25 Luglio 2017 | 11:40

«La principessa e l’aquila»: al cinema con la voce di Lodovica Comello

Otto Bell dirige questo splendido documentario ambientato in Mongolia che arriverà in sala il 31 agosto e racconta la storia della prima addestratrice di aquile del Paese asiatico

 di Giacomo Bernardi

«La principessa e l’aquila»: al cinema con la voce di Lodovica Comello

Otto Bell dirige questo splendido documentario ambientato in Mongolia che arriverà in sala il 31 agosto e racconta la storia della prima addestratrice di aquile del Paese asiatico

25 Luglio 2017 | 11:40 di Giacomo Bernardi

Otto Bell è il regista de «La principessa e l'aquila», uno straordinario documentario che si fa voce di un'incredibile storia vera. Presentato al Giffoni Film Festival, il film è ambientato sulle alte montagne della Mongolia e, nella versione italiana, ha una voce narrante d'eccezione: quella di Lodovica Comello, la talentuosa conduttrice di «Italia's Got Talent» e «Singing in the Car». E' una favola per tutta la famiglia, una storia di amicizia e di sogni, di coraggio e ribellione. Un'avventura emozionante ed unica per chi, come il protagonista, è fortemente deciso a spiccare il volo. L'esordio del documentario nelle sale italiane è previsto per il 31 agosto.

L'esperienza al doppiaggio di Lodovica Comello

La trama

In Mongolia l'addestramento delle aquile è una tradizione secolare ed esclusivamente maschile, tramandata di padre in figlio. La giovane Aishoplan, però, non ci sta. Ha solo tredici anni, ma le sue idee sono chiarissime: diventerà la prima addestratrice di aquile del suo Paese. Con l'aiuto del padre, la giovane supererà uno a uno gli ostacoli che le si presenteranno davanti, imparando a prendersi cura della sua aquila e a farla finalmente volare. E la grande occasione arriva puntuale: il Festival annuale che mette in competizione i più grandi addestratori di aquile della Mongolia è alle porte. Riuscirà Aishoplan a mostrare a tutti il suo talento?

Le parole del regista Otto Bell

«Non puoi scegliere il momento in cui la tua più grande avventura avrà inizio. Non puoi scegliere una data o programmare un itinerario. Questa è la prima lezione che ho imparato mentre giravo La Principessa e l’Aquila.

Il viaggio ha avuto inizio mentre mi trovavo a New York seduto alla mia scrivania. Ho notato una foto di Aisholpan all’interno di un servizio fotografico pubblicato dalla BBC. Ho dato uno sguardo a quell’iconica l’immagine, una ragazza angelica letteralmente abbracciata a un’aquila reale e le imponenti montagne a fare da sfondo.

Sono stato folgorato da quell’immagine, in quel momento i miei sensi si sono messi in moto e nella mia mente è apparso tutto il film. Sapevo che in qualche parte del mondo quella ragazza esisteva davvero e stava camminando con la sua aquila. Le immagini che avevo davanti ai miei occhi erano bellissime, ma mancava qualcosa. Ho sentito da subito la necessità di colmare questa mancanza attraverso la realizzazione di un film che parlasse di questa storia e che avesse panorami, suoni e movimento. Sentivo che questo film andava fatto e che io ero la persona giusta per realizzarlo.

Dopo pochi giorni ero già in aereo verso la Mongolia per incontrare Aisholpan e la sua famiglia. Non ho avuto alcuna esitazione, anche perché negli anni passati ho diretto molti cortometraggi e documentari in posti lontani e remoti, sono stato in Uganda, Vietnam, Giappone e in molti altri posti. Queste esperienze mi sono servite molto e mi hanno dato una certa sicurezza in me stesso. Col senno di poi, devo dire che è stato abbastanza sconsiderato da parte mia precipitarmi dall’altra parte del mondo per andare a scovare i protagonisti di questa storia. Ma è così che è cominciata questa avventura!

Successivamente mi sono ritrovato seduto per terra nella yurta (in mongolo: Ger), l’abitazione mobile in cui vive Aisholpan, a bere del tè con latte. Lì ho conosciuto la famiglia di Aisholpan e abbiamo discusso circa la possibilità di realizzare un documentario insieme, quando a un certo punto il padre di Aisholpan si è alzato e ha detto: "Questo pomeriggio mia figlia e io andremo a prelevare un cucciolo di aquila dal suo nido. Questa è una di quelle cose che vorresti riprendere per il tuo film, giusto?"

Per un regista di documentari è molto raro riuscire a fare parte della storia che si vuole narrare fin dall’inizio, dal primo momento. Spesso devi riempire gli spazi bianchi e riportare i fatti in retrospettiva. Ma in questo caso siamo stati abbastanza fortunati da essere al posto giusto al momento giusto per filmare una catena di eventi incredibili proprio nel momento stesso in cui questi si svolgevano nella realtà. Le scene e le sequenze che abbiamo girato quel primo giorno sono stati il modello su cui abbiamo lavorato poi nei successivi sei momenti di riprese organizzati durante l’anno. Io e il mio team siamo stati totalmente affascianti e abbagliati dal modo di vivere di Aisholpan e dalla sua visione della vita. Aisholpan ha deciso di tracciare il suo percorso e noi abbiamo semplicemente afferrato e catturato con la macchina da presa ciò che stava accadendo momento per momento – consapevoli che qualsiasi cosa fosse successa sarebbe comunque stata di valore e degna della nostra attenzione.

La scena nel nido è stata girata il 4 luglio 2014 e quel momento è diventato, all’interno dello sviluppo della storia, uno dei tre momenti decisivi che segnano il percorso di crescita di Aisholpan. Gli altri due momenti importanti sono il Festival delle Aquile nell’ottobre del 2014 e la Caccia Invernale nel febbraio 2015.

Abbiamo catturato fedelmente ogni attimo di questi eventi seguendo il loro corso cronologico e il corso naturale degli eventi e della natura, facendo sì che fossero rappresentativi dei momenti chiave vissuti dalla protagonista in quanto giovane apprendista che deve compiere un percorso formativo che la porterà a diplomarsi ufficialmente come professionista di Caccia con le Aquile. Di conseguenza non è stato necessario nessun artificio durante il montaggio finale, tutto era già adeguato al flusso narrativo che volevo dare al film.

Abbiamo cercato di circondare ognuno dei tre momenti fondamentali con scene realistiche realizzate con una videocamera a mano, in modo da bilanciare le immagini panoramiche mozzafiato con altre più intime di dialogo e leggerezza. L’obiettivo era di offrire agli spettatori una finestra sulla vita quotidiana di una tredicenne nel Nord Ovest della Mongolia, volevamo mostrare questa incredibile giovane donna e la sua determinazione.

Non appena Aisholpan ha capito come superare le difficoltà che stava incontrando sul suo cammino, ecco che questa tredicenne è riuscita a sfidare e rompere ogni preconcetto su di lei.
Aisholpan non è un maschiaccio, al contrario ha uno spiccato lato femminile, ma è allo stesso tempo una ragazza tostissima! La sua volontà di ferro è certamente d’ispirazione per me e le sarò per sempre grato per il calore che lei e la sua famiglia mi hanno dimostrato.

Spero che La Principessa e L’Aquila possa trasportare gli spettatori in un mondo misterioso e ancora poco conosciuto ma ricco di temi di interesse universale. Spero che possano arrivare a comprendere – così some ho fatto io – che deve esserci uno spazio per l’affermazione e la valorizzazione delle donne anche nell’angolo più impervio della Terra»