13 Luglio 2017 | 15:51

Dunkirk, di cosa parla il film di guerra di Christopher Nolan

Il regista racconta il miracolo di Dunkirk nel suo ultimo film, ma forse non tutti conoscono a fondo l'operazione Dynamo. Andiamo a scoprire meglio di cosa si tratta

 di Stefano Della Villa

Dunkirk, di cosa parla il film di guerra di Christopher Nolan

Il regista racconta il miracolo di Dunkirk nel suo ultimo film, ma forse non tutti conoscono a fondo l'operazione Dynamo. Andiamo a scoprire meglio di cosa si tratta

Foto: «Dunkirk»  - Credit: © Warner Bros

13 Luglio 2017 | 15:51 di Stefano Della Villa

Il nuovo film di Christopher Nolan è già uscito all’estero, ma da noi arriverà solo il 31 agosto. Dopo il reboot del «Cavaliere Oscuro», il labirinto di sogni di «Inception» e il magnifico «Interstellar», il regista britannico rivolge la macchina da presa verso il passato, per una storia di guerra. E lo fa parlando di una battaglia (e della successiva ritirata) che forse è entrata meno di altre della Seconda Guerra Mondiale nell'immaginario collettivo: Dunkirk.

Nel cast spettacolare di quello che è già stato definito dalla critica come "il miglior film che Nolan abbia mai fatto" (e i suoi standard non sono certo bassi) figurano: Sir Kenneth Branagh, Tom Hardy e il premio Oscar Mark Rylance, ma anche il giovane Fionn Whitehead e la popstar Harry Styles. Andiamo a scoprire meglio, di cosa parla «Dunkirk».

Le premesse

Siamo all’inizio della Seconda Guerra Mondiale, è il 1940. Hitler ha conquistato la Polonia (d’accordo con Stalin e la sua Armata Rossa) e ora ha rivolto la sua attenzione verso la Francia. L’Impero Britannico e Parigi, infatti, hanno dichiarato guerra al Terzo Reich un minuto dopo che l’esercito tedesco, la Wehrmacht, ha superato il confine polacco. La Corona inglese spedisce subito il BEF, il corpo di spedizione Britannico, oltremanica per supportare gli alleati francesi – oltre 300.000 uomini. La guerra sul fronte occidentale, sul confine franco-tedesco, per i primi mesi del 1940 ricorda molto l’immobilità della Grande Guerra: la linea Maginot, l’imponente muro di fortificazioni, trincee e campi minati che i francesi hanno messo in piedi per evitare che i tedeschi invadessero la Francia per la seconda volta in meno di vent’anni sembra aver efficacemente arginato l’avanzata teutonica. I generali di Hitler, però, hanno un piano: aggredire Belgio e Olanda, che sono neutrali, e attaccare la Francia dai loro confini. Non solo: i tedeschi sono convinti che si possa attaccare la Francia anche attraverso la foresta delle Ardenne, che i generali di Parigi considerano un insormontabile ostacolo naturale e difendono con forze scarsissime.

Il piano ha successo: il 10 maggio la Wehrmacht attacca i Paesi Bassi e in pochi giorni li costringe alla resa. Le armate francesi sono sbaragliate dalla rapidità e dall’efficacia dell’attacco tedesco, che raggiunge le coste della Manica all’alba del 20 maggio. Quello che non era stato possibile ottenere in più di cinque anni durante la Prima Guerra Mondiale riesce in 10 giorni nel 1940. 

L’esercito francese è praticamente in rotta: Wiston Churchill, il primo ministro inglese, deve prendere una decisione. Resistere contro i tedeschi in una situazione di evidente inferiorità numerica, circondati ai fianchi dai panzer teutonici e con alle spalle la Manica, vuol dire condannare le centinaia di migliaia di inglesi a morte certa o alla prigionia. Soprattutto, vuol dire rinunciare a combattere ancora il Terzo Reich: senza quei 300.000 soldati, l’Inghilterra non ha alcuna speranza di resistere dopo l’ormai prevedibile caduta della Francia.

Dunkerque e l'operazione Dynamo

Churchill decide quindi di tentare la disperata ritirata dalle coste della Manica: gli inglesi si radunano a Dunkirk (Dunkerque in francese), 50 Km a est di Calais, su una spiaggia naturale molto estesa, e danno inizio all’operazione Dynamo: l’evacuazione in massa dei soldati alleati. Sotto i martellanti attacchi della Luftwaffe e dei suoi terribili Stuka (gli sfuggenti bombardieri con le caratteristiche ali a gabbiano), gli inglesi riescono a salvare oltre 300.000 soldati tra il 26 maggio e il 3 giugno. Certo, devono abbandonare carri armati e cannoni, ma l’elemento fondamentale dell’esercito, i soldati con la loro esperienza, è salvo – non solo grazie alla Marina Britannica, ma anche a centinaia di piccole imbarcazioni private, lance, navi di pescatori che si offrirono volontari per sfidare il fuoco nemico e salvare i loro soldati.

Per gli inglesi, Dunkirk fu la prima “vittoria” della Seconda Guerra Mondiale: Churchill si riferì ai disperati giorni dell’operazione Dynamo come a un “miracolo” oltre ogni aspettativa, perché permise a buona parte del BEF di rientrare in Patria per continuare la guerra contro Hitler. Tuttavia, ammonì gli inglesi in un celebre discorso alla House of Commons: «Le guerre non si vincono con le evacuazioni». Ma era uno stratega visionario, e stava già pensando a quando sarebbero tornati sulle spiagge francesi, quattro anni più tardi, con l’operazione Overlord e il D-Day – quello raccontato da Spielberg in «Salvate il Soldato Ryan».