20 Giugno 2011 | 00:54

Luca Argentero, due anni dopo il film con Julia Roberts, dice la sua sul cinema Usa: «Manca un po’ di contatto umano»

Nel 2010 il film «Mangia prega ama», tratto dal bestseller di Elizabeth Gilbert e girato in parte a Roma, ha segnato il debutto di Luca Argentero nel cinema americano. Oggi, quasi due anni dopo la fine delle riprese, il giovane attore torinese rivela sensazioni e rimpianti relativi al suo battesimo nello showbiz Usa...

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Luca Argentero, due anni dopo il film con Julia Roberts, dice la sua sul cinema Usa: «Manca un po’ di contatto umano»

Nel 2010 il film «Mangia prega ama», tratto dal bestseller di Elizabeth Gilbert e girato in parte a Roma, ha segnato il debutto di Luca Argentero nel cinema americano. Oggi, quasi due anni dopo la fine delle riprese, il giovane attore torinese rivela sensazioni e rimpianti relativi al suo battesimo nello showbiz Usa...

20 Giugno 2011 | 00:54 di

Luca Argentero (foto Kikapress) (clicca per sfogliare la Fotogallery)

Nel 2010 il film «Mangia prega ama», tratto dal bestseller di Elizabeth Gilbert e girato in parte a Roma, ha segnato il debutto di Luca Argentero nel cinema americano. Oggi, quasi due anni dopo la fine delle riprese, il giovane attore torinese rivela sensazioni e rimpianti relativi al suo battesimo nello showbiz Usa. E lo fa con schiettezza in un nuovo post, «Do You Spik Inglisc?», pubblicato venerdì sera sul suo blog.

Argentero inizia definendo «straordinaria» l’esperienza sul set di «Mangia prega ama»: «Mi sono trovato, da un giorno all’altro, seduto ad un tavolino, a recitare una scena con Julia Roberts. Incredibile. Se ci fosse stata una telecamera fissa sulla mia faccia avrebbe sicuramente intercettato alcuni momenti, tra un ciak e l’altro, in cui compariva uno strano sorrisetto. Era l’espressione di un ragazzo che si chiede: “Ma come è possibile….?».

Poco dopo, però, Luca esprime le proprie riserve sulla straordinaria ed efficientissima macchina organizzativa che regola una produzione hollywoodiana: «Immaginate un piramide, nella quale si può comunicare solo tra settori confinanti…manca un po’ di cuore, un po’ di sana convivialità, manca il prendersi un caffè con un amico macchinista e commentare la partita della sera prima, manca un po’ di creativa improvvisazione per risolvere un guaio che apparentemente può decretare il naufragio della giornata di riprese, manca un po’ di contatto umano…».

Argentero, che ha appena finito di girare il sequel di «Lezioni di cioccolato», prosegue criticando il modo in cui il film, che ha incassato nel mondo 206 milioni di dollari, descrive gli italiani: «Una serie infinita di stereotipi sul nostro “dolce far niente” all’italiana (io ne conosco davvero pochi che si possono permettere il lusso di non far niente), senza risparmiare cliché per tutte le tappe del lungo viaggio della protagonista…».

Alla fine del post trova spazio una forte critica alla pratica del doppiaggio: «Ma vi darebbe davvero così fastidio andare al cinema a vedere un film sottotitolato? Io, a volte, divento pazzo per il motivo opposto…» scrive Argentero. «Nella versione italiana diciamo, in italiano, cose completamente diverse dalla versione originale del film. Ma la tua faccia stava dicendo una cosa precisa, è difficile che si possa abbinare un’espressione ad un nuovo dialogo….vi lascio immaginare il casino…».