23 Gennaio 2013 | 13:55

Django Unchained, le risposte a tutte le vostre domande sul nuovo film di Quentin Tarantino

Il primo weekend al cinema di «Django Unchained» è stato davvero un successo: tre milioni e mezzo di euro di incasso per il nuovo film di Quentin Tarantino, ambientato alla vigilia della Guerra Civile Americana. La storia di vendetta di uno schiavo diventato cacciatore di taglie che cerca di liberare la moglie, vittima di uno schiavista del […]

 di

Django Unchained, le risposte a tutte le vostre domande sul nuovo film di Quentin Tarantino

Il primo weekend al cinema di «Django Unchained» è stato davvero un successo: tre milioni e mezzo di euro di incasso per il nuovo film di Quentin Tarantino, ambientato alla vigilia della Guerra Civile Americana. La storia di vendetta di uno schiavo diventato cacciatore di taglie che cerca di liberare la moglie, vittima di uno schiavista del […]

Foto: 888893_1 SIRIO_Mondadori 254 169 300 3000 2000 RGB Omaggio Django unchained Servizi AME_2012_5273 Diritti Agenzia

23 Gennaio 2013 | 13:55 di

Il primo weekend al cinema di «Django Unchained» è stato davvero un successo: tre milioni e mezzo di euro di incasso per il nuovo film di Quentin Tarantino, ambientato alla vigilia della Guerra Civile Americana. La storia di vendetta di uno schiavo diventato cacciatore di taglie che cerca di liberare la moglie, vittima di uno schiavista del Mississippi, con l’aiuto di un dentista tedesco. Dopo la visione vi è rimasto qualche dubbio? Volete soddisfare tutte le vostre curiosità sul sanguinario «southern» con Jamie Foxx? Eccovi serviti.

Da dove viene il nome Django?

Django è il protagonista di un western italiano diretto nel 1966 da Sergio Corbucci, la cui opera sarà raccontata in un libro a cui sta lavorando lo stesso Tarantino. Il nome di Django è stato utilizzato in numerosi film successivi, molti dei quali non avevano niente a che vedere con l’antesignano. Due decenni dopo è uscito un autentico sequel intitolato «Django 2». Il nome era già stato omaggiato dal grande regista giapponese Takashi Miike in «Sukiyaki Western Django» nel 2007: nel cast di quest’ultimo film c’è anche Quentin Tarantino.

Come mai Franco Nero appare nel film in un cameo?

Franco Nero era l’interprete originale di «Django» di Corbucci.

Quali altri film vengono citati?

Come per ogni film di Tarantino, la lista è lunghissima: non ci sono i soliti riferimenti espliciti (il film è ambientato prima dell’invenzione del cinema!) ma sono molti i titoli omaggiati più o meno implicitamente, soprattutto attraverso le musiche ma non solo. Sul sito Imdb è già presente un elenco. La comparsa della grande scritta «Mississippi» sulle immagini degli schiavi trascinati nel fango secondo molti è un riferimento a «Via Col Vento», il cui titolo appare sullo schermo in modo simile: il film, dopotutto, restituiva un’immagine piuttosto rassicurante della schiavitù negli Stati Uniti prima della Guerra Civile, un’immagine che si è imposta con forza nell’immaginario del Novecento.

I personaggi sono antenati di quelli degli altri film di Tarantino?

Come sanno bene i suoi fan, il regista si diverte da sempre a inserire nelle sue sceneggiature elementi che suggeriscono conoscenze o addirittura parentele tra i personaggi dei diversi film, come il Vic Vega di «Le Iene» e il Vincent Vega di «Pulp Fiction», probabilmente fratelli. A Tarantino è stato chiesto se anche questo film contiene uno di questi collegamenti, e ha risposto che c’è. Ci è voluta qualche settimana perché un attento utente scoprisse che tra i nomi contenuti nel manifesto della gang di Smitty Bacall c’è quello di un certo Crazy Craig Koons. È lo stesso cognome del capitano interpretato da Christopher Walken in «Pulp Fiction», che potrebbe quindi essere un discendente del bandito ricercato.

Chi sono gli autori delle musiche?

