24 Gennaio 2013 | 13:12

Lincoln, Flight e gli altri: la guida di Sorrisi ai film del weekend

Dal nuovo film di Steven Spielberg ambientato durante la Guerra Civile al ritorno di Zemeckis con Denzel Washington fino all'esordio alla regia di Dustin Hoffman: la guida di Sorrisi ai nuovi film del weekend

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Lincoln, Flight e gli altri: la guida di Sorrisi ai film del weekend

Dal nuovo film di Steven Spielberg ambientato durante la Guerra Civile al ritorno di Zemeckis con Denzel Washington fino all'esordio alla regia di Dustin Hoffman: la guida di Sorrisi ai nuovi film del weekend

Foto: Sally Field

24 Gennaio 2013 | 13:12 di

«Lincoln» di Steven Spielberg

A 66 anni il grande regista americano è ancora capace di stupire. E di cambiare. Lasciando da parte le colonne portanti di molti suoi film, e cioè le grandi scene d’azione e gli stupefacenti effetti speciali. Qui non ce ne sono. Perché «Lincoln» è un piccolo film filosofico, e politico, prima ancora che storico. Quieto e pacato come il suo eroe e tutto fatto di pensiero e di dialoghi. A sostenerlo c’è la grande prova d’attore di Daniel Day-Lewis (giustamente dato favorito per l’Oscar), che dà vita a un presidente umano e, soprattutto, tormentato. Proporre prestigiosi incarichi in cambio di voti che cos’è? Non osiamo certo accostare la parola corruzione al grande nome di Lincoln, perciò… ai lettori l’ardua sentenza. Ma è questo che (nel racconto di Spielberg) avrebbe fatto il più grande presidente nella storia degli Stati Uniti. Per ottenere, sia ben chiaro, uno scopo altrettanto grande: l’abolizione definitiva della schiavitù. È proprio nel coraggio con cui tira giù Lincoln dal piedistallo della storia per presentarci un uomo che cerca semplicemente di fare del suo meglio, il pregio maggiore del film. E la sua attualità. Perché Spielberg ha firmato un’opera che ruota attorno a interrogativi eterni e quindi moderni: fino a che punto si possono forzare le regole per ottenere un giusto scopo? Gli uomini sono al servizio delle regole o le regole a quello degli uomini? Il film racconta anche, come pochi altri hanno fatto, la bellezza e l’orrore della politica, dove i grandi ideali si piegano ogni giorno ai compromessi e diventano per questo ancora più nobili. Ah, se le elezioni che attendono tra poco l’Italia fossero altrettanto interessanti, ci sarebbe di che entusiasmarsi.

(Paolo Fiorelli)

«Flight» di Robert Zemeckis

Un film pieno di sorprese. Comincia come una pellicola di Abel Ferrara, con i protagonisti abbrutiti da vodka e droghe, prosegue come un thriller catastrofico (con uno strabiliante atterraggio d’emergenza), si sviluppa nel racconto doloroso di una dipendenza dall’alcool e chiude come un film processuale. L’idea di un pilota di linea che guida aerei imbottito di birra e cocaina è certo originale. E Denzel Washington (candidato all’Oscar) non risparmia svenimenti e chili superflui per drammatizzare il personaggio. Stupisce fra l’altro che alla regia ci sia Robert Zemeckis, da tempo dedito agli esperimenti d’animazione (il suo ultimo film con attori reali era «Cast Away» del 2000). «Flight» è sorprendente, ben girato, con un’attrice emozionante (l’inglese Kelly Reilly) e una colonna sonora doc (Rolling Stones, Joe Cocker, Jeff Beck). Ma se l’intenzione era di condannare droghe e abusi, il fascino del pilota ubriacone e gli intermezzi comici del pusher John Goodman non quadrano. Se voleva essere una semplice storia di personaggi pittoreschi, si prende troppo sul serio. Comunque va sconsigliato a chi ha paura dell’aereo…

(Alberto Anile)

«Pazze di me» di Fausto Brizzi

Assediato da una famiglia tutta al femminile (sei donne, dalla nonna alla badante) Andrea cerca di salvare il rapporto con la nuova fidanzata fingendosi orfano. Dopo le due «Notti prima degli esami», i film corali («Ex», «Maschi contro femmine» e viceversa) e in 3D («Com’è bello far l’amore»), Fausto Brizzi offre al «solito idiota» Francesco Mandelli il ruolo da protagonista, costruendogli addosso una commedia di ovvi equivoci e adorabili isterie. Come nel classico «Totò e le donne», l’antagonista non è una ma tante, e tutte appartenenti all’altra metà del cielo: Lucia Poli fa la nonna svampita e Paola Minaccioni la badante invadente, ma il fiore all’occhiello è mamma Loretta Goggi, che ha sempre fatto troppo poco cinema. Nel cast maschile fanno capolino Gioele Dix, Flavio Insinna, Maurizio Micheli e Luca Argentero.

(A. An.)


«In darkness» di Agnieszka Holland

Polonia, 1943. Alla vigilia del rastrellamento del ghetto, un gruppo di ebrei cerca riparo dentro le fogne della città di Lvov. Li aiuta, dietro pagamento, un operaio di pochi scrupoli con famiglia a carico. Col montare dei sospetti di un alto ufficiale ucraino,
i pericoli aumentano e l’operaio comincia a prendere coscienza della follia nazista. Uno «Schindler’s List» ambientato nel sottosuolo, coprodotto da Germania, Polonia e Canada. Dalla regista di «Il giardino segreto».

 (A. An.)


«Quartet» di Dustin Hoffman

Gli arzilli ospiti di una casa di riposo per musicisti organizzano un concerto in onore di Verdi. Ma la diva (Maggie Smith, 78, a destra) non ci sta. Curioso debutto alla regia di Dustin Hoffman, tra senilità e arie d’opera, con autentiche star della lirica.

«Fukushame» di Alessandro Tesei

Nel marzo 2011 uno tsunami danneggiò la centrale nucleare di Fukushima in Giappone. Un videoreporter italiano entra nella zona proibita per far luce su alcuni interrogativi. Cosa avvenne davvero in quei giorni? Ed esiste un «nucleare pulito»?