Home CinemaDa Monicelli a Muccino, tutti i film italiani rifatti a Hollywood

21 Novembre 2017 | 17:30

Da Monicelli a Muccino, tutti i film italiani rifatti a Hollywood

Viaggio nei titoli del nostro cinema che sono stati oggetti di remake americani (più o meno ufficiali)

 di Francesco Chignola

Da Monicelli a Muccino, tutti i film italiani rifatti a Hollywood

Viaggio nei titoli del nostro cinema che sono stati oggetti di remake americani (più o meno ufficiali)

Foto: Zach Braff e Rachel Bilson in «The last kiss», remake di «L'ultimo bacio» di Gabriele Muccino

21 Novembre 2017 | 17:30 di Francesco Chignola

Il grande successo di critica di «Call me by your name» di Luca Guadagnino negli Stati Uniti sta riportando l'attenzione di Hollywood sul cinema italiano come non succedeva da anni. Eppure in passato i nostri film sono stati ammirati dagli americani, e in alcuni casi (ne abbiamo trovati almeno quindici) sono diventati persino la fonte d'ispirazione di nuovi film, remake più o meno ufficiali. Da Mario Monicelli a Gabriele Muccino, ecco quali sono i film italiani che Hollywood ha «preso in prestito».

Il primo caso di film italiano rifatto in America dovrebbe risalire addirittura agli Anni 30. «Darò un milione» era una commedia del '35 diretta da Mario Camerini che segnò il debutto dello sceneggiatore Cesare Zavattini e fu presentata a Venezia. Interpretato dalla coppia formata da Vittorio De Sica (ai tempi 34enne) e Assia Noris, il film raccontava di un milionario che si travestiva da povero per trovare un vero atto di carità. Il film trovò una distribuzione negli Usa che portò a un remake americano, «I'll give a million»: uscì tre anni dopo, nel 1938. Era diretto da Walter Lang, futuro regista di «Il re ed io».

Facciamo un salto di vent'anni e arriviamo a metà degli Anni 50 quando negli Usa viene prodotto il film «Selvaggio è il vento» di George Cukor. È un film importante anche per il nostro cinema: la protagonista, che recita in inglese, è Anna Magnani, che per il ruolo di Gioia ottiene un Orso D'Argento a Berlino e una nomination agli Oscar. Si tratta, secondo le cronache, di un remake di un modesto film italiano del 1947, «Furia» di Goffredo Alessandrini (con Adriana Benetti nel ruolo principale e Rossano Brazzi al suo fianco), tratti entrambi da un testo di Vittorio Nino Novarese, anche se le trame dei due film non combaciano.

Voliamo negli Anni 60 e in più in particolare nel 1966 quando a Broadway debutta il musical «Sweet Charity», diretto da Bob Fosse con un libretto di Neil Simon. Lo spettacolo è ispirato a un capolavoro di Federico Fellini, «Le notti di Cabiria», uscito nel 1957 e vincitore dell'Oscar come miglior film in lingua straniera. Ovviamente ci vollero pochi anni perché il musical teatrale approdasse anche nelle sale: il film «Sweet Charity», con la regia dello stesso Fosse e Shirley MacLaine nel ruolo principale, uscì nel 1969. Non si tratta, quindi, di un remake vero e proprio, vista la «mediazione» dello spettacolo teatrale.

Ed eccoci negli Anni 70, il decennio in cui la nostra Lina Wertmüller conobbe la fama internazionale, in particolare a Hollywood. Il suo primo (e come vedremo non l'ultimo) film a essere rifatto in america fu «Mimì metallurgico ferito nell'onore» del 1972. La versione americana è però inedita in Italia, si intitola «Which way is up?» e vede come protagonista il grande comico Richard Pryor, che interpreta tre ruoli. Si tratta, in verità, di un film piuttosto diverso rispetto all'originale, e anche in patria è stato pressoché dimenticato.

Nel 1984 sono stati ben due i film italiani rifatti a Hollywood. Il primo è un autentico classico: «I soliti ignoti» di Mario Monicelli (del 1958) sotto la regia del maestro francese Louis Malle (ma con una produzione tutta americana) divenne la commedia «Crackers» con un cast notevole in cui spiccavano Donald Sutherland e Sean Penn. L'ambientazione, ovviamente, si sposta da Roma a San Francisco.

Il secondo remake hollywoodiano di un film italiano uscito nel 1984 (ma assai meno ricordato di «Crackers») fu «L'ultimo sole d'estate» di Jerry Schatzberg (già regista di «Panico a Needle Park») con Gene Hackman e il piccolo Henry Thomas, la star di «E.T.». Si trattava di un remake di «Incompreso», celebre film strappalacrime del 1966 diretto da Luigi Comencini (sono entrambi tratti da un romanzo ottocentesco di Florence Montgomery, ma ambientati nel presente). Infatti il titolo originale del film è proprio «Misunderstood».

