13 Marzo 2015 | 17:01

«Foxcatcher»: parlano i protagonisti

Steve Carell, Channing Tatum e Mark Ruffalo raccontano un grande film

 di Paolo Fiorelli

«Foxcatcher»: parlano i protagonisti

Steve Carell, Channing Tatum e Mark Ruffalo raccontano un grande film

Foto: Steve Carell, Channing Tatum (di spalle) e Mark Ruffalo

13 Marzo 2015 | 17:01 di Paolo Fiorelli

Dimenticatevi l’anima comica di Steve Carell. Perché nel grande film che arriva nei cinema in questo weekend, l’attore americano è uno straordinario personaggio tragico: John du Pont, un miliardario frustrato che decide di prendere sotto la sua ala un campione di lotta (Channing Tatum) e fargli da padre. Finirà nel sangue. La storia è vera, e ve la raccontiamo qui.  

Il film è una splendida riflessione sui fatali compromessi tra talento e ricchezza, ideali e potere. A Cannes ha vinto il premio alla regia. Poi ha ottenuto cinque nomination agli Oscar: quelle per miglior regia (Bennett Miller), attore protagonista (Steve Carell), attore non protagonista (Mark Ruffalo), sceneggiatura originale e trucco. Oltre allo straordinario Carell, sono impressionanti le performance di Channing Tatum e di Mark Ruffalo, rispettivamente i fratelli Mark e Dave Schultz.  Ecco come loro e il regista raccontano un’esperienza sul set che è stata per tutti straordinaria.

1.

Channing Tatum

«La cosa che più desidera al mondo il mio personaggio è  il rispetto della gente nei suoi confronti. Allo stesso tempo, però, dipende psicologicamente dal fratello maggiore e questo gli impedisce di avere una vita e una carriera proprie. Quando il miliardario Du Pont entra nella sua esistenza, all’inizio lo vede come una specie di padre. Ma poi le cose prendono una piega tragica. E in quanto all’esperienza di trasformarsi in un lottatore… la preparazione fisica è stata estenuante. Sfido chiunque pensi che lo sport che pratica sia più duro a venire a provare la lotta. È stato il film più doloroso che io abbia mai girato. Non voglio mai più lottare in vita mia».
2.

Steve Carell

«Non vedo il mio personaggio come un mostro. Lo considero un individuo che ha compiuto un atto terribile perché afflitto da una malattia mentale. Era un essere umano molto triste e profondamente disturbato. Era estremamente competitivo e desiderava essere rispettato e ammirato. Ma alla fine non è mai riuscito a conquistarsi quel livello di stima e di ammirazione a cui ambiva. Questo era il suo dramma».
3.

Mark Ruffalo.

«A un certo punto c’è una scena di lotta, tra i due fratelli, che dimostra qual è il loro vero rapporto. All'inizio sembra quasi una danza, con Dave che istruisce Mark con delicatezza. Ma poi subentra lo scontro. Dave, il fratello maggiore che io interpreto, è determinato e corretto e vuole bene a Mark, ma al tempo stesso si vede in modo chiaro anche la sua posizione: è il capobranco, il maschio dominante».