14 Luglio 2011 | 08:51

Harry Potter, l’atto finale è nelle sale di tutto il mondo

Mai un finale è stato atteso tanto: negli Stati Uniti ha già venduto in prenotazione biglietti per un valore di 32 milioni di dollari. Era il 6 dicembre 2001 quando usciva nelle sale «Harry Potter e la pietra filosofale», il primo capitolo della saga tratta dai libri di J. K. Rowling. Ed è da allora che i fan attendono di vedere il duello, sempre annunciato e sempre rimandato, tra Harry e il suo mortale nemico Voldemort....

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Harry Potter, l’atto finale è nelle sale di tutto il mondo

Mai un finale è stato atteso tanto: negli Stati Uniti ha già venduto in prenotazione biglietti per un valore di 32 milioni di dollari. Era il 6 dicembre 2001 quando usciva nelle sale «Harry Potter e la pietra filosofale», il primo capitolo della saga tratta dai libri di J. K. Rowling. Ed è da allora che i fan attendono di vedere il duello, sempre annunciato e sempre rimandato, tra Harry e il suo mortale nemico Voldemort....

14 Luglio 2011 | 08:51 di

Daniel Radcliffe

Mai un finale è stato atteso tanto. Era il 6 dicembre 2001 quando usciva nelle sale «Harry Potter e la pietra filosofale», il primo capitolo della saga tratta dai libri di J. K. Rowling. Ed è da allora che i fan attendono di vedere il duello, sempre annunciato e sempre rimandato, tra Harry e il suo mortale nemico Voldemort.

Questa volta ci siamo. Dopo la prima parte di «Harry Potter e i Doni della Morte», uscita a Natale e in qualche modo deludente (due ore e passa di film che servivano a porre le basi della sfida decisiva), adesso si fa sul serio. Lo scontro mortale avverrà a Hogwarts, la scuola di magia dove tutto era iniziato, al termine di una leggendaria battaglia tra le forze del Bene e quelle del Male.

Facciamo allora il punto sull’intricatissimo ottavo film che poi, in realtà, è la seconda parte del settimo, spezzato in due perché «era impossibile concentrare tutti gli avvenimenti dell’ultimo libro di J. K. Rowling in meno di quattro ore». Parola del produttore David Heyman, che aggiunge: «Se la prima parte era come un road movie, la seconda è un film di guerra».
A Hogwarts si riuniranno per il gran finale tutti i protagonisti, cominciando naturalmente dai tre eroi Daniel Radcliffe (Harry), Rupert Grint (Ron) e Emma Watson (Hermione). Il duello con Voldemort avverrà in un rocambolesco rincorrersi tra corridoi e cunicoli che cambiano sempre forma: «Non ho mai fatto tante scale in vita mia» ha commentato Radcliffe.

Tra le scene clou ci saranno anche il recupero di una magica spada nei meandri di un sotterraneo, dove per magia una montagna di gioielli rischia di travolgere i nostri eroi (solo per questa sequenza sono state coniate 200 mila monete e più di mille oggetti preziosi); la battaglia contro un drago e poi contro il serpente Nagini, fedelissimo di Voldemort; e il romantico bacio tra Ron ed Hermione. «Dover baciare con passione Rupert, con cui sono cresciuta insieme e che per me è come un fratello, è stato davvero imbarazzante» ha confidato Emma Watson.

Alla fine anche la sala principale, teatro dei festosi finali dei primi film, andrà distrutta. Sullo schermo e nella realtà: per girare la sequenza è stato necessario farla davvero a pezzi. «Scene grandiose, eppure la nostra priorità è raccontare i sentimenti» giura il regista David Yates. «Lo spettacolo è importante ma se il tuo cuore non palpita per chi sta combattendo, non potrai mai emozionarti veramente. È questo il segreto della saga».

Una saga che, nonostante le dimensioni mastodontiche, è imperniata su principi semplici: «Al centro della storia c’è il potere dell’Amore in tutte le sue forme» spiega J. K. Rowling, anche produttrice del film. «E la sua forma più luminosa è quella dell’amicizia che lega Harry, Hermione e Ron». L’altro tema portante è «la lotta tra Bene e Male. Anche se qui le cose si complicano, perché nessun personaggio è completamente buono o cattivo, con l’eccezione di Voldemort: lui è l’incarnazione stessa del Male». A questi ingredienti bisogna aggiungerne un terzo fondamentale: «Senza la prodigiosa fantasia della Rowling» confessa candidamente Heyman «non avremmo mai potuto creare una storia capace di svilupparsi in otto film. Semplicemente, non avremmo mai avuto abbastanza materiale».

Ora che il gran viaggio è giunto alla fine, è già tempo di nostalgia: «Non trovo le parole per spiegare cosa abbia significato, per me, interpretare Harry» dice Radcliffe, che ai tempi del primo ciak aveva 10 anni e oggi ne ha 21. «Quello che so è che non potrò mai guardare una sola scena senza ricordarmi dei posti dove è stata girata, e degli amici che ci hanno lavorato… tutte cose che ormai fanno parte della mia vita». Parole simili per Emma Watson: «Veder demolire i set dove sono cresciuta è stato un autentico shock. Pensavo che sarebbero rimasti lì per sempre».

Be’, qualcosa resterà comunque. Per esempio i sei miliardi di dollari incassati fino a oggi (più di «Guerre Stellari», del «Signore degli Anelli», o degli oltre 20 film di «007» messi insieme). Per non parlare dei 350 milioni di libri venduti dalla Rowling. E pensare che tutto cominciò con le 5 mila copie di «Harry Potter e la pietra filosofale», stampate nel 1997 da un piccolo editore inglese.
«Anche le cose più belle devono finire. Se no non puoi più crescere» commenta con filosofia Alan Rickman, ovvero Severus Piton. E a chi, all’idea di dire addio al piccolo mago, non riesce a rassegnarsi, resta una sola speranza: affidarsi ai bookmakers inglesi. Che accettano scommesse sulla possibilità che J. K. Rowling ci ripensi, e scriva un nuovo libro. Il lieto evento viene quotato 1 a 6: neanche tanto improbabile…