Ci sono quattro canzoni scritte appositamente per il film: «100 Black Coffins» di Rick Ross, «Who Did That To You?» di John Legend, «Freedom» di Anthony Hamilton e Elayna Boynton e «Ancora Qui», scritta da Ennio Morricone ed Elisa Toffoli, cantata da quest’ultima in italiano. La canzone è presente nel film nella scena in cui gli schiavi di Candyland preparano la tavola e Broomhilda viene condotta nella camera di Schultz. Quasi tutte le altre musiche provengono da film western italiani e sono opera di compositori come Ennio Morricone, Luis Bacalov (autore del tema di «Django» utilizzato sui titoli di testa), Riz Ortolani e Franco Micalizzi. Sono presenti anche due brani di musica classica, il «Dies Irae» di Verdi e «Per Elisa» di Beethoven: quest’ultimo era già stato utilizzato da Tarantino in «Bastardi senza gloria».

Perché mi sembra di conoscere la musica del finale?

È il tema di Franco Micalizzi e Annibale per «Lo chiamavano Trinità…», con Bud Spencer e Terence Hill.

Jamie Foxx era la prima scelta per il ruolo?

No, è l’unico dei quattro ruoli principali a non essere stato scritto appositamente per l’attore che lo recita: in un primo momento, il ruolo di Django era stato immaginato per Will Smith.

Perché Django sceglie quell’abito blu?

Il look da valletto di Django è dichiaratamente ispirato al quadro «The Blue Boy» di Thomas Gainsborough.

Quanto sono durate le riprese?

Sono andate avanti per 130 giorni, circa quattro mesi in tutto, tra il novembre 2011 e la fine di luglio 2012.

Dove è stato girato il film?

In California, Louisiana e in Wyoming.

Chi è la ragazza con il viso bendato?

Il personaggio femminile di cui si vedono solo gli occhi in due sole scene del film (l’incontro con D’Artagnan sulla via di Candyland e la sparatoria nella baracca) non ha nome. Ma l’attrice che lo interpreta è Zoë Bell, una delle protagoniste della seconda parte del film «A prova di morte» di Quentin Tarantino, dove interpretava la parte di una stunt-woman. Ed è il suo vero lavoro: l’attrice australiana è stata la controfigura di Uma Thurman in «Kill Bill» e ha poi collaborato anche a «Bastardi senza gloria» come coordinatrice delle scene di stunt. Probabilmente il suo personaggio aveva più spazio in una prima scrittura del film: la costumista ha infatti rivelato che, sotto la bandana, la donna è priva della mascella.

Chi è la ragazza che osserva Django dalla finestra e gli sorride?

Si tratta di Amber Tamblyn, attrice che ha partecipato a diverse serie tv e film. Nel film appare brevemente anche suo padre Russ Tamblyn, celebre in Italia per il ruolo del dottor Jacoby in «I segreti di Twin Peaks». È una citazione, anche se piuttosto intricata: Russ Tamblyn nel 1965 fu protagonista del film «Mezzo dollaro d’argento», che in originale è intitolato «Son of a gunfighter» («Figlio di un pistolero»). Nei titoli di coda di «Django Unchained», il ruolo di Russ Tamblyn è denominato proprio «son of a gunfighter» mentre quello della figlia Amber è identificato come «Daughter of a son of a gunfighter»: la figlia del figlio di un pistolero.

Chi è l’attore che interpreta il malvagio Carrucan nel flashback?

È l’attore 76enne Bruce Dern, nominato all’Oscar nel 1976 per «Tornando a casa». È il padre di Laura Dern.

E l’attore che interpreta Big Daddy è veramente Don Johnson?

Sì, è proprio la star della serie «Miami Vice». La costumista del film ha detto di essersi ispirata per il suo stile «in bianco» proprio all’inconfondibile look di Johnson nei panni di Sonny Crockett.

Le violenze sui cavalli sono reali?

Assolutamente no: la seconda scritta (dopo il nome del regista) dei titoli di coda garantisce che nessun cavallo è stato ferito o maltrattato sulle riprese del film. Al contrario: è stato Christoph Waltz, cadendo dalla sella, a dislocarsi l’osso pelvico. Una curiosità in più: Jamie Foxx utilizza nel film il cavallo di sua proprietà, chiamato Cheetah come la scimmia di Tarzan.

I lottatori «mandingo» sono esistiti davvero?

