21 Ottobre 2016 | 17:40

«7 minuti» di Michele Placido alla Festa di Roma

Michele Placido racconta la difficile decisione di un gruppo di operaie, con un'esordiente speciale: Fiorella Mannoia. Alla Festa di Roma anche «The Space Between», il primo film italo-australiano

 di Alberto Anile

«7 minuti» di Michele Placido alla Festa di Roma

Michele Placido racconta la difficile decisione di un gruppo di operaie, con un'esordiente speciale: Fiorella Mannoia. Alla Festa di Roma anche «The Space Between», il primo film italo-australiano

Foto: Fiorella Mannoia in «7 minuti»  - Credit: © Festa del Cinema di Roma

21 Ottobre 2016 | 17:40 di Alberto Anile

Festa del Cinema alle battute finali. Oggi tocca a «7 minuti» di Michele Placido, un teso dramma di origine teatrale, ma ispirato a fatti realmente accaduti in Francia, ambientato dentro una fabbrica tessile in cui undici operaie (in rappresentanza delle 300) sono riunite per prendere una decisione. La fabbrica è stata acquistata da un nuovo soggetto, e tutte temono cambiamenti in peggio, fino alla perdita del posto di lavoro. La controparte chiede solo una cosa, la riduzione della pausa da 15 a 8 minuti, e le donne tirano un sospiro di sollievo: che saranno mai 7 minuti?

Ma le cose potrebbero non essere così semplici: quella richiesta apparentemente accoglibile, fa notare una delle più anziane, potrebbe essere solo un primo passo per saggiare il terreno, un tentativo di capire se e quanto le dipendenti siano spaventate e disposte a dir sì. Accogliere quella richiesta potrebbe equivalere ad aprire una strada verso altre, molto più dolorose rinunce. La discussione andrà avanti per il resto del film, con un finale che non sveliamo.

Al di là del tema importante e purtroppo attuale, il film mette insieme un nutrito gruppo di attrici, di diversa provenienza, da Cristiana Capotondi ad Ambra Angiolini, da Violante Placido a Maria Nazionale, dalla decana Ottavia Piccolo alla sorpresa Fiorella Mannoia, esordiente ma con un lontano passato di controfigura cinematografica. Al cinema dal 3 novembre.

Foto: Isabella Ragonese (a sinistra) in «Sole, cuore, amore» - Credit: © Festa del Cinema di Roma / Emanuela Scarpa

Era uno dei due film italiani più attesi: l’altro, «Sole cuore, amore» di Stefano Vicari, protagonista Isabella Ragonese, è passato i primi giorni del festival e ha colpito per la volontà del regista (lo stesso dell’energico «Diaz») di cercare di raccontare la vita «normale» di una barista romana, mettendo in luce i sacrifici e gli eroismi quotidiani di figure che ci passano accanto ogni giorno ma di cui non ci accorgiamo. Una vita dolorosissima, e insieme spettacolare, che spiega meglio di molti libelli e statistiche chi siano oggi le prime vittime della crisi economica.

E' interessante notare, al di là degli esiti artistici dei due film, che lo sguardo italiano stia tornando a indagare il presente, a mettere l’occhio e il cuore sui problemi reali del nostro paese, riscoprendo una passione civile che è stata una delle cose che hanno fatto grande il cinema italiano del passato.

Foto: Maeve Dermody e Flavio Parenti in «The Space Between»

Tra le sorprese, spigolate qua e là lungo la Festa, merita ricordare anche «The Space Between», una tenera commedia sentimentale su una giovane australiana (Maeve Dermody) che trova lavoro a Udine e un giovane italiano (Flavio Parenti) che accetta di andare a lavorare a Melbourne: uno scambio di vite e di paesi che viene agevolato dall’amore tra i due, incontratisi per caso in una libreria. Diretto da Ruth Borgobello, esordiente australiana con pezzi di dna italiano, e interpretato fra gli altri da Lino Guanciale, il film è la prima coproduzione ufficiale mai realizzata tra Italia e Australia, sulla base di un trattato siglato nell’ormai lontano 1996. Organizzata in uno dei cinema romani che hanno fiancheggiato in questi giorni le proiezioni all’Auditorium, l’anteprima è stata affollata di cinefili, gente comune e diplomatici australiani, tutti molto felici dell’iniziativa e speranzosi in un nuovo capitolo dell’amicizia austro-italiana.

Le uniche deluse erano un gruppo di ragazze armate di telefonini, speranzose fino all’ultimo di farsi fotografare con Lino Guanciale, purtroppo impegnato altrove.