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10 Maggio 2013 | 00:01

La storia del cinema fatta dai cartoni, in un libro un secolo di film d’animazione

«Animazione in cento film» (Le Mani editore, 18 euro) è pieno di curiosità. Nello scegliere i 100 lungometraggi animati che hanno fatto la storia del cinema, Marco Bellano, Giovanni Ricci e Marco Vanelli hanno mescolato abilmente l’analisi dei testi con il recupero e il contesto delle informazioni.

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La storia del cinema fatta dai cartoni, in un libro un secolo di film d’animazione

«Animazione in cento film» (Le Mani editore, 18 euro) è pieno di curiosità. Nello scegliere i 100 lungometraggi animati che hanno fatto la storia del cinema, Marco Bellano, Giovanni Ricci e Marco Vanelli hanno mescolato abilmente l’analisi dei testi con il recupero e il contesto delle informazioni.

10 Maggio 2013 | 00:01 di Redazione

Il primo lungometraggio d’animazione era italiano. Fu realizzato nel 1917 da Quirino Cristiani, italiano emigrato in Argentina, si chiamava «El Apostol» ed è considerato perduto. «La Bibbia secondo Pierino» non è una barzelletta e neanche una commedia italiana con Alvaro Vitali ma l’assurdo titolo con cui venne ribattezzato «Stvoreni sveta – La creation du monde», lungometraggio cecoslovacco/francese sulla creazione del mondo, premiato a Venezia nel ’58 ma arrivato nelle nostre sale solo nel ’76. Fu per essersi innamorato di Pai Niang, la magica protagonista di «La leggenda del serpente bianco» (’58) che Hayao Miyazaki decise di dedicarsi al cinema. In «Nightmare before Christmas» (’93) di Burton & Selick il pupazzo di Jack Skeleton erano in realtà tre, spesso impegnati su tre set contemporaneamente per ottimizzare i tempi.

«Animazione in cento film» (Le Mani editore, 18 euro) è pieno di curiosità di questo tipo. Nello scegliere i 100 lungometraggi animati che hanno fatto la storia del cinema, Marco Bellano, Giovanni Ricci e Marco Vanelli hanno mescolato abilmente l’analisi dei testi con il recupero e il contesto delle informazioni. Il risultato è che queste cento schede si possono leggere piluccando qua e là, a seconda dei gusti o delle esigenze del momento, o anche di seguito dalla prima (il tedesco «Le avventure del Principe Achmed», muto del 1926) all’ultima (il tarantinesco «Rango» di Gore Verbinski del 2011), come una storia del cinema fatta ora di ombre cinesi, ora di carta e colla, di plastilina o di sofisticatissimi programmi per computer.

Che il cinema di animazione sia sempre più importante lo testimoniano le classifiche settimanali degli incassi, in cui non manca mai il film d’animazione, in 3D o meno. In un settore sempre più in crisi (economica e di idee) il cinema d’animazione è uno dei pochi polmoni ancora funzionanti, che inietta costantemente dollari, euro e yen dentro l’industria dei 24 fotogrammi al secondo. Non necessariamente un cinema salvato dai ragazzini: l’animazione è amata anche dagli adulti, sia con titoli ad hoc (dallo «scandaloso» «Fritz il gatto» di Ralph Bakshi, annata 1973, all’israeliano «Valzer con Bashir», 2008) sia con opere fruibili a ogni età (tutti i Pixar). Di certo si tratta di una porzione sempre più importante nell’industria: in un secolo di produzione animata il libro assegna agli ultimi cinquant’anni, e non certo per miopia analitica, ben 78 titoli, oltre tre quarti del totale.

Altre scelte del volume risultano ugualmente obbligate. La Disney/Pixar, per esempio, occupa da sola giustamente un terzo delle schede. D’altra parte, ogni silloge che si rispetti è opinabile, e in un equilibrio che alterna sapientemente opere americane, italiane, giapponesi e francesi «Animazione in cento film» ha scelto di depennare titoli che altri considererebbero irrinunciabili (il primo «Cars», poniamo, o «West and Soda» del nostro Bozzetto) riesumando piuttosto, con onesta abnegazione divulgativa, titoli notevoli più per la loro funzione storica che per la qualità (come «Taron e la pentola magica», definito «il punto più basso toccato dalla Disney nella sua storia» ma proprio per questo tappa decisiva in vista dei successivi rinnovamenti).

I tre autori si sono in passato occupati spesso di animazione: Marco Bellano, professore di musica a Padova, si è dedicato soprattutto allo Studio Ghibli (la factory di Miyazaki), Giovanni Ricci ha scritto sull’argomento sulla rivista «Cabiria», e Marco Vanelli, che di «Cabiria» è direttore, si è in passato concentrato sull’opera di Disney. Impossibile però capire chi abbia scritto cosa; i tre hanno concordato di evitare firme e sigle per potersi rileggere e correggere a vicenda. E hanno compattamente dedicato il volume a Winsor McCay, il Méliès americano che in piena epoca del muto animò per pochi minuti il dinosauro Gertie.