14 Novembre 2011 | 15:31

FABIO DE LUIGI e CRISTIANA CAPOTONDI, l’intervista: «Sul set non riuscivamo a rimanere seri»

Problema numero uno: come si fa a girare un film comico se scappa da ridere? «Abbiamo avuto momenti veramente difficili» dice Fabio De Luigi «di quelli che non sai più come uscirne». Il film è «La peggior settimana della mia vita», campione d’incassi con oltre 8 milioni di euro già raccolti al botteghino. De Luigi e Cristiana Capotondi sono i protagonisti nei panni di una coppia che vive sette giorni terrificanti in vista delle nozze...

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FABIO DE LUIGI e CRISTIANA CAPOTONDI, l’intervista: «Sul set non riuscivamo a rimanere seri»

Problema numero uno: come si fa a girare un film comico se scappa da ridere? «Abbiamo avuto momenti veramente difficili» dice Fabio De Luigi «di quelli che non sai più come uscirne». Il film è «La peggior settimana della mia vita», campione d’incassi con oltre 8 milioni di euro già raccolti al botteghino. De Luigi e Cristiana Capotondi sono i protagonisti nei panni di una coppia che vive sette giorni terrificanti in vista delle nozze...

Foto: LA PEGGIOR SETTIMANA DELLA MIA VITA - DE LUIGI, CAPOTONDI

14 Novembre 2011 | 15:31 di

Fabio De Luigi e Cristiana Capotondi (foto Loris T. Zambelli)

Problema numero uno: come si fa a girare un film comico se scappa da ridere? «Abbiamo avuto momenti veramente difficili» dice Fabio De Luigi «di quelli che non sai più come uscirne». Il film è «La peggior settimana della mia vita», campione d’incassi con oltre 8 milioni di euro già raccolti al botteghino.

De Luigi e Cristiana Capotondi sono i protagonisti nei panni di una coppia che vive sette giorni terrificanti in vista delle nozze. Lui, goffo e beneducato, si reca nella villa (sul lago di Como) dei futuri suoceri: il torvo Antonio Catania, che costruisce muretti per vincere lo stress, e l’ansiosa Monica Guerritore angosciata dai tavoli per il ricevimento. Una sorta di «Ti presento i miei» all’italiana, corretto con un assaggio di «Benvenuti al Nord» (il testimone dello sposo è Alessandro Siani, napoletano molesto).

Diretta con grazia dall’esordiente Alessandro Genovesi, la commedia è, con «I soliti idioti», la grande sorpresa della stagione. «Abbiamo provato a far ridere su un evento reale come la preparazione delle nozze» dice la Capotondi «cercando di rimanere credibili e senza volgarità». «La nostra scommessa» dice De Luigi «era proprio quella: far ridere senza colpi bassi».

Missione compiuta. Ma le risate sul set sono state un vero problema. «Il peggio» racconta la Capotondi «è successo nella scena in cui Fabio, nervosissimo, doveva buttare dalla finestra il cellulare. Giù in cortile gli uomini della troupe dovevano recuperarlo con un telone; già è difficile non ridere con De Luigi, poi sentire i loro passetti da topolini sulla ghiaia mi faceva impazzire». «E tutto per recuperare un cellulare» aggiunge De Luigi «che era pure rotto».

Problema numero due: i protagonisti non hanno potuto attingere dall’esperienza, non essendosi ancora sposati. «Né credo che lo farò mai» dice Cristiana, legata ad Andrea Pezzi. «Siamo già pieni di regole e contratti, una cosa bella come l’amore per me deve essere libera. E se organizzassi le nozze di un’amica ne avrei abbastanza dopo due minuti; da piccola non mi godevo neanche le feste di compleanno a casa». De Luigi convive da anni con Jelena, ha già due figli, cosa aspetta? «La mia peggior settimana. Scherzo. All’inizio ci è sembrato naturale vivere insieme. E avuto un figlio abbiamo detto: aspettiamo che sia abbastanza grande da ricordarsi del matrimonio. Poi però è arrivato anche il secondo. Ufficializzeremo presto. Ma pure io ho il terrore dell’organizzazione, gli inviti sono una catena di Sant’Antonio: se inviti quello perché non quell’altro?».

De Luigi abita sempre a Sant’Arcangelo di Romagna, patria di Tonino Guerra, poeta e sceneggiatore felliniano: «Siamo mezzi parenti, quando lo incontro mi dice: “T’ci brev”, sei bravo». Mentre tutti gli attori stanno a Roma o Milano lui insiste a rimanere nel paesello: come fa a tenere i rapporti con i centri dello spettacolo? «In macchina. Ormai conosco bene tutti i casellanti e gli autogrill. È una scelta di vita, temo che continuerò così». Cristiana, che a Roma è nata, per ragioni sentimentali sta più a Milano: «Non ho un grande senso di appartenza, trovo meravigliosa la flessibilità. Roma me la godo, ma ho bisogno di scoprire anche altro».

Una cosa in comune ce l’hanno: un sito Internet che non aggiornano molto spesso. «In effetti dovrei cancellarlo» ammette De Luigi. «Se non hai qualcosa di interessante da dire meglio chiuderlo. Non sono neanche su Facebook. Di tanto in tanto qualcuno mi dice: “Ti ho dato l’amicizia però ancora non mi hai risposto”. Così ho scoperto che sono state create delle mie pagine abusive». «È successo anche a me» dice Cristiana. «Ci saranno almeno sei persone che si spacciano per me. Comunque aggiornerò il mio sito, soprattutto per potenziare la parte che mi piace di più, una casella mail dove chiunque possa mandarmi storie, soggetti, consigli o anche solo parlare di cinema».

Cosa li fa ridere nella vita? «Le situazioni semplici, anche quelle tristi, che spesso diventano tragicomiche» dice Cristiana. «Mi è capitato di dover consolare una persona con problemi sentimentali, ma il suo racconto diventava surreale e alla fine non riuscivo più a non ridere: mi sono beccata un insulto». De Luigi, invece, ama ascoltare le chiacchiere della gente: «C’è stato un periodo in cui per darsi un tono si metteva la parola “questo” davanti a tutto. Tipo: c’è questo film con questa storia su questo ragazzo che soffre… Il “come dire” è un po’ in calare, ora va il “piuttosto che”».

E la peggior settimana della vostra vita? «Sapevo che me l’avrebbe chiesto» dice Fabio «ma non sono riuscito a trovarne una». «Io sette giorni di fila non li sopporterei» dice Cristiana «ma se raggruppo vari eventi arrivo a molto più di una settimana. Proprio ieri, tornando da Praga in aereo, i liquidi che avevo in valigia si sono completamente svuotati sui vestiti appena ritirati dalla lavanderia; ho finito di fare lavatrici alle 3 di notte».