presidente della Repubblica?
«Non faccio nomi, ma mi piacerebbe che fosse una donna».