Secondo il parere di diverse fonti tra cui esperti di storia americana, probabilmente no. Quantomeno, non esisterebbero prove certificate di combattimenti mortali organizzati tra schiavi. Esiste però un film del 1975 intitolato «Mandingo», che racconta una storia di questo tipo: Quentin Tarantino l’ha citato a più riprese come uno dei suoi film preferiti e come una delle principali fonti d’ispirazione per «Django Unchained».

Come è stato scelto il nome di Broomhilda Von Shaft?

Nel film viene spiegata l’origine del nome Broomhilda, protagonista di una tra le più famose leggende europee. Il cognome Shaft è invece una citazione di uno dei più celebri personaggi della cosiddetta «blaxpoitation», un ramo del cinema di serie B creato negli Anni 70 e dedicato a un pubblico di colore. Molti anni dopo uscì anche un remake del primo «Shaft», interpretato da Samuel L. Jackson. In un’intervista, Tarantino ha detto che gli piace immaginare che lo Shaft dei film sia un diretto discendente di Django e Broomhilda.

Cos’è la frenologia, di cui Candie si dichiara fervente sostenitore?

Era una dottrina creata alla fine del Settecento secondo la quale le funzioni psichiche dell’uomo sarebbero legate alla morfologia del cranio. Questa dottrina è stata abbandonata alla fine dell’Ottocento e non ha fondamento scientifico, nonostante abbia posto le basi per la creazione della moderna neuropsicologia.

Ci sono scene improvvisate?

Leonardo DiCaprio sbatte la mano su un tavolo rompendo un vetro e cominciando a sanguinare: non era previsto dal copione, ma Tarantino ha deciso di tenere la scena: l’attore non era uscito dal personaggio nonostante il dolore.

Avevo letto che ci sarebbe stato anche Kevin Costner, che fine ha fatto?

Costner avrebbe dovuto interpretare un personaggio chiamato Ace Woody. Dopo aver rinunciato per motivi professionali, è stato sostituito da Kurt Russell, già attore per Tarantino in «A prova di morte». In seguito, anche Russell ha poi rinunciato. A quel punto, Tarantino ha eliminato il personaggio di Ace Woody dalla sceneggiatura.

Mi sono perso qualcosa se l’ho visto doppiato in italiano?

Moltissimo, soprattutto per quanto riguarda il lavoro degli attori: l’accento del Sud di Leonardo DiCaprio, l’inglese forbito e spassoso di Christoph Waltz, la formidabile performance di Samuel L. Jackson. Una sfumatura: Quentin Tarantino, che appare in un cameo, parla con un distinto accento australiano. L’appellativo «piccola peste» in inglese è «little troublemaker»: potrebbe essere un caso, ma Troublemaker Studios è il nome della società di produzione dell’amico Robert Rodriguez, responsabile – tra gli altri film – anche del progetto «Grindhouse» di Rodriguez e Tarantino.

Quanti premi ha vinto?

Il film è nominato a cinque premi Oscar: miglior sceneggiatura originale, fotografia, montaggio del suono, attore non protagonista (Christoph Waltz) e come miglior film. Per il momento ha vinto due Golden Globe (sceneggiatura e Christoph Waltz), mentre Leonardo DiCaprio è stato scelto come miglior attore non protagonista dell’anno dalla National Board of Review. Il film ha inoltre vinto il premio come miglior film dell’anno dell’American Film Institute.

È andato bene al botteghino anche negli Stati Uniti?

Per il momento ha incassato circa 139 milioni sul suolo statunitense e circa 48 milioni sul mercato internazionale, per un totale di 187 milioni (a fronte di un budget di circa 100 milioni). Negli Stati Uniti è il maggior successo commerciale della carriera di Tarantino: «Bastardi senza gloria» si era fermato a 120 milioni in patria, ma considerando il mercato internazionale è ancora da battere con i suoi 321 milioni di dollari in totale.

È piaciuto alla critica in patria?

Decisamente: il sito Rotten Tomatoes segnala un 88% di recensioni positive. Tra le (poche) voci fuori dal coro segnalate dal sito Metacritic ci sono Dana Stevens di Slate, Anthony Lane del New Yorker, Owen Gleiberman di Entertainment Weekly.