Un caso molto particolare di remake «non ufficiale» è quello di «Big» di Penny Marshall, popolare commedia fantastica in cui un ragazzino per magia diventa un adulto con le fattezze di Tom Hanks. Il film uscì negli Usa all'inizio dell'estate 1988, pochi mesi dopo «Da grande» di Franco Amurri con Renato Pozzetto, che in Italia era uscito sotto Natale nel 1987. Il rapporto tra i due titoli è oggetto di dibattito da ormai trent'anni: l'ispirazione non fu mai ammessa dagli autori di «Big», anche se la trama è pressoché identica e i pochi mesi di anticipo del film italiano giocano a suo favore. Non si tratta, comunque, di un remake ufficiale.

Doppietta di remake di film italiani anche nel 1992. Il più noto (e forse uno dei più celebri di tutta questa lista) è senza dubbio «Scent of a woman - Profumo di donna» di Martin Brest con Al Pacino, rifacimento di un capolavoro di Dino Risi del 1974 («Profumo di donna», appunto) in cui il protagonista, non vedente, era interpretato da Vittorio Gassman. Il film incassò 134 milioni di dollari nel mondo su un budget di 31 milioni.

Sempre nel 1992 uscì anche un altro film che non tutti ricordano essere il remake di un titolo nostrano. Si tratta di «7 criminali e un bassotto» (titolo originale «Once upon a crime»), una commedia con un cast corale (tra gli altri John Candy, James Belushi, Sean Young ma anche Ornella Muti e Giancarlo Giannini). Il film era una nuova versione di «Crimen», che nel 1960 vide riunirsi sullo schermo tre star della nostra commedia come Sordi, Gassman e Manfredi, diretti da Mario Camerini. Curiosamente, lo stesso regista aveva già rifatto «Crimen» nel 1971 in Italia con il titolo «Io non vedo, tu non parli, lui non sente» con Montesano, Noschese e Moschin.

Siamo nel 1995 quando arriva nelle sale il film «Il profumo del mosto selvatico» («A walk in the clouds») con la superstar Keanu Reeves alla guida di un cast di attori spagnoli, messicani e italiani (c'è anche il nostro Giancarlo Giannini). Non si tratta di un'opera originale, ma del remake di «4 passi fra le nuvole» di Alessandro Biasetti, uscito nel 1942 e considerato uno dei precursori del neorealismo. Il ruolo principale era rivestito da Gino Cervi. Il film era già stato rifatto nel 1956 con il titolo «Era di venerdì 17», una produzione italo-francese.

Dal 1995 devono passare quasi due decenni perché a Hollywood si decida di rifare un altro film italiano. Succede nel 2002 per ben due volte. La prima vede Madonna nel ruolo principale del film «Travolti dal destino» di Guy Ritchie, ai tempi suo marito. È il remake di «Travolti da un insolito destino nell'azzurro mare d'agosto» diretto da Lina Wertmüller nel 1974, film che aveva conosciuto una certa popolarità anche negli Usa. La curiosità è che il ruolo maschile, che nel film originale era intepretato da Giancarlo Giannini, nel remake passa al figlio Adriano Giannini. Il film vinse il «Razzie» come peggior film del 2002.

Restiamo nel 2002 per un altro titolo, «Welcome to Collinwood» diretto da Anthony e Joe Russo (uscito in realtà in Italia nel 2003). Anche questo, come già «Crakers», è un remake di «I soliti ignoti», con Sam Rockwell al posto di Gassman e William H. Macy al posto di Mastroianni. Il film, costato 12 milioni di dollari, non fu un successo al botteghino.

Ci avviciniamo ai giorni nostri e arriviamo al 2006 quando l'attore e regista Tony Goldwyn (noto per il ruolo di Fitz in «Scandal») dirige «The last kiss» con Zach Braff, Casey Affleck e Rachel Bilson. È ovviamente un remake (anche piuttosto fedele) di «L'ultimo bacio», film di Gabriele Muccino del 2001 che aveva ottenuto molta attenzione da parte della critica internazionale lanciando la carriera del regista a Hollywood. Il remake non recuperò al box office i costi del budget, e in Italia è uscito alla chetichella.

Nessun film italiano viene rifatto a Hollywood dal 2009, ma in quell'anno furono due i titoli nostrani reinventati dal cinema americano. Nel primo caso, come in quello di «Sweet Charity», c'è una mediazione teatrale: «Nine» di Rob Marshall è infatti la versione cinematografica del musical omonimo del 1982, che a sua volta era ispirato a «8 e mezzo» di Federico Fellini. Tutt'altro che un remake vero e proprio, ma l'ispirazione principale è innegabile.

L'ultimo film italiano rifatto a Hollywood è stato «Stanno tutti bene» di Giuseppe Tornatore, film del 1990 tradotto in americano con lo stesso titolo (in originale è «Everybody's fine») per la regia (e sceneggiatura) di Kirk Jones con Robert De Niro nel ruolo che era stato di Marcello Mastroianni.