Home CinemaFabio De Luigi, l’intervista: «Vorrei essere un cartone animato»

23 Novembre 2012 | 00:10

Fabio De Luigi, l’intervista: «Vorrei essere un cartone animato»

Ha dato vita (nella duplice veste di sceneggiatore e di interprete) a uno dei più mostruosi pasticcioni del cinema italiano: lo sposino Paolo. E ora, dopo il successo di «La peggior settimana della mia vita», Fabio De Luigi torna alla carica con il sequel...

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Fabio De Luigi, l’intervista: «Vorrei essere un cartone animato»

Ha dato vita (nella duplice veste di sceneggiatore e di interprete) a uno dei più mostruosi pasticcioni del cinema italiano: lo sposino Paolo. E ora, dopo il successo di «La peggior settimana della mia vita», Fabio De Luigi torna alla carica con il sequel...

Foto: IL PEGGIOR NATALE DELLA MIA VITA

23 Novembre 2012 | 00:10 di Redazione

Ha dato vita (nella duplice veste di sceneggiatore e di interprete) a uno dei più mostruosi pasticcioni del cinema italiano: lo sposino Paolo. E ora, dopo il successo di «La peggior settimana della mia vita» (uscito un anno fa, ha incassato quasi 10 milioni di euro al cinema e ha superato i 5 milioni di spettatori nella recente prima tv su Canale 5), Fabio De Luigi torna alla carica con il sequel.

De Luigi, nel primo film è riuscito a trasformare la settimana del matrimonio in un vero incubo, distruzione della villa del suocero compresa, o quasi. Questa volta cosa dobbiamo aspettarci?
«Aspettatevi il peggio. Assolutamente il peggio».

In che senso, scusi?
«Nel senso che Paolo, il mio personaggio, arriverà a estremi mostruosi, come uccidere chi lo ospita, o scambiare la casseruola del tacchino natalizio per un water. Tutto mentre sta per nascere il suo primogenito…».

Almeno non potrà far nulla al cane della suocera. Quello lo ha già cementificato nel primo film.
«Qui tocca a un pappagallo. Farà una fine orribile, orribilissima. Vorrei però approfittare di questa intervista per dire alle persone che ancora oggi mi scrivono indignate, augurandomi la morte per la scena comica del primo film: guardate che quello che ho buttato nella betoniera era un un pupazzo. Un pu-paz-zo! Io amo gli animali».

E il Natale? Lei è tra quelli che cominciano ad aspettarlo tre mesi prima?
«L’ho fatto. Poi ho attraversato la fase del rigetto. E quella della fuga: sono arrivato a fissare le vacanze natalizie in Brasile per evitare anche le telefonate di auguri. Sa, con la scusa del fuso orario…».

Ma allora perché ha deciso di ambientare il nuovo film proprio a Natale?
«Per dargli una atmosfera fiabesca. La nostra è una favola comica».

A guardarla sullo schermo sembra la persona più impacciata del mondo. Ma ho scoperto che nella realtà è un grande sportivo: ha giocato a baseball in serie A e ha sfiorato la cintura nera di karate.
«Il fatto è che per sembrare scoordinati bisogna essere agili. Buster Keaton o Peter Sellers stanno lì a dimostrarlo».

Vuol dirci che, nella vita reale, è tutto il contrario del tenero pasticcione che vediamo sugli schermi?
«Oddio, qualche guaio lo combino anche nella vita. Credo di essere il record-man europeo di rovesciamento liquidi. Ha presente, quando ti alzi e rovesci il bicchiere col gomito o colpisci la bottiglia mentre infili la giacca? Per il resto, però, sono un tipo preciso. Con Cristiana Capotondi facevamo a gara per chi era il più secchione nell’imparare a memoria le battute dei dialoghi. Ci batte solo il regista Genovese, che io chiamo il Gran Visir dei Precisetti».

Adesso ci dirà che non è neppure timido come sembra.
«Sono un timido esibizionista. Amo la riservatezza, ma sul palco mi trasformo. Per me è un posto magico dove tutto è permesso. Dove divento finalmente libero. È il bello del fare il comico».

E il brutto?
«Beh, il brutto è che per essere comico devi fare il cretino. Se poi la gente ride, dicono che sei uno bravo. Ma se non ride, sei solo un cretino!».

Vive ancora a Santarcangelo di Romagna?
«Faccio l’elastico tra la Romagna, Roma e Milano. Però sì, la casa “vera” è a Santarcangelo».

Da cosa si capisce che è quella vera?
«È quella con il televisore più grande».

Essere romagnolo le dà qualcosa in più?
«Forse un certo gusto del surreale. Però non amo i regionalismi, vorrei andare oltre».

Ma resta a Santarcangelo.
«Non ci resto. Ci torno. La provincia è troppo bella, ti coccola e ti addormenta. Bisogna fuggire. E poi tornare. E poi fuggire…».

E sul televisorone cosa guarda? I colleghi?
«Nooo. Sono ostaggio dei cartoni animati. In un film della Pixar ci sono il triplo di idee. Perché lì può succedere tutto, la mancanza di ostacoli tecnici dà agli autori una libertà mostruosa. Anzi, lo dico: voglio essere un cartone animato!».

De Luigi, non si preoccupi. A vedere il film è sulla strada giusta.