28 Ottobre 2011 | 16:06

Festival di Roma: intervista a Luc Besson, regista di «The Lady»

«Alla fine posso dire di aver fatto qualcosa di utile nella mia vita». La confessione di Luc Besson arriva alla fine del nostro incontro, quasi un sospiro buttato lì senza importanza. La cosa davvero importante, quella concreta, è «The Lady», l’ultima pellicola prodotta e diretta dal regista francese, scelta per inaugurare la sesta edizione del Festival del Cinema di Roma...

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Festival di Roma: intervista a Luc Besson, regista di «The Lady»

«Alla fine posso dire di aver fatto qualcosa di utile nella mia vita». La confessione di Luc Besson arriva alla fine del nostro incontro, quasi un sospiro buttato lì senza importanza. La cosa davvero importante, quella concreta, è «The Lady», l’ultima pellicola prodotta e diretta dal regista francese, scelta per inaugurare la sesta edizione del Festival del Cinema di Roma...

28 Ottobre 2011 | 16:06 di

Da sinistra, David Thewlis e Michelle Yeoh (protagonisti di "The Lady") con Luc Besson e sua moglie Virginie (foto ANSA)

«Alla fine posso dire di aver fatto qualcosa di utile nella mia vita». La confessione di Luc Besson arriva alla fine del nostro incontro, quasi un sospiro buttato lì senza importanza. La cosa davvero importante, quella concreta, è «The Lady», l’ultima pellicola prodotta e diretta dal regista francese.

In poco più di due ore, il film rievoca la vicenda di Aung San Suu Kyi, premio Nobel per la pace 1991, perseguitata dall’esercito birmano in quanto capo dell’opposizione e vincitrice delle elezioni per la carica di premier, tenuta per anni lontana dalla famiglia e ripetutamente condannata agli arresti domiciliari malgrado l’indignazione di quasi tutto il mondo.

Girato di nascosto in Thailandia, «The Lady» mescola abilmente alto (il messaggio politico) e basso (il melodramma della separazione dal marito, uno splendido David Thewlis), inquadrature da kolossal (il primo discorso della leader, davanti a migliaia di comparse commosse) e quadri trattenuti (la scena in cui San Suu Kyi suona il piano in sincrono con l’orchestra che trasmette da Oslo alla cerimonia per la consegna del Nobel che lei – sempre detenuta ai domiciliari – può solo ascoltare di nascosto con una radio di fortuna).

Un film forte, importante, che Besson ha dichiaratamente realizzato per aiutare la leader birmana a riconquistare la libertà; ufficialmente rilasciata nel 2010, San Suu Kyi è in realtà sottoposta a notevoli restrizioni; non ha ancora visto il film e non è detto che possa farlo in tempi brevi. Per Michelle Yeoh, eccezionalmente brava e somigliante, è il ruolo che vale una carriera. Il film non ha ancora una distribuzione italiana, che non dovrebbe comunque tardare.

Parte bene la sesta edizione del Festival di Roma. L’opera di Besson ha inaugurato ieri sera una decina di giorni in cui si susseguiranno, praticamente non-stop, proiezioni, mostre, happening, conferenze, incontri, un cocktail di manifestazioni in cui a volte è difficile tenere distinte le ragioni dell’arte da quelle del semplice intrattenimento e da quelle del marketing.

Ieri sera l’Auditorium Parco della Musica era un fortino assediato. Mentre sul red carpet si attendevano Besson e Michelle Yeoh, la SalaCinema Lotto rimbombava per le risata di «Hysteria», commedia leggiadra su un tema potenzialmente volgare (l’invenzione del vibratore nell’Inghilterra di fine secolo, per curare l’isteria femminile), riuscitissima e divertentissima; poco più in là Boy George intratteneva per un’oretta gli avventori della terrazza «DiSaronno» con un dj set dedicato alla retrospettiva di cinema inglese. A uno dei due estremi del complesso dell’Auditorium, i vigili bloccavano il traffico per togliere di mezzo diverse auto in divieto di sosta, mentre dall’altra parte un gruppo di militanti di estrema destra armati di fumogeni venivano fermati e arrestati dalla polizia.

Ma il (buon) cinema prevale. Solo ieri, si sono visti fra l’altro un ottimo film francese, «La brindille», sorta di «Juno» in versione realistica, con una ragazza fermamente decisa a lasciare in adozione il figlio che ha scoperto di aspettare. E il «Tintin» firmato dal duo Spielberg-Jackson di cui abbiamo già riferito sulle pagine di Sorrisi. Stamattina, proiezione per la stampa di «Il mio domani» di Marina Spada, primo titolo italiano in concorso, con una inedita Claudia Gerini milanese che si dibatte tra problemi familiari e un lavoro ipocrita (si parla già di premio).